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La situazione assurda del prezzo del petrolio

petrolioDi Marco Sarli AG.RF .  02.09.2016 (ore 13:30)

River Flash – Per chi ha letto la puntata del Diario della crisi finanziaria che parla di cosa è davvero Goldman Sachs questa di oggi è un po’ inutile, in quanto in quel testo che mette insieme quattro puntate dedicate al potente ma ancor più preveggente colosso della finanza strutturata vi sono tutti gli elementi per capire perché, nonostante il vero e proprio crollo della domanda di petrolio evidenziata dal calo del 10 per cento circa registrato di recente in Italia, il prezzo del greggio, dopo una breve puntata al di sotto della soglia psicologica dei 40 dollari, si sia riportato rapidamente in vista della soglia altrettanto psicologica dei 50 dollari (parlo del WTI naturalmente, perché il Brent è ormai prossimo a quella soglia).

E’ divertente che, ogni volta che assistiamo a movimenti repentini del genere, gli analisti un po’ improvvisati, quelli competenti e con le mani in pasta ovviamente tacciono, si precipitano a parlare di vertici a due o a tre in corso per stabilizzare la produzione al fine di riavvicinare la domanda e l’offerta, ma è altrettanto evidente come a questi vertici non seguano mai decisioni o ancor meglio azioni decise e non è solo l’Iran che sta mandando gli impianti a tutta caldara, ma un po’ tutti i produttori stanno accelerando l’estrazione, per non parlare di quel Venezuela ridotto oramai letteralmente alla fame pur disponendo di riserve di grandissimo rilievo.

Cosa sta allora accadendo? Sta accadendo che il prezzo dei future sul petrolio è nelle mani delle banche più o meno globali, entità spesso di grandi o grandissime dimensioni ma che si accodano pedissequamente a quello che fanno i loro esperti e superpagati colleghi di Goldman Sachs che decidono quando, spesso al di là delle decisioni dei ministri del petrolio arabi od occidentali, il prezzo deve andare verso l’alto o verso il basso e il bello è che, essendo i primi ad imprimere la direzione, guadagnano in entrambi i casi!

Di fronte a uno scenario di questo tipo, tollerato e ampiamente accettato dai Governi di tutto il mondo, non posso non pensare a quando, alla borsa merci di Chicago, Raul Gardini, soprannominato in patria il pirata, fu crocifisso dall’organismo che vigila su quella borsa per avere comprato tutti i contratti futuri sulla soia e fu costretto a venderli realizzando una grande perdita e subendo un colpo che forse ha influito sulla sua tragica fine.

Nulla di tutto questo accade a Goldman e al sue sorelle che continuano imperturbate a influire sui prezzi del greggio e delle altre materie prime, per non parlare dei metalli preziosi, influendo così anche sulle condizioni di vita degli ignari abitanti del nostro pianeta.

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