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THE YOUNG POPE, FINO AL QUARTO EPISODIO

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di Sabrina Sciabica (AG. RF. 01.11.2016)

(riverflash) – Cosa pensava di fare Sorrentino quando scriveva The Young Pope? Sicuramente obiettivo principale era prolungare il più possibile la curiosità del pubblico che avrebbe aspettato fino all’ultima puntata per capire il senso di questo inquieto e incoerente protagonista.

E sì, perché siamo giunti alla quarta delle dieci puntate che stanno andando in onda su Sky e ancora non abbiamo ben digerito un personaggio come questo papa (Jude Law), inizialmente cattivo e scostante, che dichiara di essere bello, ateo e che, solo a partire dal terzo/quarto episodio, mostra momenti di bontà.

C’è un tocco di giallo, poiché il pubblico non ha ancora scoperto se la scelta da parte del conclave, di un giovanissimo e inesperto papa piuttosto che del più anziano e saggio candidato, sia frutto dello Spirito Santo disceso miracolosamente sul clero riunito, oppure un magheggio che nasconde chissà quali alleanze tra personaggi corrotti e lungimiranti.

Attenzione,  però, perché il pubblico non ama le storie eccessivamente costruite e contraddittorie come questa e non si lascia sempre abbagliare dai discorsi filosofici che sono, certamente, bei pacchetti ma, ahimè sostanzialmente vuoti.

È vero che anche il papa è prima di tutto un uomo e il regista italiano più chiacchierato nel mondo ne intende sottolineare l’umanità e  la coscienza lacerata dal dubbio perenne. Ma è anche vero che per molti cattolici potrebbe risultare triste smitizzare fino a tal punto una figura di tale portata.

È vero che, negli ultimi anni, siamo rimasti profondamente delusi dagli scandali e dalle cattiverie commesse da un ceto sociale privilegiato, ma è anche vero che sottolineare i difetti di preti, vescovi e cardinali (qui i loro vizi vanno dal fumo all’alcolismo, con l’accenno alla pedofilia, e le parolacce sono nella quotidianità dei loro discorsi), risulta eccessivo se ciò avviene continuamente, come in questo caso.

Almeno fino al quarto episodio, ciò che risulta ovvio, è che Sorrentino la fede non sa neanche lontanamente cosa sia perché nei suoi personaggi non ne ha messo neanche un briciolo. Volutamente, o forse perché queste scene sono eccessivamente costruite e parlate…e la fede non si spiega, come un’ineffabile e irrazionale sensazione di lasciarsi andare alla grazia divina (anch’essa carente nel giovane papa)…e comunque speriamo di vederne un barlume entro la decima puntata!

Rimane, tuttavia, la grande regia di Sorrentino, che il suo primo lavoro lo sa fare magnificamente, aiutato dallo splendore di Roma e Venezia, immancabili nelle sue opere cinematografiche. L’ asso nella manica è la bellezza di piazza S.Pietro avvolta dall’umidità della notte, così grande da sembrare interminabile.

Altro valido motivo per seguire le puntate successive è l’apprezzatissima recitazione di Silvio Orlando, nella veste del Cardinal Voiello, uomo tanto astuto da essere considerato più  politico che uomo di fede; attore perfetto, in ogni sua espressione.

Questo è ciò che rende The Young Pope piacevole da vedere e che ci farà arrivare al decimo episodio, pur senza grosse aspettative perché stavolta la storia appare quanto mai irreale: nel bene o nel male, è certo che un papa e la sua segretaria non hanno il potere né la scelta di modificare il percorso e l’orientamento dello stato più piccolo e  più potente del mondo.

Restiamo in attesa.

 

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