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SCUOLA: SCIOPERO DEI DOCENTI CONTRO LA RIFORMA GIANNINI

cae333543497211213a9e6095e30ba4c-U43060550223214U2D-U4308048462381813C-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443AG.RF.(MP).05.05.2015

“riverflash” – Questa mattina tutti in piazza.Va in onda infatti, lo sciopero della scuola, contro il disegno di legge, firmato dal ministro Giannini e così per la prima volta, i sindacati della scuola più rappresentativi, Flc-Cgil, Cis e Uil Scuola, Snals, Gilda e Cobas, a cui si sono aggiunti Unicobas, Cub scuola e Anief, i docenti universitari del Cipur (Coordinamento intersedi professori universitari di ruolo), l’Arcigay e gli studenti sia delle superiori che gli universitari, saranno tutti uniti contro la riforma e per l’immediata immissione in ruolo dei precari. La giornata di protesta è stata preceduta da un flash mob in varie piazze d’Italia, dove sono stati letti e quindi resi noti, gli articoli 3, 33, 34 e 97 della Costituzione. Il programma odierno dunque, prevede manifestazioni e comizi a Roma e Milano, punti di raccolta principali della proteste e in centinaia di Istituti le lezioni si fermeranno. Tutto ciò per dire no al disegno di legge “La buona Scuola”, che il governo ha portato in Parlamento nelle ultime settimane. E il ministro, Stefania Giannini, pur definendo lo sciopero “strumento di legittima manifestazione di dissenso, si è dichiarata perplessa, circa i motivi che l’hanno provocato: “Occorrerebbe che si entrasse nel merito, per valutare il contenuto di questa riforma; personalmente ritengo che si tratti solo di una strategia elettorale”. Il clima quindi, si presenta piuttosto “caldo”, tanto che la Giannini ha dovuto addirittura lasciare il palco dal quale stava parlando a Bologna, in occasione della Festa dell’Unità, per le forti contestazioni. Ma quali sono i motivi dello sciopero e quali i punti “critici” che hanno portato alla protesta? Innanzitutto il “potere” di chiamata dei docenti, affidato ai dirigenti scolastici, che potranno attingere all’Albo Territoriale: tale norma, andrebbe contro il dettato costituzionale che prevede la necessità di accedere agli incarichi pubblici tramite concorso e si verrebbe a creare così, grande disparità tra i vari istituti. Inoltre viene attribuito ai dirigenti, la possibilità di rispedire indietro l’insegnante dopo 3 anni, limitandone così, fortemente, l’autonomia. Tra le novità, anche la scomparsa del ruolo del Collegio Docenti e quindi viene criticata la centralità che verrebbe “delegata” al dirigente scolastico, mentre ai docenti resterebbe un ruolo di consulenza, senza possibilità di incidere direttamente sulle decisioni concernenti l’offerta didattica. Infine, secondo i sindacati, le assunzioni inferiori alle promesse, visto che ad entrare in ruolo, immessi negli Albi a disposizione dei dirigenti (che potranno decidere di chiamarli o meno), saranno “solo” 40mila insegnanti, rispetto ai 100mila promessi, senza contare migliaia di insegnanti che potrebbero trovarsi disoccupati, a partire da settembre. L’ultimo punto è quello degli sgravi per chi decide di iscrivere i figli alle scuole private paritarie.

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