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Stefano De Majo a Piediluco: io sono Bacu e mio fratello è Nuvolari

di Francesco Angellotti (AG.RF 07.07.2020)

(riverflash) – Son passati meno di 4 mesi da quando, lo scorso 9 marzo, tutti ci siamo dovuti fermare, perché i rapporti interpersonali erano troppo “a rischio”,  ed il timore del contagio ha bloccato le attività, in ogni modo ed ogni tipo. C’è chi ha gridato allo scandalo perché, tra le altre cose, si è fermata l’attività del settore economico, che ha subito una crisi gravissima, quasi come altre attività.  Nonostante la quarantena in Italia sono morte 34.869 persone, un bilancio tremendo che ci ha imposto di non tenere dei danni conto al settore economico. Danni che riguardano tutta un’organizzazione di ben più larghe esigenze; quindi è avvenuto lo stop anche per gli spettacoli, i concerti, i gruppi di studio, gli sport a qualsiasi livello, le ricerche d’ogni materia, e tutto il resto: sia svolti dai migliori artisti, che dalle squallide mezze calzette.

  Teniamo presente che, quando le crisi epidemiologiche non si affrontavano che con appelli alla Divina Provvidenza, il periodo di contagio durava anche 2 anni. Adesso in 4 mesi, non ci illudiamo che tutto sia passato, ma abbiamo fatto grandi passi avanti e le attività cerchiamo gradualmente di farle ricominciare.

   Possiamo identificare come Paladino della Forza di Recupero, Stefano de Majo, che presso il locale Baraonda si è esibito, come avviene già da 2 anni, con spettacoli divertenti, ma profondi; che lanciano il contenuto che si dovrà assumere per configurare una nuova forma di creatività, che arricchita del bagaglio importante che cerchiamo di superare, metterà in luce i Valori da plasmare verso il Futuro, elaborando la lezione.

   Cinque gli incontri presso il Baraonda, che lambisce il paese di Piediluco e si affaccia sulle rive del Lago, che è stato campo d’allenamento per la squadra nazionale di Canottaggio. Nei primi due anni, quando è iniziato il richiamo allo spettacolo, la serata si svolgeva su una grande barca cabinata; vedere tutt’attorno le luci dei Paesi in una Natura nascosta dallo scuro, trovandosi sull’acqua, era emozionante; però, per quanto grande era, l’imbarcazione non permetteva un pubblico troppo numeroso. Allora da quest’anno la manifestazione si svolgerà su un palco attrezzato di fronte al locale, ove sulla spiaggia vi sono i tavoli degli spettatori che mentre partecipano alla rappresentazione, si fanno una bella pizza c”a pummarola ‘ngoppa; ed è una soluzione intelligente, perché aiuta a partecipare con familiarità le vicende anche appassionanti, presentate da Stefano.

   Da non trascurare l’accompagnamento musicale, che ha anche offerto pause alla recitazione del testo, addentrando nell’argomento: Fabrizio Lungaroni tastiere – tromba – voce e Gustavo Gasperini al violino.

    Prima d’iniziare, Stefano ha presentato il presidente del Club Borzacchini, Giorgio Natali, che ha fatto omaggio dello stendardo dell’Associazione; ed ha ricevuto a sua volta un acquaforte in acquarello composta dal presente Massimo Zavoli; prendendo il soggetto di una foto ritrovata, in cui Tazio Nuvolari salutava Mario Umberto Borzacchini, che s’affacciava con la sua famiglia da casa sua, presso il Lungo Nera, all’altezza del famoso ma purtroppo chiuso locale Carletti. Zavoli, che è stato allievo dell’artista De Felice, di cui tanto abbiamo avuto modo di parlare per la sua dimensione internazionale, ha illustrato i dettagli dell’acquaforte, in cui da lontano non si notava un collare portato da Nuvolari, regalo di Gabriele D’Annunzio.

   L’arte del racconto è stata  messa in scena da de Majo in una maniera coinvolgente ed appassionante. La storia dei due personaggi si intersecava, e non c’era un Campione servito dall’ appendice nei panni di un collega; anche perché Nuvolari è stato il Mito che è stato stigmatizzato nel tempo; ma il ternano Borzacchini ha vinto il Campionato del Mondo e tante altre gare del massimo livello.

