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SOLUZIONE CRISI LAVORO IN ITALIA: ASSOLUTA MANCANZA DI IDEE

lavoroAG.RF.(Claudio Peretti).24.12.2014

“riverflash” – Siamo alla fine dell’anno: oggi in azienda ci siamo fatti gli auguri per il Natale e per il nuovo anno e, perché no, abbiamo anche fatto una sintesi dei problemi dell’anno passato. Fra tutti i problemi inerenti le difficoltà in cui le aziende italiane devono operare, non ultima quella della Banca d’Italia, che ha ordinato a tutte le banche Italiane di non versare sui conti delle aziende i soldi dei pagamenti provenienti dalla Russia (un po’ come un embargo al contrario, per cui, invece di penalizzare la Russia, si penalizza l’Italia…), esiste ora quello della volontà dell’imprenditore di trasferire l’azienda all’estero. Già, con tutti i problemi di burocrazia, di tutela dell’ambiente, di tutela dei lavoratori, delle tasse sulle imprese, dei rapporti sindacali, chi glie lo fa fare di restare in Italia? E penso anche che ci siano tantissimi altri imprenditori in Italia che non vedono l’ora di spostarsi all’estero. Gli operai hanno il massimo delle tutele, gli imprenditori solo le grane, per cui, appena possono, scappano via. E allora ci si deve domandare se serve ancora il sindacato, a cosa serve oggi un contratto nazionale unico dei lavoratori? Le partite IVA stanno aumentando, gli iscritti al sindacato stanno diminuendo, perché quindi non prendere il toro per le corna e trasformate tutti i contratti di lavoro in partite IVA? Cosa significa oggi essere un lavoratore dipendente? Vale ancora la pena, per chi sa fare un mestiere, essere rappresentato dal sindacato per la trattativa con il datore di lavoro? Capisco che quando il sindacato è nato, a metà del secolo scorso, la metà degli operai era analfabeta, per cui era utile per loro farsi rappresentare dal sindacato per le trattativa con gli impresari. Ma oggi, nei tempi in cui un “lavoratore” ha per lo meno la terza media, se non è anche diplomato o laureato, che senso ha per lui farsi rappresentare dal sindacato? Forse che non è capace di negoziarsi il contratto che più gli aggrada, anche in funzione delle necessità sue e del datore di lavoro del momento? Che senso ha un contratto unico in una nazione in cui i costi per sopravvivere in una cittadina come Capua sono la metà di quelli di Roma? Avere la partita IVA vorrebbe dire per il lavoratore potersi scaricare tutte le spese inerenti la produzione del reddito, come la benzina, l’auto (se gli serve per andare a lavorare), gli strumenti di lavoro e, perché no, qualche vestito, se lo consuma per il lavoro. Purtroppo oggi non si sente nessun politico parlare di una simile soluzione, chissà perché… Ma come non capirne il motivo: il sindacato perderebbe di colpo tutto il suo potere e oggi, guarda caso, questo potere è grande, grandissimo. Un po’ come il potere che ha acquisito un grande esercito perché in passato ha dovuto combattere e vincere un potente nemico. Poi, dopo che ha stravinto, il nemico è scomparso e l’esercito fa di tutto per mantenere il potere acquisito, per mantenersi in piedi, anche se la minaccia non c’è più. Ma, guarda caso, se non c’è più il nemico, l’esercito no serve più ed il popolo che lo deve mantenere fa di tutto per scrollarselo di dosso, per eliminare le spese per il suo mantenimento. Bene, col sindacato siamo oggi in una situazione simile: vista la mancanza di lavoro, la scolarizzazione dei lavoratori, che possono negoziare ognuno il proprio contratto,  e la fuga degli imprenditori all’estero, il sindacato non serve più ed è venuto il tempo di scrollarselo di dosso. D’altronde, per risolvere il problema della crisi italiana, servono soluzioni non convenzionali, nel senso che le vecchie cose (convenzioni) cui siamo stati abituati fino ad oggi sono finite, tramontate. Come direbbe un ingegnere o un biologo, sono cambiate le condizioni al contorno, è cambiato l’ambiente socio-economico in cui viviamo: se continuiamo ad impiegare le vecchie equazioni ed i vecchi paradigmi, facciamo solo guai, continuiamo a peggiorare la situazione. (poveri sindacalisti: per questo tuonano tanto contro le partite IVA!)

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