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Intervista sul Buddismo di Nichiren Daishonin, un fenomeno diffuso

(riverflash) – Parliamo di una delle più antiche religioni al mondo, il Buddismo, affascinante filosofia di vita che riesce a portare i praticanti alla scoperta del ‘luogo’ piu’ puro ed incontaminato, fonte di forza, saggezza e compassione che e’ dentro ognuno di noi.  Il Buddismo è nato per rispondere all’esigenza di tutti gli esseri umani: come superare le sofferenze e vivere un’esistenza realizzata e soddisfacente. Oggi il buddismo è frammentato in varie scuole di pensiero, molto spesso in contraposizione una con l’altra, ci vogliamo soffermare su una in particolare in quanto è quella che riscuote maggior numero di pranticanti in occidente, e in tutto il mondo: il Buddismo mahayana,  forse l’unico esempio di buddismo che nel corso della storia ha saputo adattarsi e confrontarsi con la realtà in continuo mutamento, “tutto è impermanente” come ci suggerisce Manuela membro da alcuni anni della SGI (Soka Gakkai Italia), ne approfittiamo per farle alcune domande sulla pratica di  “NAM MYOHO RENGE KYO”. Ma prima vediamo un pò di storia. Il Buddismo nasce nell’India del 500 a.C. quando il principe Siddharta, dopo anni di ricerche e meditazioni, intuì finalmente la causa del problema degli essri umani: gli esseri umani soffrono perché la loro visione della realtà è falsata. Di conseguenza, le loro stesse azioni li portano inconsapevolmente verso l’infelicità. Si avventurano nel percorso dell’esistenza come chi si muove nell’oscurità armato solo di una piccola candela che rischiara a malapena ciò che lo circonda. Tutt’intorno un mondo di ombre, incertezze, paure, passi falsi, sofferenze. Ma l’essere umano ha la possibilità di illuminare il suo cammino. Ecco allora il termine Budda (“illuminato”, in sanscrito). Siddharta (chiamato anche Shakyamuni, cioè “il saggio degli Shakya”, dal nome del suo popòlo) insegnò la via per illuminare la propria esistenza e vivere in armonia con l’ambiente nell’arco di oltre 40 anni di predicazione. Giappone, 1253: in un paese dove ormai da tempo fiorivano innumerevoli correnti e scuole di pensiero buddista, Nichiren Daishonin – giovane monaco con una particolare vocazione per lo studio – visita i principali templi per comprenderne a fondo le varie dottrine. Dopo quindici anni di ricerca arriva a stabilire un nuovo tipo di pratica, basata sugli insegnamenti del Budda Shakyamuni e le successive interpretazioni date da grandi studiosi e filosofi indiani,” cinesi e giapponesi. Nichiren affermò che l’essenza di questa dottrina è contenuta nella frase Nam-myoho-renge-ky che è il titolo del ‘Sutra del Loto’ , uno degli ultimi insegnamenti di Siddharta.

 

Domanda: a chi si rivolge il buddismo?

Manuela: il Buddismo è rivolto a tutti, anche perchè ‘il Budda’ è già dentro di noi, anche se non lo sappiamo

Domanda: perchè usare la meditazione parlata o  ‘recitazione’?

Manuela: recitare Nam myoho renge kyo, la frase che viene recitata, ha il potere di arrivare a qualcosa di profondo e sconosciuto dentro di noi, irraggiungibile dall’io razionale. La recitazione di questa frase risveglia progressivamente la propria natura illuminata. Questo risveglio libera un’energia positiva interiore che consente di vedere la realtà – e quindi viverla e affrontarla – in un modo nuovo. Un cambio di prospettiva che porta benefici effetti concreti nella vita quotidiana, dentro e fuori di noi. Anche la psicanalisi parla di inconscio, una dimensione profonda e misteriosa dentro di noi. Potremmo anche definirla “anima”, senza alcuna implicazione religiosa del termine: un livello – come dice io psicanalista Carl G. Jung – dove parlare di estensione dello spazio e scorrere del tempo non ha senso. Una dimensione vastissima, che non si può etichettare con le parole, e dove si realizzano cose che riteniamo impossibili. Ma impossibili per chi? Per la nostra mente razionale, che lavora senza posa per classificare, definire, inquadrare, mettere limiti.

