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Uno spettro si aggira per l’Europa: «IL GIOVANE KARL MARX» di Raoul Peck

giovane-marxdi Marino Demata (RiveGauche)

AG.RF 15.04.2018

(riverflash) – Jeremy Bernard Corbyn, l’attuale leader del Partito Laburista inglese, in una recente conversazione alla BBC, ad una domanda su Marx ha risposto: “Britain can learn from Karl Marx”. Si tratta di sei parole nelle quali si condensa non tanto una convinzione personale suffragata da una serie di scelte e programmi di grande serietà, ma piuttosto il bisogno oggettivo di attingere ad alcuni dei principi indicati dal grande filosofo tedesco, come l’unica reale via di uscita alla crisi che sta stritolando molti Paesi dell’Unione Europea.

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Ecco perché anche noi, come probabilmente lo stesso Corbyn, abbiamo trovato il film «Il giovane Karl Marx» del regista haitiano Raoul Peck un’opera di grande importanza. Infatti essa tende a ricostruire le vicende e la formazione del giovane filosofo dalle prime difficoltà legate alla mancanza di libertà di stampa in Germania, fino alla stesura del celebre “Manifesto del Partito Comunista”.
Con capacità e con coraggio Peck, in circa due ore, che volano via in attimo, ci porta per mano da un lato nella vita privata del grande filosofo e del suo compagno Engels, tra i loro amori e le loro speranze e aspettative, e dall’altro nella graduale formazione del loro pensiero filosofico e politico, che passa attraverso appassionate discussioni con i vari segmenti del pensiero della sinistra, dai riformatori moderati, agli utopisti e agli anarchici. Non era facile tenere insieme l’aspetto privato con lo sviluppo del pensiero filosofico e  politico di Marx. Dobbiamo dare merito al regista e sceneggiatore per esserci riuscito perfettamente, tenendosi così ben lontano dal biopic delle serie televisive e dal rischio di banalizzare la narrazione.

Al contrario il rigore storico e scientifico è assoluto, anche se naturalmente non manca la consapevolezza di dover girare un film e non scrivere un trattato scientifico e per questo giustamente Peck aggiunge alla narrazione rigorosa alcuni indovinati e quantomeno verosimili elementi di fiction. Come quando, in una decisiva riunione alla Lega dei Giusti, Marx ed Engels, rispettivamente interpretati da August Diehl e Stefan Konarske, vengono finalmente acclamati come veri leader del movimento e Peck conclude la scena con la sequenza, non vera ma verosimile, della sostituzione, da parte delle compagne dei due pensatori, del drappo con la scritta buonista “Gli uomini sono fratelli”, con quella ben più incisiva e imperativa “Proletari di tutto il mondo unitevi”.  La scena è una pura invenzione, eppure il regista condensa nella distanza tra il significato delle due frasi la distanza percorsa da Marx da quando scriveva sulla Gazzetta Renana fino all’alba della stesura del Manifesto del Partito Comunista.

Dunque attraverso la diversità delle due frasi il pubblico, anche quello meno esperto delle vicende descritte, viene preso per mano a invitato a riflettere sul radicalismo al quale Marx era approdato, rispetto ai suoi compagni di viaggio, dai quali era andato progressivamente distaccandosi.
In certo senso il film è la storia di questo viaggio di crescita del filosofo tedesco, che nella sua giovinezza non nasconde il suo debito di gratitudine verso la filosofia del grande Hegel. Anche qui Peck ci spiega con un aneddoto non vero ma verosimile. A un collega che gli rimprovera di tenere una discussione troppo aspra, Marx risponde in termini hegeliani: non discussione, ma dialettica!
Il giovane, anzi giovanissimo Marx fa parte del gruppo dei “Giovani hegeliani”, distaccandosi da essi ben presto. La prima lacerazione, ben descritta nel film, avviene allorchè alcuni giovani hegeliani – in testa Bruno Bauer – scrivono “La critica critica”, per denunciare il fallimento fino a quel momento di tutti i movimenti di massa e la necessità di ritornare alla filosofia pura. La risposta di Marx ed Engels – primo lavoro scritto a quattro mani – è costituita dall’opera “Critica della critica critica”, ove, come è evidente, le prime due volte la parola “critica” è un sostantivo, mentre la terza è un aggettivo. E con questo gioco di parole Marx utilizza a fini appunto critici il modo di ragionare di Hegel, coi suoi paradossi e con la sua capacità fare leva sul doppio significato che i termini possono avere. All’editore – diciamo giustamente – il titolo sembrò troppo criptico e, d’intesa coi due autori, lo sostituì con l’ironico e polemico “La sacra famiglia”. Che è poi la schiera dei giovani hegeliani, appunto, dai quali ormai Marx andava decisamente distaccandosi.

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Le vicende che hanno portato alla stesura de “La sacra famiglia”, prima opera scritta insieme da Marx e da Engles, sono emblematiche di una stagione di vere e proprie risse filosofico-politiche con i vari tronconi dell’hegelismo e le sinistre. C’è stato ad esempio una fase, anch’essa ben illustrata nel film, nella quale Marx sembra infatuarsi di Proudhon, vera e propria icona della sinistra. L’infatuazione durerà pochissimo. L’opera di Proudhon “La filosofia della miseria” suscita la reazione di Marx con l’opera “La miseria della filosofia”, cioè con un titolo che è ancora una volta un ironico gioco di parole a sua volta di stampo hegeliano.

Tutta la parte centrale del film è un susseguirsi di infuocati dibattiti dialettici con i vari tronconi della sinistra, fino agli anarchici. Fino a che Marx ed Engles si rendono conto che non è più tanto il tempo di demolire gli errori filosofici e politici altrui. Ma è tempo di costruire e di indicare con parole semplici alle masse quale è il loro pensiero e quali svolte la storia può riservare in un prossimo futuro, perché “finora i filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo. Ora si tratta di cambiarlo.”
Siamo alla entusiasmante parte finale del film, nel 1848: la ricerca di Marx ed Engels delle parole più utili da usare per parlare agli operai e alle masse. Nasce una delle opere fondamentali per la storia del movimento operaio e democratico. “Il manifesto del Partito Comunista”. Il film si chiude citando alcuni passaggi fondamentali e famosi e ricordando che di lì a qualche settimana si sarebbe effettivamente scatenata una rivoluzione generalizzata in tutti i Paesi europei che spazzerà via, proprio come nelle previsioni e negli auspici di Marx ed Engels, tutti i governi reazionari ed oppressivi in piedi ormai da oltre 30 anni.

photos: courtesy of imdb.com

fonte: rivegauche-filmecritica.com

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