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IBLEIDE, TERRA E LUCE, al Palazzo Reale di Palermo

 

Distanze-2012-olio-su-tela-franco polizzidi Sabrina Sciabica (AG. RF. 11.01.2016)

(riverflash) –  La mostra Ibleide, terra e luce, al Palazzo Reale di Palermo fino al 14 febbraio 2016, celebra i 35 anni del Gruppo di Scicli.

Intorno agli anni ottanta, dall’amicizia del siciliano Piero Guccione e del romano Franco Sarnari nacque un circolo culturale, poco pubblicizzato a livello nazionale, di 8 artisti uniti dall’amore per la terra sicula (Scicli è un comune in provincia di Ragusa) e da una condivisione di ideali, stili di vita ed esperienze artistiche.

Seppur schivi e riservati, furono immediatamente apprezzati da pubblico e critica. Del Gruppo parlò Renato Guttuso che “nel deserto della pittura italiana” riconobbe la “purezza d’intenti di un gruppo di artisti che operano nell’estrema periferia, lontani dal dinamismo delle metropoli, dalle Biennali d’arte, dalla velocità consumistica alla quale neppure l’opera d’arte riesce a sottrarsi.”

Le opere di Sonia Alvarez, Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Piero Guccione, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi, Franco Sarnari e Piero Zuccaro, raggruppate a Palazzo Reale, affrontano lo stesso argomento declinato in diversi soggetti: protagonista della mostra è la luce, rappresentata sempre all’interno della natura più amata, chiamata Ibleide.

I Monti Iblei sono un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia, compresa tra le province di Ragusa, Siracusa e Catania. E di questo pezzo di Sicilia, per molti luogo natio e per altri terra d’adozione, i pittori ricreano le ambientazioni, le sfumature, i colori, le emozioni.

celeste

C’è del realismo nel giallo paglierino delle campagne disegnate da Franco Polizzi (come in Distanze) ma c’è anche tanto mistero nella sensazione di sospensione che si avverte davanti ai magici celesti di Piero  Guccione (La lontananza del mare), dove non importa stabilire se cielo o mare poiché quello che conta è la percezione del non avere confini o limiti. Entrambe le opere, infatti, suscitano l’impulso di abbandonare il corpo per entrare spiritualmente nell’immagine e sciogliersi in quelle particelle di colore.

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Nel percorso ammiriamo anche sculture e, oltre ai numerosi paesaggi, un altro soggetto ben rappresentato è il corpo umano, anch’esso in una forma onirica e sfumata. Ad esempio nel sensuale trittico dal titolo Frammento di Franco Sarnari, in cui un dettaglio del busto femminile diventa fondamentale; leggero anche se enorme, delicato seppur erotico.

La mostra, curata da Elisa Mandarà e promossa dalla Fondazione Federico II, è un dialogo a più voci composto da oli, pastelli e sculture. Vi è un chiaro punto di partenza che è il riferimento alla terra sicula. Il viaggio visivo procede, quindi, con l’abbandono graduale del concreto fino alla rarefazione delle immagini, creando in queste opere un’atmosfera sospesa, al di fuori del tempo.

In essa si riconosce la rara e poetica maestria di questi artisti, un desiderio di infinito, uno stimolante anelito al sublime.

 

 

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