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SILVANO TOTI GLOBE THEATRE SI PREPARA AD ACCOGLIERE L’ENRICO V ADATTATO E CURATO DA DANIELE PECCI: DAL 21 LUGLIO AL 6 AGOSTO

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AG.RF.(redazione).15.07.2017

“riverflash” – Dopo l’ottimo avvio di stagione con la sorprendente commedia Troppu Trafficu ppi nenti e il grande successo dell’Edmund Kean di Gigi Proietti, il Silvano Toti Globe Theatre si prepara ad accogliere sul proprio palcoscenico l’adattamento dell’ENRICO V curato da Daniele Pecci. Da venerdì 21 luglio fino al 6 agosto, alle ore 21,15,  (con le eccezioni del 24 e del 31 luglio) lo spettacolo diretto e interpretato dallo stesso Pecci porterà in scena le vicende del sovrano inglese e della sua rivendicazione del regno francese ai danni di Carlo VI. Il fascino di questo testo, sinora mai rappresentato sul palco del teatro di Villa Borghese, risiede proprio nel legame naturale con la prestigiosa struttura ovale del Globe originario. L’Enrico V è estremamente connesso con la forma del teatro, forse più di ogni altro testo shakespeariano, e l’adattamento presentato in questa stagione evidenzia in maniera particolare l’inscindibile complementarietà tra la componente scenica e il testo rappresentato.

Lunedì 24 luglio e lunedì 31 luglio andrà in scena lo spettacolo diretto da Francesco Sala e interpretato da Pamela Villoresi IL CANTO DI SHAKESPEARE, un viaggio nel mondo del bardo con il contributo di musiche e canzoni da lui utilizzate all’interno delle sue opere.

La stagione 2017 del Silvano Toti Globe Theatre –  unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti – è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale con la produzione di Politeama srl e l’organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura.  Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar.

NOTE DI REGIA

Più che in ogni altro dramma storico, e tutto sommato al pari di molti dei più famosi testi shakespeariani che nel grande racconto della vicenda umana e del mondo finiscono per parlare del ‘palcoscenico’, Enrico V è forse il più emblematico. Questo è infatti, il testo celebrativo del Globe per antonomasia. In esso coesistono, prima di tutto, come nella migliore tradizione del dramma storico (vedi soprattutto le due parti dell’Enrico IV) elementi epici; nella narrazione esaltante e magniloquente  delle vicende della conquista della Francia da parte di un esiguo manipolo di fratelli, e dall’altra il racconto e il linguaggio cosiddetto ‘basso’ della commedia quasi farsesca, per i personaggi della combriccola di Falstaff, e addirittura elementi squisitamente eufuistici, come nel corteggiamento della bella Caterina di Francia nella parte finale del dramma, che ci ricorda i migliori momenti di ‘Molto rumore per nulla’ e soprattutto del magnifico ‘Pene d’amor perdute’. L’elemento nuovo e aggiuntivo però, in un’offerta già così ricca, è rappresentato dal personaggio del Coro, o meglio dall’uso che Shakespeare fa di quest’ultimo. Se da un lato ci accompagna nella narrazione spiegando o commentando le varie scene del dramma, con le parole più belle e più famose ‘Oh, possedere una musa di fuoco che si elevasse al più fulgido cielo dell’immaginazione…’, dall’altro esso ha una funzione quasi illustrativa, pedagogica, esplicativa del teatro e del suo senso più profondo. Una lezione, questa di Shakespeare, e in questo caso fortemente poetica, che si affianca senza nessuna tema di confronto alle grandi ‘lezioni teatrali’ che il Bardo ci ha trasmesso attraverso alcuni dei suoi personaggi più famosi, a cominciare da Amleto nella sua celeberrima ‘lezione agli attori’.

Enrico V è un testo poco rappresentato, nonostante solletichi l’appetito di molti i primi attori grazie all’innegabile fascino del suo protagonista. Personalmente ritengo che sia a causa dell’istintivo legame che questo testo ha col teatro Globe. Sappiamo bene infatti che Shakespeare pensò la quasi totalità delle sue opere per il Globe o per teatri pubblici che ne avevano grosso modo le stesse fattezze. Nell’Enrico V questo legame si fa esplicito con la famosa battuta del coro “…possiamo forse far entrare in questa ‘O’ di legno anche i soli elmi, che quel giorno, atterrirono l’aria di Azincourt?” al punto che Lawrence Olivier stesso ambientò emblematicamente l’inizio e la fine del suo film colossal proprio all’interno del Globe. Lo spettacolo vorrebbe avvalersi prima di tutto di una traduzione agile e scorrevole che io stesso sto curando, della presenza di un nutrito cast di attori, di costumi d’epoca, e qualche elemento scenico…il resto dovrà essere un’invenzione; così come il teatro semplice vuole.

Daniele Pecci

 

 

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