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VIOLENZA SULLE DONNE, STORIE SENZA FINE

violenza_sulle_donne_NAG. RF. Stefania Catallo 02.10.2014 15:50 (Riverflash) – Parlare di violenza di genere oggi, alla luce dei troppo fatti di sangue, ha ancora senso? Non sono l’unica a porsi questa domanda, dal momento che i provvedimenti giudiziari,  e soprattutto la prevenzione intesa come cultura, non sono assolutamente sufficienti ad arginare il fenomeno.

A volte si ha la sensazione che questi crimini vengano considerati quasi un male minore, omicidi di poco conto scatenati dalla gelosia e dal possesso, insomma i vecchi “delitti d’onore”  riveduti e corretti. Se poi si pensa che questi ultimi prevedevano pene lievi o addirittura nessuna condanna, si comprende come mai l’iter giuridico  sia stato così lento e travagliato nello stabilire le norme e le pene adeguate.

Ancora oggi le donne vittime di violenze esitano nel denunciare i fatti; a volte quando si recano nei posti di polizia o dai carabinieri, le loro dichiarazioni vengono minimizzate a liti familiari per futili motivi, a incomprensioni tra la coppia che magari hanno scatenato una reazione un po’ troppo vivace, ed esse vengono invitate a ridimensionare le cose.

Ergo, non vengono prese sul serio.

Che sarà mai una litigata con un fidanzato geloso se non una dimostrazione del suo amore? Signora, è normale che suo marito sia nervoso dopo una giornata di lavoro, si metta nei suoi panni…e così via.

E se una donna non si sente ascoltata e protetta dalle forze dell’ordine, allora da chi deve andare? Dalle amiche? Dalla madre? Da chi, a raccontare la sua “vergogna”? A farsi dire magari che è colpa sua?

Se poi nei casi più gravi si finisce in ospedale, allora le cose si complicano, perchè la denuncia procede d’ufficio, e allora molte riferiscono ai medici di essere cadute in casa o di avere sbattuto inavvertitamente la faccia contro lo stipite di un pensile, che poi magari ha pure 5 dita. Una denuncia prevede tutto un percorso legale, a partire dalla separazione, che molte non affrontano in quanto non hanno i mezzi per rendersi indipendenti, e soprattutto hanno paura.

Ecco, il punto è proprio questo. Uscire dalla spirale dell’abuso senza sensi di colpa né paura, ma anzi acquisendo la forza necessaria per ribellarsi. Non esiste una ricetta miracolosa, però si può fare molto con il confronto e parlandone. Non serve a nulla tacere o fare finta che tutto sia normale e vada bene quando non  è così, oppure pensare che queste cose accadono a tutte.

Con questa rubrica, la direzione di River Flash ha deciso di dare voce e dignità a tutte coloro che sono vittime di abuso e di violenza, sia fisica che psicologica. River Flash dice basta a tutto questo, e vi invita a seguirci e anche a scriverci alla mail stefania.catallo@riverflash.it per raccontarci di voi e confrontarci, nel massimo della privacy.

Io sono qui e vi aspetto.

Stefania Catallo

counsellor e fondatrice del Centro di Ascolto e Antiviolenza CE.S.P.P.

Tor Bella Monaca

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