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TRA MACCHIAIOLI E BELLE EPOQUE A PALAZZO MONTANI LEONI

di Francesco Angellotti (AG.RF 10.06.2018) ore 18:08

(riverflash) – È dalla fine di aprile che mi riprometto di andare ad una mostra presso Palazzo Montani Leoni, al centro di Terni lungo corso Tacito; ma ogni volta che mi sarei potuto inoltrare, mi sono sempre detto che non era il momento, perché un impegno così importante mi ripromettevo di svolgerlo con cura, senza limiti di tempo.

   Principio giusto, ma il turbine della vita non concede mai spazi disponibili alle intenzioni, sovrastando con gli impegni a cui bisogna dare prelazione. Finalmente un giorno, per non correre il rischio di veder sfuggire la Mostra senza averla vista, mi son deciso e, passando casualmente, mi son detto: adesso me la vedo !

   Sarebbe stato un guaio, per me, se me ne fossi privato; il significato, il contenuto riguardo lo svolgimento artistico evoluto nelle forme attuali, avrebbe perso un passaggio essenziale per capirne l’attualità storica.

   Infatti, quando si dice “Macchiaioli” ci si riferisce ad un genere di pitture della fine dell’800, che si è trascinato fino a prima della I Guerra Mondiale (1915). Però non è chiaro il significato del termine che definisce il Genere; Macchiaioli da macchia; ma in che senso? Tanto la Belle Epoque, tramandata come frivola espressione dell’Alta Società, soprattutto in Francia, che curava la mondanità senza tanti pregiudizi. Valutazione un po’ leggera.

   Mi sono riproposto, così, di capire qualcosa di più specifico, ed in effetti certi luoghi comuni sono troppo squalificanti riguardo ad un periodo così importante nel contesto sociale.

   Il Gruppo si è formato, ed aveva residenza abituale come luogo di incontri e scambi, nel Caffè Michelangelo a Firenze. Assorbendo, così, molti contenuti da diversi generi, soprattutto dagli impressionisti e coloro che eseguivano “en plaine aire”, che si espandevano con le loro nuove impostazioni partite dalla Francia. Quindi frequenti gli apporti con altri artisti, primo tra tutti Claude Monet ma tanti altri; in un locale del quale si può fare un paragone con “Il Caffè Greco”, o “Canova” di piazza del Popolo nei tempi non lontani di Pier Paolo Pasolini.

   Il contenuto innovativo dei Macchiaioli verteva tutto su un principio prettamente stilistico: da una macchia di colore impressa su tela, svolgere tutto il disegno che snocciola il senso che si è voluto imprimere con il primo gettito su tela. Questo non comporta un composto confuso, perché le figure hanno un altissimo valore tecnico, a seconda del genere che si intende comunicare. Molte volte le immagini riprodotte sono nette, con contrasti di colore evidenti; altrimenti gli ambienti, pur mantenendo la nettezza nell’espressione, sono molto sfumati e poetici: ancora altri molto definiti; ma se sfumati, esprimono la ricerca del “Senso”, al di là delle “Forme”.

   Il bagaglio innovativo, è assolutamente stilistico, ma è indotto da una sequenza d’avvenimenti socio-politici difficili da inquadrare: ed allora ecco la ricerca della “definizione”, nella perfezione dell’Immagine.

   Infatti i personaggi che si sono espressi nel genere dei “Macchiaioli”, erano altamente preparati nell’Arte Pittorica, ma venivano coinvolti da tendenze ed ideologie che cercavano di trovare inquadratura nella confusa Società: che si rivoltava ed era in continue mutazioni, tra conquiste, rivoluzioni e cambiamenti di Governi.

   Però, alla fine dell’’800 e primi del ‘900, si cercava di stabilire un equilibrio tranquillo e sereno, nella Pace e nell’espressione Artistica; che poi ha condotto alla I Guerra Mondiale. Però la ricerca dello stile era volto in questo senso: immediato, scandito, completo.

   Certo come capita sempre alle avanguardie, il significato di certe innovazioni non era sempre molto ben interpretato; ed infatti gli artisti si esprimevano alla ricerca di contenuti etici, ma dovevano accontentarsi di situazioni di sussistenza  limitate, sostenuti dalla famiglia o da amici; almeno fino a quando non trovavano riscontro  di famiglie o intellettuali che afferravano il senso della loro Arte.

   La questione viene rappresentata tutta dal significato di “passaggio di genere”. Perché adesso è fantastico osservare i dipinti eseguiti dai macchiaioli, nella loro perfezione dell’immagine nell’ accostamento del colore; soprattutto con figure nette e molto evidenti nella luce e immagini nette ed evidenti; ma anche negli sfumati, in cui il senso è bellissimo, riuscendo ad afferrare la Sensazione dilagante.

   Presso la Mostra organizzata dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Terni e Narni, sono stati esposti i quadri dei 2 più grandi riconosciuti compositori macchiaioli: Giovanni Fattori  (Livorno 1825 – Firenze 1908) e Telemaco Signorini (Firenze 1835 – 1901).

