EURO 2020: le date delle partite
header photo

ingrandisci il testo rimpicciolisci il testo testo normale feed RSS Feed

Viaggio sentimentale nell’Umbria dei Miti: IL SAIO, LA LINCE E GLI ETRUSCHI

di Francesco Angellotti (AG.RF 19.07.2018)

(riverflash) – Il Festival di Musica Classica, è stato ampliato dalla bravissima Virna Liurni con un arricchimento culturale; effettivamente già aveva mostrato, Virna, quanto le Culture si tocchino, ed insieme possano fare un discorso omogeneo. Così, tutti pronti per la presentazione di un libro presso lo spiazzale del Museo Calori a Sangemini.

   Però nel cielo si avvicinavano nubi minacciose, che sparavano lampi con tuoni, onde ammonire del loro arrivo. L’indecisione è stata anche troppo lunga, perché scappando dal Museo, una lieve pioggia era cominciata già a scendere. Siamo, infatti, arrivati un po’ bagnati alla Chiesa della Piazza d’ingresso al Paese; ma non appena giunti…: il Finimondo.

   Un Diluvio, trombe d’Aria continue e vorticose, rumore di tuoni e scroscio d’acqua impetuoso, le luci della Piazza deserta che venivano messe in secondo piano dall’improvviso abbaglio dei lampi; una scena così non l’avevo mai vista, sarebbe stata una ottima lezione di scenografia.

Però, almeno in Centri in cui si avverte l’Umanità tra concittadini, quel che risulta importante è l’Ospitalità, quando le circostanze rendono precaria la situazione: e ci si trova tutti insieme, concordi.

   Sia questo uno Spirito d’insegnamento verso tutti coloro che giocano sulle Vite, per farne strumento di supremazia.

   Così è iniziata la presentazione del Libro di Mino Lorusso “Il Saio e la Lince”. L’autore, per gravi circostanze familiari, non è potuto intervenire. Peccato, perché i presenti erano tanti, nonostante le precarie condizioni riguardo la stabilità del Tempo.

   Ha coordinato gli interventi un simpaticissimo giornalista, che ha avuto importanti ruoli presso la testata “la Repubblica”, Leonardo Marà. Un’introduzione brillante e spiritosa, ha reso ben disposti i presenti in quanto è stata breve, ma ha illustrato precisamente la dinamica della serata.

   Gli interventi hanno preso avvio con Riccardo Regi, giornalista del Corriere dell’Umbria e dell’ANSA. Proveniente da Torino, ove è stato portato dai genitori ancor prima di nascere; ha avuto lunga permanenza a Roma, ma poi è salito a Terni, lavorando nella Redazione di Perugia, e si è trovato ammantato dalla realtà dell’Umbria: regione che troppo spesso pecca di timidezza, perché eccezionale è il suo bagaglio sotto tanti punti di vista, che si sintetizzano nell’affetto tra persone e nell’ambiente. Il libro che veniva presentato, era chiaro nella prima parte, ma la seconda poneva a dubbio. Allora, Il Saio, inserito nell’Umbria, si riferisce certo a San Francesco, che ha trasmesso un’esperienza unica con la sua completa dedizione verso gli altri. Ma la Lince? Chi conosce le Dinastie della Regione, dovrebbe sapere che la Lince è l’immagine dello Stemma della famiglia di Federico Cesi, che ha fondato l’Accademia dei Lincei; intenso è stato l’incontro di Federico Cesi con Galileo Galilei, la cui sorella monaca descriveva dei posti visitati; materia di discussione dei 2 intellettuali.

   E’ seguito l’intervento della prof.ssa Rosanna Gentili Carini, che è stata docente del Consiglio Direttivo e, dopo anni di presidenza, è socia dell’Associazione Umbra Promozione Culturale Guttemberg. Ha raccontato molto sul contenuto del Libro, che presenta dei flash molto caratteristici, che definiscono la Personalità ed il Bagaglio dell’Umbria, in cui, nella Storia fin’all’attualità, molte avventure condotte da personaggi caratteristici l’han coniata. Anche stravaganti, o ironiche, ma certo determinanti.

