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TEATRO VILLA PAMPHILJ – ROMA – KATE FINN – IL MENO PER IL PIU’ – SABATO 19 MAGGIO 2018 ORE 18 – INGRESSO 7 EURO

AG.RF.(redazione).15,05,2018

Storia semiseria di un’ortoressica di Ilaria Falini e Fulvio Pepe, con Ilaria Falini – regia Fulvio Pepe

“riverflash” – La vicenda di Kate Finn è straordinaria per almeno due motivi: primo perchè Kate fu il paziente zero di una nuova e formidabile patologia che ha come nome ortoressia, poi perchè il decorso di questa particolare forma di disturbo dell’alimentazione è talmente inverosimile da rendere verosimile tutte le altre forme patologiche. L’ortoressica cade nel fantasmagorico paradosso mortale che pretende che nella costante ricerca di cibo sano, perfettamente puro e massimamente nutriente, alla fine si finisca per non mangiare nulla. Ecco la straordinarietà del caso: l’ortoressico non rifiuta il cibo come l’anoressico, ma anzi lo ricerca, in una forma ideale, un elisir divino, inesistente per definizione stessa, e che costringe il malato a perdersi nella sua stessa ricerca, nella sua stessa logica, fino all’inedia mortale. Una prova muscolare d’attrice per un tema umano e artistico inconsueto e strabiliante nel suo essere assurdo.

Dunque la questione si sviluppò in questi termini. Ilaria Falini mi parlò (un pò di tempo fa e per lungo tempo dopo!) di una sua grossa attrazione attoriale -viva da anni- per storie e personaggi legati a quella vasta costellazione di patologie legate ai disturbi alimentari. La sua attrazione dipendeva, certo, da un suo passato adolescenziale in cui lambì quei tetri territori, ma ancor di più, mi diceva, per l’incredibile indotto umano che si innesca e collega intorno alla figura di questo tipo di malati. In effetti non aveva tutti i torti: coloro estranei alla patologia, ma costretti ad averci a che fare, devono essere talmente allucinati dalla logica labirintica e paradossale dei loro malati, che diventa impossibile convincersi definitivamente di trovarsi difronte ad una vera malattia e non ad un crudele e insopportabile capriccio. Se dunque non fosse che gli esiti di questo capriccio non siano talmente tragici si avrebbe voglia di risolvere la questione semplicemente gridando: mangia idiota! per poi procedere con forza assestando un bel paio di grossi sganassoni sulla faccia del disturbato. Riflettevo in effetti che ragionando sul fronte dei sani costretti ad occuparsi di anoressia la questione aveva quei risvolti tragicomici all’interno dei quali di solito si annida e trova forma una buona storia da teatro. Eppure niente, la vicenda non mi interessava poi così tanto. Troppo astrusa la questione. Troppo complicato scrivere senza esprimere giudizi e questa era una condizione ostativa grave: non si può scrivere una storia da teatro ne far nascere alcun personaggio se l’intima morale di quest’ultimo è oggetto di giudizio da parte del drammaturgo. E questa legge obbliga allo stesso modo anche gli attori: l’attore è sempre costretto, per contratto!, a difendere le ragioni del suo personaggio sia che se esso si chiami Romeo, sia che si chiami Hitler. Tutto ciò finchè l’Ilaria non s’imbatte in Kate Finn. Kate Finn riuscì a disintegrare tutte le mie forme di pregiudizio, constatando per la prima volta in me una enorme simpatia per la sua storia umana. La vicenda di Kate Finn è straordinaria per almeno due motivi: primo perchè Kate fu il paziente zero di una nuova e formidabile patologia che ha come nome ortoressia, poi perchè il decorso di questa particolare forma di disturbo dell’alimentazione è talmente inverosimile da rendere verosimile tutte le altre forme patologiche. L’ortoressica cade nel fantasmagorico paradosso mortale che pretende che nella costante ricerca di cibo sano, perfettamente puro e massimamente nutriente, alla fine si finisca per non mangiare nulla. Capite la straordinarietà del caso: l’ortoressico non rifiuta il cibo come l’anoressico, ma anzi lo ricerca, in una forma ideale, un elisir divino, inesistente per definizione stessa, e che costringe il malato a perdersi nella sua stessa ricerca, nella sua stessa logica, fino all’inedia mortale. Eccezionale. La base per una scrittura c’era. Sapevo poi che Ilaria Falini nel suo cuore d’artista conservava molte maschere di personaggi popolari e materici che ottimamente avrebbero potuto bilanciare la complicata spiritualità di un personaggio alla Katre Finn. Nacquero così queste quattro maschere di personaggi meravigliosi, concreti, poetici e popolari persi dietro le incomprensibili evoluzioni logiche di una protagonista ortoressica dal nome di Sara. Ammaliati e allo stesso tempo confusi -o forse ammaliati perchè confusi- questi personaggi raccontano la storia di Sara con uno stupore comico e infantile sino alla tragica fine. E’ una prova muscolare d’attrice per un tema umano e artistico inconsueto e strabiliante nel suo essere assurdo. Fulvio Pepe

Teatro Villa Pamphilj

Villa Doria Pamphilj Via di San Pancrazio 10 – P.zza S. Pancrazio 9/a,  00152 ROMA

Orario segreteria: dal martedì alla domenica  dalle 10,00 alle 18,00

Info e prenotazioni: tel. 06 5814176  dal martedì alla domenica – promozione@teatrovillapamphilj.it

Arrivare a teatro: BUS 870 – 982 – 44 – 44F – (e nelle vicinanze 710 e 871) FM 3 (Roma/Viterbo) fermata Quattro Venti

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