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MARINO PRESENTA IL SUO LIBRO E SPARA A ZERO SUL PD TARGATO RENZI

marino-libro - marziano(***) – AG.RF 30.03.2016 (ore 16:30)

(riverflash) – “Se avessi seguito tutti i consigli del Partito Democratico mi avrebbero messo in cella d’isolamento”. Ignazio Marino spara su Renzi e il Partito della Nazione alla presentazione del libro «Un marziano a Roma», avvenuta nella sede della Stampa Estera. Una retrospettiva sui suoi 28 mesi di governo in Campidoglio. Marino insiste sul Partito della Nazione: “Abbiamo un governo di centrodestra, fatto con ministri come Alfano, la Lorenzin e prima Lupi, abbiamo l’appoggio di Verdini. Chi nel 2013 ha votato, voleva il centrosinistra. E così non è andata”.

Personalmente rimanemmo stupiti nel vedere Ignazio Marino brindare all’Eur, insieme a Matteo Renzi, con i palazzinari della città. Era una raccolta di fondi a sostegno del Premier e nel libro si legge: “Io avevo grandi aspettative su Renzi quando pronunciava parole in cui mi riconoscevo come la liberalizzazione rispetto a tante aziende che al comune non servono, o la scelta delle persone in base ai curricula e i risultati. O un’informazione radiotelevisiva che somigliasse alla Bbc. Siamo finiti invece in una situazione in cui il premier sceglie il direttore generale della Rai e i direttori delle reti. Se l’avesse fatto Berlusconi molti giornali si sarebbero ribellati”.

Il controllo dell’informazione, tanto caro a Licio Gelli, è un’arma molto utilizzata da Renzi, che, a differenza di Berlusconi, non ha RaiTre a fargli la guerra.

Ignazio Marino inizia così l’ultimo capitolo del suo libro: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare. In molti, sin dall’inizio del mio viaggio da marziano nelle politica romana, mi avevano avvertito che la destra di Gianni Alemanno e la sinistra del Partito Democratico governavano a braccetto e che la discontinuità con il passato avrebbe dovuto essere uno degli obiettivi principali del mio mandato. Ero ben consapevole delle presenza della criminalità a Roma, ma non mi aspettavo che fosse giunta sino alla scalinata di Sisto IV. Roma è in ritardo come uno di quei vecchi autobus scassati che la gente aspetta invano alla fermata, magari maledicendo il sindaco perché non passano. Non passa, quell’autobus, perché ogni volta che qualcuno prova a rimetterlo a posto e a farlo ripartire, in qualche modo riescono a fermarlo. È così da moltissimi anni”. L’ex-sindaco spara oggi sui palazzinari, ma non ha avuto il coraggio di mettersi di traverso per intralciare i piani politici di Renzi.

marino stampa esteraMarino questa mattina non ha sciolto la riserva sulla sua ricandidatura al Campidoglio, il libro non è stato scritto per mettere la propria candidatura sotto ai riflettori, come lui stesso ha dichiarato: “Questo volume non è un testamento né una vendetta. È un volume di analisi e di prospettiva. Lo definirei un gesto d’amore verso i romani e spiega i motivi per i quali Roma è in queste condizioni”. Debito pubblico, buche nelle stade, municipalizzate piene di dirigenti e con pochi operari sono solo la conseguenza della cattiva amministrazione capitolina, passando da Rutelli a Veltroni e Alemanno. A fornire spiegazioni sul «Come Funziona» è un Marino in vena di togliersi i sassi dalle scarpe: “Roma era in una situazione drammatica. Bisognava sganciarla dalle lobby, mentre il governo di Renzi ha preferito sedersi a tavola con le lobby. Ad esempio, è stato deciso a Palazzo Chigi dove fare il Villaggio Olimpico per i Giochi 2024 e nessuno in Campidoglio è stato consultato”. La zona di Tor Vergata, dove dovrebbe sorgere il Villaggio, è di proprietà di un consorzio di costruttori di cui il socio di maggioranza è Francesco Gaetano Caltagirone, da sempre vicino a Luca Cordero di Montezemolo, presidente del fallimentare Italia 90 di calcio. Fallimentare perché stadi di calcio allora costruiti sono da demolire, ma anche due stazioni ferroviarie fantasma al nord di Roma. Eppure Montezemolo è stato individuato per il progetto olimpico del 2024, affiancato da Giovanni Malagò, presidente del CONI, che quando non lo era coordinò il Mondiale di Nuoto del 2009, per cui vennero costruite piscine mai utilizzate, come quella di Valco San Paolo. Alla cena-raccolta fondi a favore di Renzi e del PD c’erano Montezemolo e Malagò, ma anche James Pallotta, presidente della AS Roma che vuole costruire un eco-mostro come lo stadio di Tor di Valle, Claudio Toti, l’uomo che ha retrocesso d’arbitrio il basket romano, e Sergio Scarpellini, palazzinaro che ha cementificato La Romanina. Il nuovo che avanza sono loro, roba da ridere.

Sugli scontri a lui contestati, Marino tira ancora in ballo Renzi: “Non ho mai utilizzato denaro pubblico a fini privati. Anzi ho utilizzato denaro privato per interesse pubblico. Sono assolutamente sereno, non ho dichiarato il falso. Quanto a Renzi, da presidente della Provincia di Firenze mi pare in un anno abbia speso in rappresentanza rispetto ai miei dodicimila euro circa seicentomila euro”. Poi un’altra annotazione maliziosa: “Mentre io li ho pubblicati immediatamente in rete, il comune di Firenze, né sotto il governo Renzi né sotto Nardella ha ritenuto giusto, democratico e trasparente pubblicare quegli scontrini. Ognuno ha la visione della democrazia con la quale culturalmente è cresciuto”. A Renzi non risparmia stoccate, Marino lo ritiene responsabile della sua defenestrazione dal Campidoglio e oggi si toglie i sassi dalle scarpe: “Credo sia l’unico caso dell’Europa a 28 uno Stato amministrato da un governo che non è passato attraverso un vaglio elettorale, che a Roma ha indicato un commissario straordinario al posto di un sindaco eletto da centinaia di migliaia di persone. Fu una lesione della democrazia, considerata con molta attenzione e preoccupazione dalle cancellerie di tutti i paesi stranieri”.

Marino riserva una stoccatina anche ai 5 Stelle: “In consiglio comunale volevo una forza di governo del M5S ma loro all’ultimo momento si tirarono indietro. Ora hanno una loro candidata, si vedrà”. Quando Marino contattò il M5S ancora non aveva preso le distanze da Matteo Renzi.

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