   Non poteva mancare Luciano Vagni; non per parlare specificatamente del Libro, ma per ambientarlo nel contesto in cui si è creato. Infatti il professore è un Etruscologo, studioso del Territorio ed Astronomo. Voi direte: studia le antiche civiltà, per svolgere le ricerche nel campo Astronomico? Si signori; perché lui stesso afferma, come ho sempre creduto eticamente e praticamente, che per conoscere il Futuro bisogna studiare il Passato, e che nell’Archeologia è racchiuso l’ampliamento dell’Astronomia. Niente di più vero. Molto ha dovuto intervenire Luciano Marà per estrarre le parole di bocca dal professor Vagni, ma quel che ha detto è veramente molto importante. Ha dato una dimensione al popolo Etrusco, che non era circoscritto a 2 regioni, ma si espandeva, perché nell’antichità le Civiltà avevano costanti rapporti e scambi; e quando dominavano altri Nuclei Sociali, l’impegno era quello di introdurre in queste popolazioni una situazione di Benessere, in modo che fosse prodotto lo sviluppo: commerciale ed intellettuale. Non voglio riportare, a questo punto, le frasi ironiche e sprezzanti di alcuni presenti, che deridevano la situazione attuale. Ma molto altro è stato estirpato dal prof. Vagni, tipo una smorzata affermazione che la Religione Etrusca era un po’ diversa da quelle successive; perché non era esaltato un Dio, ma tutto era Deificato, perché la Natura era il Dio; particolare che il professore ha riportato a qualche millennio dopo, perché questa era la forma di religione decantata da San Francesco (Il Cantico delle Creature, e altro), anche se è un particolare che non si vuol rilevare, perché la Religione ha sempre avuto un’ altra funzione. Ed infatti ha rimpianto che la Chiesa Fondamentalista, sopratutto nel Medio Evo, ha cancellato tante Verità Storiche; ma non si può trascurare che i Romani, così messi al Centro del Mondo, abbiano avuto un ruolo secondario e di riflesso, perché il Centro del Mondo, ideato come Giano, ha dato frutto ad altre Civiltà, molto più antiche; ed in Umbria si sono sviluppati i Pelagi, di cui è ammirevole l’urbanistica che si è rivelata ad Amelia, come le due province di Perugia e Terni, che hanno origine indiscussa da questa civiltà; che altro non era che una parte della civiltà Etrusca, la cui origine si può far arrivare fino al 1500 a.C.n. (anno più. anno meno). Questo volendo troncare il discorso a quei tempi, perché allora stessi gli Etruschi trovano le loro origini nella Mesopotamia, ed hanno avuto profondi scambi con l’Egitto, la cui civiltà arriva a 5000 anni a.C.n. Ma a questo punto il discorso è molto difficile da scandire, perché (allora!?!) gli scambi erano frequenti ed i rapporti, commerciali ed economici, arricchivano le Culture delle Civiltà confinanti.

   Per concludere, ha ripreso la parola Riccardo Regi, che ha esposto sulla tematica musicale che offre col suo Gruppo, nato nel 1975, Rock Progressit. Quel che viene studiato  è un genere molto particolare che propone una nuova veste di ricezione e sensazione. Il nome del genere proposto è stato definito “Transumanesimo”, perchè l’Uomo viene considerato Oltre quel che è la sua presenza al Mondo. Di qui sono state fatte considerazioni sulle persone che, per non morire, si sono fatte ibernare, il cui 1° caso avvenne nel 1967; ma il discorso musicale non si ferma a questo, perché rappresenta una testimonianza della musica Oltre la Vita.

   Alla fine della Conferenza, abbiamo potuto constatare con soddisfazione che la Tempesta era passata. Tornerà il Bel Tempo, così venerdì potremo tornare presso il Museo Calori per assistere al concerto alla chitarra dedicato al maestro Mario Jalenti  “Evocation”;  l’organizzazione di Virna Liurni è sempre esemplare, speriamo ci faccia sentire anche lei qualcosa al pianoforte; se non insieme agli strumenti a corda, anche da sola. Ma Luca Pier Paolo D’Amore e Fabrizio Porrazzini sarà bellissimo apprezzali porgendo delicatezza alle melodie dolcissime delle chitarre.

Nessun Commento »

Puoi lasciare una risposta, oppure fare un trackback dal tuo sito.


Vuoi essere il primo a lasciare un commento per questo articolo? Utilizza il modulo sotto..

Lascia un commento


Heads up! You are attempting to upload an invalid image. If saved, this image will not display with your comment.

*