   Si può parlare della bellezza e del significato delle Opere solo vedendole, anche perché sono molto diverse tra loro; non solo a seconda dell’Autore, ma per ogni Pittore ogni quadro è un discorso a sé. Si nota, infatti, che nel catalogo a cura di Ulderico Dragoni  e Anna Ciccarelli, ogni Opera Esposta è correlata con lunghe disquisizioni illustrative, dato che il discorso per ogni dipinto è particolare, compresi i 5 ritratti di Fattori di un genere a parte.

   Difficile interpretare le immagini di Guerra, che non affrontano le scene di battaglie o la coordinazione delle truppe, pronte all’assalto; son sempre immagini di momenti anonimi; spostamenti o momenti di passaggio, quando occasionali, altre volte sofferti; ma non a caso presi di spalle ed il significato è esplicito. Il particolare lo ha rappresentato soprattutto Fattori, ed è da notare che queste tematiche sono soprattutto sfumate, sembrando che l’Accaduto sia  evanescente in un Senso che trasla oltre l’Immediato: almeno nella mia interpretazione, poi non so.

   Scusate il particolare, ma mi ha colpito anche che Signorini, svolgendo il ritratto di un Pittore, non fa un autoritratto, per quanto l’atteggiamento alla tavolozza ha similitudini col suo metodo di impostare la tela; ma è un’immagine sempre sfumata, trasmettendo (a mio avviso) che il bagaglio che viene definito è compiuto solo quando trova espressione dopo essere stato composto; perché quando è in via d’attuazione, le ispirazioni si confondono e si sovrappongono, per trovare, alfine, insieme il Senso. Perfezione che si può ammirare nel “Cortile a Venezia” o ne “La Vendemmia”, in cui lo sfondo offuscato fa notare le figure in primo piano molto definite.

   Una corrente così intensa ed espressiva come quella dei Macchiaioli, non poteva essere trascurata da un giovane ed industrioso artista come Giovanni Boldrini (Ferrara 1842 – Parigi 1931), che si accostò al genere quando, essendo oramai esperto per la sua precocità alimentata dal padre, giunse a Firenze dalla natìa Ferrara. Trovò molti spunti da sviluppare, sia nell’Arte che nella Tecnica, perché intuì che i Macchiaioli portavano avanti un discorso nuovo che bisognava raccogliere.

   Però nell’assimilare i contenuti non era molto concorde con questi Artisti, che erano così impegnati da esprimere quel che è il Senso dell’Intimità. Infatti, con Fattori, poteva affermare d’aver uguale solo il Nome; ma la tendenza lo portò ad essere apprezzato da chi gli aprì la strada a Parigi; e, nonostante molti e prolifici viaggi, nella città della “Belle Epoque” espresse la sua Arte in modo molto estroverso, inducendo e stimolando verso la Gioia di Vivere; come l’Alta Società parigina trovava passione cercando soddisfazione.

   I suoi temi erano molto crudi, se vogliamo; ma riusciva ad esaltare la leggerezza dei comportamenti mondani, esponendoli con particolari che rendevano Arte quel che era considerato solo come Frivolezza.

   Per parlar chiaro, le ballerine, le donne da locale,  gli atteggiamenti invitanti o di stanchezza, la vita mondana o la ricerca di attimi di riposo… per Boldrini  rappresentano una Vita dedicata verso il Bello e lo star Bene, quindi questa è Arte. Anche se non dobbiamo creder limitato alla Bella Vita questo compositore, che dipingeva con una perfezione stilistica veramente unica. La si può ammirare nell’”Autoritratto”, che è normalmente esposto agli Uffizi, o anche quello che si è dipinto quando aveva 69 anni, nel 1911.

   Nell’ “Interno con Figura” riprende il discorso tecnico dei Macchiaioli in cui, con evidenti contrasti di colore, il senso e il significato bisogna cercarlo nelle figure nette, pur sfocate; definite ma non brillanti, in un ambiente che appare presente con timidezza. Egualmente per “Signora stesa sul divano”, in cui la bellezza e la languidezza di una giovin donna trovano esaltazione nella sua stanchezza, che l’ha condotta a “sbracarsi” su un divano, esprimendo però un’interiorità che non s’allontana per abbandono della “parte”, perché è intrinseca nell’esaltazione della Figura.

   Se si vuol capire il senso del significato quando definisco il termine “sfumato”, si può ammirare “Canale con Gondole a Venezia”, ove le figure sono riconoscibili nella forma e nella dimensione, ma le figure, soprattutto sulla Gondola, intersecano il significato che si vuol dare alla poesia di una passeggiata lungo i Canali.

   Sarebbe un discorso lunghissimo, nonostante che le Raffigurazioni esposte presso Palazzo Montani Leoni siano poche, riguardo alla completa produzione dei 3 Artisti, ed ancor più riguardo a tutto il genere raffigurato da quest’Arte. Tra l’altro, oltre queste mie considerazioni sorte dopo la visita, molto stringare per rendere l’Articolo di lunghezza accessibile alla pubblicazione, vi sarebbe ancora molto da considerare, ed ognuno è giusto giudichi come rimanga impressionato dall’Arte.

   Una cosa la suggerisco: ci sono ancora pochi giorni per visitare la Mostra; è senz’altro il caso d’ andarla ad ammirare, perché altrimenti avrete perso qualcosa: di Bello ed Importante. Passo e Chiudo.

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