   Non si può dire che i due piloti fossero amici, perché Nuvolari amici non ne aveva; era un piccolo uomo, introverso, scontroso, isterico, che cercava lo scontro per scaricare la repressione interiore; che aggrediva strillando quando affrontava le curve. Invece Bacu, come era soprannominato, era un ragazzo molto serio che si impegnava nello studio e nel lavoro; sempre sorridente, aveva l’arte di smontare l’ira di chiunque, rispondendo col sorriso; così apriva il canale ad ogni modo di fare aggressivo, che non trovando ostacoli si dileguava, essendo volato qualsiasi bersaglio da colpire.

   Però i due piloti erano rispettosi tra loro, e Nuvolari aveva stima dell’avversario, col quale alla fine della carriera aveva l’intesa che uno dei due doveva vincere, ma l’altro era per forza secondo; non importava chi, uno dei due.  E nella rappresentazione presa da una foto, Zavoli inquadra i due Campioni quando Bacu ancora si trovava sul Lungo Nera, e non già nella bellissima villa che è riuscito a conquistarsi presso “Città  Giard ne curò; la fama dovesse essere il valore e non fantasie.

   Stefano ne ha raccontate tante di avventure, intersecando i personaggi che presentavano le tante prodezze, che venivano riportare con delicatezza e con impeto, con tono soffuso e strillando con veemenza, ed anche con ossessione.

   Di tutti gli episodi che hanno velato l’atmosfera del Baraonda, coordinato da Elia Bonanni, la fine ha spinto tutti alla commozione. Anche perché le pizze oramai erano state tutte mangiate, ed i pubblico osservava fisso verso il Palco, con due occhi così.

   Bacu aveva uno stile perfetto, e non prendeva mai le curve in modo aggressivo; per una volta che la circostanza ha fatto sfoderare più violenza che signorilità, è andata male; la macchina cappottata e per Bacu è terminata la carriera, che era la sua vita; nel senso che è terminata la Vita.

   L’anno dopo, una bomba calata in guerra distrusse il locale ove risiedeva la sua officina, ma lui non ha avuto di che preoccuparsi: non c’era più.

   Nuvolari, arrivato vicino ai 60 anni, si rammaricava di non tornare più in pista, col suo modo grintoso di affrontare la pista, che invece di essere percorsa, era aggredita dal Campione; ma, certo, giunto ad una certa età, non è più solo questione d’abilità o di tecnica, ma anche di riflessi e di prontezza di percezione, che in una gara in cui si va al massimo, bisogna mettere in gioco in frazioni di secondo.

   Ma ha influenzato nella sua psicologia anche la superstizione; l’ultima gara l’ha affrontata controvoglia, perché gli aveva traversato la strada un gatto nero. Non possono essere queste banalità a fermare un Campione, ma lui è andato in gara con questo pallino fisso; e se il povero gattino non avrà certo irradiato impulsi malefici, Nuvolari sentiva qualcosa dentro che non girava nel verso suo; e l’incidente non se l’è cercato, ma lo aspettava perchè qualcosa doveva accadere; ed è accaduto. Un ribaltamento della vettura che, oltre a metterlo fuori gara, lo ha messo fuori dalle competizioni, restando solo come ometto piccoletto, con ricordi gloriosi ma un futuro inconsistente.

   Ma tutto il resto? Due campioni così, ne hanno passate tante; hanno conquistato la Gloria con forza e volontà; cercandola percorrendo strade diverse, se non opposte; ma ognuno la trovava nel modo più adatto alla propria personalità. Però, con due atteggiamenti contrastanti, sono gli unici due piloti che si univano nella ricerca della Vittoria; che non era solo un fatto legato alla gara, ma assumeva un valore Etico e Personale.

   Così Stefano de Majo ha fatto capire a tutti come sia stata voluta ed impetuosa la conquista del successo da parte d’entrambi; che pur assumendo atteggiamenti diversi, sono stati uniti da Stefano in un intreccio d’avventure, tanto da correre i

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