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Vadre retro Corrado Passera, capitano di ventura

passeraDi Marco Sarli AG.RF .  01.08.2016 (ore 12:10)

(riverflash) – I lettori più affezionati del Diario della crisi finanziaria ricordano bene le gesta di Corrado Passera, ex consulente Mc Kinsey nonché direttore generale della Olivetti, ma a quel tempo, la prima ondata della tempesta perfetta,, Chief Executive Officer di Intesa-San Paolo, il massacratore della prima banca italiana, la Banca Commerciale Italiana, persasi nei meandri dei vari processi di distruzione creativa del grande gruppo creditizio milanese fino a scomparire anche dal logo, ma e forse soprattutto manutengolo di Silvio Berlusconi nell’affossamento del possibile e quasi formalizzato merger tra Air France-KLM e Alitalia, un’operazione che sfumò dopo che Silvio vinse a mani basse le elezioni politiche anticipate in Italia nel 2008 e che vide la nascita di quella cordata capitanata da Colonnino padre, anche lui con un passato in Olivetti, un’operazione che vide miliardi di costi addossati allo Stato e che ha rappresentato uno dei più chiari esempi di come, facendo un’operazione non per realizzare qualcosa ma per contrastare qualcuno, si possa determinare una delle più grandi distruzioni di valore che la storia economica contemporanea ricordi.

Poi il nostro entrò in politica con Mario Monti come suo ministro dello sviluppo economico e fu poi uno dei pochi suoi ministri tecnici a scegliere di restare, senza un grande successo in realtà, sulla scena politica, dove alla prima prova in prima persona, le elezioni per l’importante carica di sindaco di Milano scelse, nella costernazione dei suoi, di fare un endorsement in favore del candidato di centro-destra Stefano Parisi che, come tutti ricorderanno è stato battuto, anche se non in modo esaltante, ma è stato battuto da Giuseppe Sala.

Ebbene costui, mentre l’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena si stava giocando la partita della sua vita con niente poco di meno che la vigilanza bancaria europea presso la Banca Centrale Europea sulla cessione en bloc di 9,6 miliardi di euro (che poi sono più o meno ventisette se si contano gli accantonamenti già effettuati) e il correlativo, ma non del tutto visto che di miliardi ne bastavano due di meno, aumento di capitale da 5 miliardi di euro, si presenta tomo tomo cacchio cacchio al presidente di MPS, tale Tonini con quattro paginette quattro nelle quali si dichiara un interesse per la banca senese e si fa il nome della UBS (You and I come recitava la pubblicità della banca svizzera nel corso della prima ondata della tempesta perfetta) non si capisce se come mandante, se come acquirente, insomma una mossa probabilmente prevista dal numero uno di MPS, Fabrizio Viola, e che forse spiega perché si sia precipitato a tagliarsi i ponti alle spalle sia con il Governo che con la Politica più in generale. Forse Viola perderà, come gli è già successo in passato, ma si può proprio dire che se l’è giocata alla grande.

Per ora ha incassato il via libera di Madame Nouy, capo della vigilanza europea, sia alla cessione ad Atlante delle sofferenze sia alle modalità del maxi aumento di capitale, mentre il consiglio di amministrazione di MPS ha rigettato il piano di Passera senza neanche discuterlo.

Fonte: http://diariodellacrisi.blogspot.it

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