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ROMA: “MAFIA CAPITALE”, IN MANETTE CARMINATI, MANCINI E PANZIRONI. INDAGATO ALEMANNO

mafia capitaledi Andrea Pranovi (AG.RF. 03.12.2014) (ore 00,54) (riverflash) – Trentasette arrestati, di cui otto ai domiciliari, e sequestri di beni per 200 milioni di euro: è questo il bilancio della maxi-operazione “Mondo di mezzo”, coordinata dai pubblici ministeri Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, riguardante la presunta assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e da aziende municipalizzate con interessi anche nella gestione dei rifiuti e dei centri di accoglienza per stranieri.

Tra i reati contestati figurano l’associazione di tipo mafioso, la corruzione, l’estorsione, l’usura, la turbativa d’asta, il riciclaggio, il trasferimento fraudolento di valori e le false fatturazioni. Al termine della maxi-operazione Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma, ha affermato che “con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma. Nella capitale non c’è un’unica organizzazione mafiosa a controllare la città ma ce ne sono diverse. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato ‘Mafia Capitale’, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso”.

Come riportato dal sito Repubblica.it, secondo gli investigatori, Massimo Carminati, uno degli arrestati, “impartiva le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti”.

Daniele Bianchessi, nel libro Un attimo… venti anni, racconta come “pur partecipando solo marginalmente a scontri e sparatorie della miniguerra che ha insanguinato la Capitale intorno al 1977 fra estremisti di destra e di sinistra, Carminati gode di grandissimo prestigio. Probabilmente perché è la persona dell’ambiente di destra maggiormente legata già allora alla malavita romana, alla nascente Banda della Magliana”. Carminati è stato assolto nei processi per la strage alla stazione di Bologna e per l’omicidio Pecorelli.

In manette anche Riccardo Mancini, ex amministratore delegato dell’Ente Eur e già sotto inchiesta per una presunta tangente legata ai filobus romani, e Franco Panzironi, ex presidente dell’Ama dopo aver guidato l’Unire (Ente nazionale per la tutela delle razze equine). Tra gli arrestati, inoltre, compare il nome di Luca Odevaine, capo di gabinetto ai tempi della giunta comunale di Walter Veltroni.

Risulta indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, “ma la sua posizione è ancora da vagliare”, come ha precisato Pignatone. L’ex primo cittadino, la cui abitazione è stata perquisita, ha commentato: “chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti”.

Tra gli oltre cento indagati dalla Procura di Roma anche Antonio Lucarelli, ex capo della segreteria di Alemanno, i consiglieri regionali Eugenio Patanè (Pd) e Luca Gramazio (Pdl), l’assessore alla Casa di Roma Capitale Daniele Ozzimo e il presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti. Sia Ozzimo che Coratti hanno rassegnato le dimissioni dai propri incarichi, entrambi dichiarandosi totalmente estranei a quanto emerso dalle indagini. Nella lista c’è poi Italo Walter Politano, da novembre 2013 responsabile della Direzione Trasparenza a Roma.

Il pm della Direzione antimafia di Roma Michele Prestipino, in base a quanto riferito dal sito Repubblica.it, ha parlato di un “patto corruttivo-collusivo”, spiegando che “in cambio di appalti a imprese amiche venivano pagate tangenti fino a 15 mila euro al mese per anni. Ma anche centinaia di migliaia di euro in un solo colpo, fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana”.

Il sito Corriere.it riporta una parte dell’ordinanza firmata dal giudice Flavia Costantini, in cui si legge che «allo stato dell’indagine può essere affermato con certezza che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno e il suo entourage politico e amministrativo da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati dall’altro. Dinamiche relazionali che avevano a oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders».

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