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SIMON BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi diretta da Myung – Whun Chung

di Francesco Angellotti (AG.RF 23.05.2020)

(riverflash) – Sono importanti le reazioni e gli spunti culturali che vengono offerti su RAI 5; bisogna ammettere che non è l’unico canale da cui prendere spunti riguardo l’arricchimento che viene negato dalle vicende attuali; però le proposte sono continue e le Opere proposte sono quelle che si sono espresse al massimo livello.

   Magnifico è stato il balletto “Le Corsaire”, con una coreografia ed una selezione della trama svolta in modo eccezionale; ma è stata una premessa interessante il programma in cui si è parlato, molto in generale, dell’ultima Opera di Giuseppe Verdi. L’autore, ormai ultra ottantenne, ha avuto la forza di far mettere in scena l’unica sua composizione con un finale allegro. Con una trama brillante, l’ultima Opera scritta dall’autore, il Falstaff, esprime una conclusione gioiosa, ed importante è il significato.

   Sono stati detti molti giudizi, riguardo Giuseppe Verdi, che hanno approfondito l’opera trasmessa giorni dopo: SIMON BOCCANEGRA. Certo non è una facile composizione, e Verdi ha dovuto lavorarci tanto, ritornandoci anche dopo lungo tempo.

   La prima andò in scena, proprio alla Fenice come ier sera, il 12 marzo 1857; ma non ebbe grande successo. Verdi sperò che fosse meglio accolta nelle sere seguenti, ma il giudizio del pubblico non fu molto favorevole.

   In effetti, non era di facile comprensione il complicato intreccio musicale, con una tinta eccessivamente uniforme della partitura; inoltre sono risultati troppo poveri gli squarci lirici, appesantiti da un impiego massiccio del canto declamato.

   Eppure, bisogna riconoscere che la base presenta delle iniziative elaborate molto interessanti; e Ricordi sollecitò spesso Verdi a rielaborare l’Opera, nonostante che dopo la messa in scena dell’Aida Verdi trascorse un periodo di pausa nelle composizioni.

   Ci vollero più di 20 anni perchè Verdi trovasse lo spunto adatto per riprendere in esame l’Opera, che era stata considerata una esperienza che aveva arricchito, ma era passata.

   Fu Arrigo Boito che gli spedì una revisione della trama; e Verdi trovò nuovo entusiasmo nel presentare il libretto di Francesco Maria Piave, che a sua volta ha preso spunto dal dramma di Antonio Garcia Gutiérrez; calcolando che Piave è lo stesso librettista del “Trovatore”. Così finalmente l’Opera, rivista e corretta, ebbe successo il 12 marzo 1857 alla Scala di Milano.

   Indubbiamente la trama è molto complicata; inizia a Genova nel 1339 con un prologo; ma il 1° tempo inizia che son passati 25 anni. Sono importanti i rivolgimenti che son capitati; è un insieme di nefandezze di cui non si può immaginare la crudeltà. Rivolgimenti assurdi, inaspettati ritrovamenti e scoperte tra padre e figlia; tutto in un’alternanza degli avvenimenti in cui la cattiveria, non solo è evidente, ma spesso nascosta e quindi subdola fino ad essere violenta.

   Tanto che, senza raccontare i tanti passaggi della trama che sarebbero troppi, l’ultimo atto è la scena del corsaro Simon Boccanegra, nella usurpata veste di Doge di Genova, che riconosce la figlia Maria, che era stata imprigionata dal presunto padre per essersi concessa a Gabriele Adorno, che era un esponente della parte politica avversa; così, mentre Simon muore tra le braccia della figlia, essendo stato somministratogli un veleno, Gabriele Adorno assume la carica di Doge di Genova.

   Tutta la storia è molto intricata, e i personaggi son veramente espressione di tante sfaccettature esplicite e velate, eppur gravi

   Ovviamente è significativa la funzione che Verdi mette in evidenza, cercando di affermare quella che lui intravedeva come evoluzione Giusta nei diversi Stati distribuiti in Italia; ed a prevalere, pur nel tormento, è una Forma Superiore che regola gli eventi. Perché non si può ostacolare quel che il Fato ha preordinato.

   Anche se il Fato ognuno lo indirizza come crede sia più opportuno. Ma questo è un altro discorso.

   Importante la scenografia che ha avuto il ruolo d’esprimere la sequenza degli eventi ; i personaggi ben in evidenza, ma lo sfondo ombrato faceva dei netti giochi di chiaro\scuro straordinari. Quindi la regia di Antonio De Rosa è stata importante.

   Il direttore era il giapponese Myung – Whun Chung, che ha dato un’impostazione, degli eventi svolti a Genova, nella maniera più artistica. Bravissimo il tenore Simone Piazzolla nel personaggio del corsaro Simon Boccanegra, Maria Agresta ha saputo assumere il ruolo di Amelia nelle diverse vicende, in cui era protagonista; il tenore Francesco Meli, dopo tante vicissitudini, è diventato il Doge, accompagnato dalla sua amata: che pur se perde il padre avvelenato, potrà avere un futuro importante; la parte del “cattivo” è sembrato adatto assegnarla ad un basso, che impone il suo tono oscuro; così Gacomo Prestia ha impersonato Jacopo Fiesco. Sarebbe adeguato nominare tutti i cantanti in scena, Coro compreso, perché son stati tutti bravissimi; ma sarebbe cosa troppo lunga, in fondo la rappresentazione è stata registrata nel 2014.

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