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RASSEGNA STAMPA – De Girolamo: «Non sono indagata». E la dignità morale?

di Giuseppe Licinio  (AG.RF  14.01.2014 ore 15.00)

(riverflash)

Sommario

La pubblicazione delle motivazioni della bocciatura del Porcellum domina le aperture dei quotidiani. Commenti su tutti i quotidiani (segnaliamo quello come sempre esaustivo e chiaro del prof. Ainis sul Corriere).

Addio rimpasto. Dato fino a ieri per scontato, con tanto di toto-rimpasto presente su tutti i quotidiani, oggi la questione si è ridimensionata.

Nasce un nuovo asse fino a poco tempo fa imprevedibile: quello fra Giorgio Napolitano e Matteo Renzi (lo notano, fra gli altri, Corriere e Europa).

Caso De Girolamo. La situazione del ministro non è migliorata. A mantenere alta l’attenzione sul caso, più addirittura del Fatto Quotidiano, è Repubblica (oltre alla cronaca e alle interviste, anche con un intervento molto critico del prof. Pace nella pagina dei commenti).

Anche la notizia della nomina di Giovanni Toti, fino a ieri data per certa, a coordinatore unico di Forza Italia, oggi viene smentita dai quotidiani.

Nel M5S, grandi polemiche per il fatto di aver delegato al popolo del web (in realtà solo gli iscritti) la decisione se votare a favore o meno dell’abolizione del reato di clandestinità. Pochi voti ma la decisione è stata favorevole sconfessando cosi la posizione ufficiale di Grillo e Casaleggio. Molte considerazioni fra cui l’editoriale di Norma Rangeri sul Manifesto e l’Unità che gli dedica addirittura il titolo di apertura.

Approfondimento

Sentenza della Consulta. Il prof. Michele Ainis sul Corriere spiega le implicazioni politiche che ne derivano e in particolare che il Parlamento è legittimo e che non c’è nessun vuoto normativo per quanto riguarda la legge elettorale giacché, tolte le parti bocciate dalla Corte, la parte residuale della legge rimane in vigore. Il Foglio esplicita ciò che dall’articolo di Ainis si può solo dedurre e cioè che la sentenza legittima tutte e tre le proposte avanzate da Renzi in tema di riforma elettorale. Francesco Bei su Repubblica fa notare come, l’apertura della Corte a diversi tipi di sistemi elettorali, abbia avuto come immediata conseguenza quella di indurre ciascun partito a difendere quello ritenuto a loro più favorevole.

Renzi e Napolitano. La riforma elettorale è stato l’argomento principale di cui hanno parlato Renzi e Napolitano al Quirinale, scrive Goffredo De Marchis su Repubblica. Il Presidente avrebbe anche spinto per un coinvolgimento maggiore del sindaco e dei suoi uomini nel governo ma il leader Pd teme i riflessi negativi dell’operazione (in sostanza la chiamata a correo di tutte le future cappellate del governo) togliendogli di fatto quella libertà di movimento che gli consente al momento di attaccare dove, come e quando dice lui. Di fatto, rimane il dato politico di una sintonia fra Renzi e Napolitano. Ne parlano Maria Teresa Meli sul Corriere e Stefano Menichini su Europa (che usa addirittura l’espressione «asse»). Il rapporto disteso fra i due ha non è naturalmente molto gradito al Fatto che oggi dedica a Renzi un ritratto non proprio benevolo («Da rottamatore a doroteo», di Fabrizio d’Esposito).

Spending review. Il Fatto, con Stefano Feltri, scrive della fine dell’idillio fra il premier e il commissario per la “spending review” Cottarelli. Il premier non avrebbe gradito l’intenzione di Cottarelli di iniziare a tagliare proprio da Palazzo Chigi.

Alfano. Sulla Stampa Amedeo La Mattina parla di un “mini” ritocco all’esecutivo e di un Alfano pronto alle «barricate». «Non siamo sovradimensionati» ha dichiarato lo stesso Alfano. Intervistato dall’Unità, dice di «fidarsi di Renzi». Sulle unioni civili, invece, «nessun pregiudizio: ho tanti amici omosessuali». Questa storia degli “amici omosessuali” sta diventando un alibi stucchevole, perché tutti i politici di centrodestra dicono di avere amici omosessuali ma ciò non ha favorito la promulgazione di una legge di tipo europeo.

Caso De Girolamo. Il Corriere e soprattutto Repubblica, vanno all’attacco. Si indaga sul «direttorio dei fedelissimi», capeggiato da Nunzia de Girolamo, a cui il direttore generale della ASL faceva riferimento e da cui prendeva ordini. Conchita Sannino su Repubblica scrive che l’indagine potrebbe avere sviluppi clamorosi poiché oggi verranno depositati al Tribunale del riesame centinaia di pagine di colloqui intercettati. La situazione del ministro non è semplice e non lo è nemmeno quella del marito, Francesco Boccia. «Nunzia sta ricevendo un linciaggio» la difende Boccia ma è proprio dal suo partito che arrivano, da tutte le correnti, le richieste di dimissioni. Repubblica dedica un’intera pagina a un commento del prof. Pace che affossa definitivamente il ministro. «È vero che il ministro non è al momento indagato, ma ciò non significa che non debba rispondere politicamente». Esiste anche una «dignità morale», afferma giustamente il professore, e per valutarla non è necessario attendere il terzo grado di giudizio previsto dall’ordinamento.

M5S. Gli iscritti al movimento sconfessano la linea del leader sul reato di clandestinità. Grillo e Casaleggio avrebbero voluto che i gruppi parlamentari si schierassero contro l’abolizione del reato ma la forte opposizione interna ha costretto i due a delegare tutto al web (ritornando all’idea originaria di democrazia del M5S). “Il web”, però, ha sconfessato il duo. Norma Rangeri sul Manifesto si chiede che cosa siano stati eletti a fare se poi quando si tratta di decidere devono rimettersi alla “rete”. Per la cronaca: su una base di aventi diritto di circa 80.000 votanti, 15.839 hanno votato per l’abrogazione e 9.093 per il no. In ogni caso si tratta di cifre lontane anni luce dai milioni di voti e di click dei mesi passati.

Forza Italia. La decisione di nominare Giovanni Toti coordinatore unico di Forza Italia ha scatenato la reazione dei notabili del partito poco disponibili a perdere il controllo del partito per darlo a un giornalista («Il Cavaliere non ci umili con quella nomina» è il titolo abbastanza esplicito dell’intervista a Raffaele Fitto sul Corriere). Il Giornale, con disinvoltura, fa retromarcia sulla notizia: «Berlusconi risolve il caso Toti: non sarà più coordinatore unico» è il titolo dell’articolo di oggi (esattamente il contrario del titolo del 9 gennaio: «Il Cavaliere ridisegna Forza Italia: Toti sarà coordinatore unico»).

Marò. Il ministro degli esteri, Emma Bonino, è nel mirino dei giornali di centrodestra. «Il fallimento del ministro è una ferita fon troppo dolorosa» titola il Secolo d’Italia dimenticando di citare la forte iniziativa del governo di costringere il tribunale indiano a formulare immediatamente i capi d’imputazione per i due militari.

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