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VISIONINMUSICA torna di slancio con il trio di Tommaso Perazzo e con il quintetto di Michelangelo Scandroglio

di Francesco Angellotti (AG.RF 19.11.2020)

(riverflash) – Significativa l’iniziativa lanciata da Visioninmusica, che ha organizzato una serie di appuntamenti musicali presso l’ Auditorium Gazzoli di Terni. In un momento in cui tutti ci piangiamo addosso e siamo sconvolti da una crisi che non si può capire; lo spirito che potrà portare ad una risoluzione viene dalla forza di reazione, essenziale per uscir dalla crisi..

   Non è con infantili “negazioni” che si supera una situazione che comporta drammi in tutto il Mondo, ma l’iniziativa per cambiare Valori è il punto su cui è necessario impegnarci.

   Con questo slancio l’ associazione Visioninmusica ha programmato diverse manifestazioni, attraverso le quali appare possibile dare nuove svolte al corso degli eventi, che sta scadendo in un drammatico avvilimento, che è la via ideale per abbrutirsi perdendo la partita.

   La prima serata in cui ascoltare musiche jazz, è stata tenuta da Artisti importanti, che hanno presentato un discorso personale dal valore molto innovativo. Infatti, da quando nacque ormai più di 1 secolo e 1\2 fa, molte son state le correnti ed i grandi interpreti che si sono imposti in tutto il Mondo; ed i giovani venuti a Terni seguono la scia.

   Ha iniziato un trio impostato da Tommaso Perazzo (nella foto), che ha suonato il pianoforte, accompagnato da Kimon Karoutzos bravissimo al contrabasso e Marcello Cardillo che ha fatto ascoltare la sua Napoli alle percussioni. I tre giovani, di estrazione profondamente diversa perché formati a Genova-Roma-Napoli, si sono incontrati ad Amsterdam, ove si trovavano presso il Conservatorio onde specializzarsi. Spesso a loro si è unito un bassista molto bravo, che non si è potuto muovere dagli United States suoi natali ove si trovava, per questioni logistiche note. Sono stati messi in musica  esperienze dell’autore che ha traversato momenti personali importanti, seguendo l’armonia che scopriva un profondo studio. Temi molto articolati, che dopo una lunga premessa in cui venivano introdotti ritmi importanti, trovava evidenza la sintesi “in movimento”, per rielaborare un finale, collegati allo svolgimento del tema d’esordio.

   I tre strumentisti hanno proposto una musica molto interessante, scritta da Tommaso Perazzo, partecipata con molta interpretazione da un bravissimo contrabassista, ed un percussionista attento perfezionista, che sapeva trasmettere il tempo delicato come quello travolgente.

   Tutte le composizioni son nate dall’intenzione dell’ autore di traslare i temi personali trascorsi come tappe esistenziali, e la loro soluzione è apparsa dolce ed avvincente.

   I tre giovani hanno trascinato tutto l’ Auditorium, che per quanto ha dovuto rispettare la limitazione degli ingressi, era pieno nei posti disponibili. Ed è un punto importante da notare

   Una breve pausa mi ha permesso di andare dagli Artisti per formulare “vivi complimenti”, ed indicare la testata on-line ove sarebbe apparso questo commento che leggete.

   Ma presto è salito sul palco un quintetto: Michelangelo Scandroglio al contrabasso si è unito con Alessandro Lanzoni che al pianoforte ha un po’ condotto tutto il gruppo in modo unito nel brillante ritmo, Nicola Caminiti al sassofono, Paolo Petrecca alla tromba, Mattia Galeotti alla batteria. Tutti originari e residenti a Firenze, città d’Arte ed eccelsa in musica; tranne  il trombettista che ha portato la sua origine Siciliana ad abitare in America; ma nel frattempo preferisce restare in Italia, e capirete perchè.

   La musica non era un’ elaborazione su cui si sviluppava un movimento, ma era molto impetuosa, pur con pezzi riflessivi più dolci e pacati. Tutti i componenti si sono esibiti in un a-solo, e senza far scala di valori che sarebbe molto difficile, son stati tutti bravi e trascinanti. Note euforiche anche se frutto di rifinito studio, in quanto non ci si è affidati all’ allegria “da festa”, ma i passaggi sono parsi tutti molto dettagliati ed indubbiamente entusiasmanti.

   Veramente una serata “giusta”, con cui esprimere che l’ atmosfera che si trova in Comunità non può morire: come forse potrebbe essere l’indirizzo verso il quale cercano di rinchiudere la Società, seduti dietro ad un computer, liberi di prendere in mano il cellulare per aver rapporti con tutti gli altri: da cui bisogna stare lontani, per non correre rischi.

      Complimenti ho potuto farli a tutti gli interpreti, che potranno trovar spinta nella loro Arte leggendo queste parole. Ma a tutt’ e due i gruppi credo che una domanda si possa fare: bellissima la loro interpretazione con cui hanno evidenziato le loro esperienze, onde offrire l’ attualità con le note: ma erano italiani; possibile che i testi avessero tutti il nome in inglese? Mi pare esagerato. Ma è l’unico dubbio sorto, perché l’esecuzione, impostata su studi molto diversi, è stata ottima.

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