Domanda: Cosa significa Nam myoho renge kyo?

Manuela: Si pronuncia “Nam mioho renghe chiò”. Nichiren Daishonin asserì che questa è la Legge della vita, la formula essenziale che racchiude il ritmo dell’universo; la pulsante e misteriosa energia che è alla base di tutti i fenomeni. L’inafferrabile essenza della realtà. Recitare Nam-myoho-renge-kyo ci mette in comunicazione, in sintonia con tutto questo. Come un suono che fa vibrare una corda nasco-sta dentro di noi. Nam deriva dal sanscrito, il resto è cinese classico. Per una traduzione approfondita ci
vorrebbe un libro intero, perché ognuno dei sette caratteri che compongono questa frase ha un profondo significato filosofico. Qui ci basta accennare che a grandi linee significa: “Entrare in armonia con la Legge dell’Universo attraverso il suono”.

Domanda:  Chi è il Budda?

Manuela: tutti noi siamo Budda, quando utilizziamo la nostra parte ‘illuminata’, risvegliata. Ecco allora il termine Budda (“illuminato”, in sanscrito).

Domanda: Cos’è la Legge dell’universo?

Manuela: Noi siamo l’universo e l’universo è dentro di noi. Inafferrabile. Difficile capirlo con la mente razionale. Impossibile percepirlo con gli occhi. In effetti vediamo, o meglio, percepiamo solo una minima parte della realtà in cui siamo immersi. Per usare le parole dell’astrofisico Carl Sagan, uno dei più grandi divulgatori scientifici dei nostri tempi: «Noi viviamo la nostra vita quotidiana senza comprendere quasi nulla del mondo». Ciò che chiamiamo vita comprende l’infinito movimento di questa enorme estensione di spazio e tempo, con il suo ritmico ciclo di nascita e morte cui tutti siamo soggetti: esseri umani, alberi, stelle… Un movimento che è trasformazione, vibrazione continua. L’energia, la luce, il mare, i pensieri, le orbite dei pianeti: c’è un ritmo vitale alla base di tutto, musica, suono, armonia.

Domanda: che cos’è il Sutra del Loto?

Manuela: Il Sutra del Loto è uno degli ultimi insegnamenti di Siddharta. Myoho-renge-kyo è il titolo del Sutra del Loto nella sua versione cinese del 406 d.C., generalmente riconosciuta come la più completa e autorevole fra le tante traduzioni). In esso rivela l’esistenza di una forza vitale universale che genera, permea e regola tutti i fenomeni della vita. Ogni essere umano – egli dice – indipendentemente da razza, sesso, cultura o epoca in cui vive, possiede in sé questa condizione vitale illuminata (definità Buddità), così come in ognuno sono presenti altri stati vitali che si manifestano nelle varie forme dell’umana natura (collera, avidità, gioia, sofferenza e così via).

Domanda: che cos’e’ la ‘buddita’?

Manuela: risponderò con un brano tratto da ‘felicita’ in questo mondo’ testo per chi si approccia al buddismo di Nichiren Daishonin ”La ‘Buddità’ è la forza della vita che scorre in ogni essere umano, come un fiume sotterraneo, che rende fertile la terra in superficie. Far emergere questo stato d’animo significa riempirsi di felicità, sintonizzarsi con l’armonia della vita universale. E un’energia interiore che nutre le infinite potenzialità dell’individuo: le risveglia. E tutte le paure che incatenano l’esistenza svaniscono come rugiada al sole. Questa gioia è indistruttibile, perché assoluta e non relativa: non dipende cioè da fattori esterni, che possono venire a mancare in qualunque momento. Con una tale condizione interiore sono i problemi che diventano relativi, le difficoltà e le sofferenze sormontabili. La Buddità libera dalle paure e dalle illusioni, che sono le principali cause di sofferenza. Si è liberi perché non si ha niente da perdere, leggeri perché pieni di forza vitale e di speranza; puri perché finalmente se stessi. Felici perché si vede la realtà con occhi diversi.”

(Roberto Meloni –  AG RF 10/02/2013)

1 Commento »

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Una Risposta a “Intervista sul Buddismo di Nichiren Daishonin, un fenomeno diffuso”

  1. 1

    elisa dice:

    Buddha si scrive con la “h”. Così anche buddhismo. Le altre sono imitazioni

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