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Riproposta da RAI 5 una FEDORA con Mirella Freni e Placido Domingo

di Francesco Angellotti (AG.RF 26.04.2020)

(riverflash) – Continuano le riprese delle Opere dal valore storico – musicale, eseguite presso la Scala di Milano; molto belle le rappresentazioni svolte nei giorni scorsi, e ieri è andata sullo schermo un’edizione di una Composizione di cui fu data la prima il 17 novembre 1898 presso il Teatro Lirico di Milano; diretto dall’autore Umberto Giordano e con la partecipazione di Enrico Caruso, sono arrivati grandi applausi dopo aver assistito a “FEDORA”, dal testo d’estrazione verista scritto da Arturo Colautti, e per l’occasione è stata diretta dal maestro Giannandrea Gavazzeni.

Non poteva non essere chiamata a sostenere il ruolo della protagonista nessun soprano più adatto di Mirella Freni; che dagli anni ’80 ha assunto il messaggio trasmesso dal genere Verista, esponendolo al pubblico. Ora potremo elogiare la sua bellissima voce solo con quanto ha inciso, dato che ci ha lasciato il 9 febbraio di quest’anno.

   È interessante il parallelo che si può trarre con la Tosca di Giacomo Puccini; ambedue le protagoniste vengono travolte dagli avvenimenti, che portano al dramma; che però induce a diverse scelte, e quindi a conclusioni differenti.

 Ricchissima la scenografia dei tre atti; il primo si svolge a Pietroburgo, il secondo a Parigi mentre il terzo conclude in Svizzera. Nella sontuosità, che potrebbe un poco distogliere l’attenzione dall’arte musicale, sono da notare le raffinatezze dell’atmosfera in cui vengono esaltati i colori; e può essere fiero il regista Lamberto Pugelli di aver svolto una bellissima combinazione tra luci ed ombre.

   Nella scena, che si svolge nel XIX secolo, si nota anche l’ottima interpretazione  di Alessandro Corbelli, ed Adelina Scarabelli; ma tutto il cast ha dato prova di ottima interpretazione, coordinati con Arte in un’esecuzione splendida.

   La trama, di cui abbiamo trovato parallelismi con la Tosca, è una classica storia d’Amore, che arriva al dramma, di cui conseguono vicende drastiche da parte della protagonista; che appare decisa, ma gli eventi le scappano di mano.

   L’inizio viene rappresentato da un’aspirazione comune, ovvero la Festa e l’Emozione preannunciata per un felice matrimonio. Però  il presunto sposo non raggiungerà la sua meta, perché verrà colpito con la pistola, e dopo scene drammatiche muore. La mancata sposa giura vendetta, e va a Parigi ove si è recato l’omicida.

   Non mi metto a raccontare tutti gli avvenimenti, che sono contorti e sarebbe difficile far partecipare. Però susseguono in modo veramente sconvolgente, e la povera Fedora ne è l’artefice, pur concludendo come vittima.

   Tutti contorcimenti che arrivano alla comprova  della mancata fedeltà, comprovata dal suo assassino, dell’atteso sposo; che non viene ucciso da un avversario politico, in quanto aderiva alle fila dei Nihilisti, ma si è trovato coinvolto in una scena di gelosia, perché la moglie dell’omicida era l’amante di colui che stava per sposare Fedora.

Gli eventi fan sentire uniti i due innamorati traditi, che si trovano felici nello svolgere un tranquillo menage in Svizzera. Ma sarebbe troppo facile concludere con il classico “e tutti vissero felici e contenti”; perché Fedora aveva lanciato degli attentati, che non colpendo l’assassino che era diventato suo amante, colpiscono il fratello che muore (lasciamo perdere le vicissitudini che sono complicatissime), e per dolore muore anche la madre. La protagonista prima cerca di scagionare una presunta persona, causa delle due morti; ma quando si trova palesemente scoperta, si genuflette e chiede pietà.

   Il nuovo partner si adira, e lei beve il veleno, sempre a sua disposizione entro il gioiello bizantino che porta costantemente al collo. Ma Placido Domingo, che impersona la figura maschile in modo passionale ad alto livello, la perdona; purtroppo non può più rimediare all’accaduto, ma può solo accogliere tra le sue braccia l’amata Fedora, che muore onde non sopportare le accuse del suo amato, che nonostante l’abbia perdonata, può solo chiuderle gli occhi.

   Detto così, è molto succinto e poco coinvolgente; ma il dramma contrastante ed evidente rende la scena veramente appassionante, e la trama è stata seguita con trepidazione, anche perchè tutti gli interpreti sono stati eccezionali nell’esecuzione.

   Anche se un appunto mi sembra il caso di fare: in questa, e le altre Opere registrate a “la Scala”.

   Possibile che persone musicalmente preparate, addentro allo svolgimento e le tematiche, addentro allo svolgimento musicale, interrompano le scene con gli applausi? Procurando solo frazioni nell’esecuzione che trova interruzione?

   Non facciamo commenti, ma non crediamo che sia atteggiamento usuale presso il “Teatro alla Scala”.

   Ultimo appunto, per come possono essere accolte queste riprese, è molto importante l’arricchimento Culturale nelle case di tutti in un momento in cui appare necessario acciuffare l’umanità; quindi è importante proporre drammi e tragedie, onde farle considerare a tutti coloro che, bloccati entro quattro mura, torneranno ad esprimersi in Società.

   Però ci sembra essenziale che, come in tanti canali locali e non solo musicali ma anche teatrali e culturali, venga proposta quella che è la rinascita di una Nuova e Brillante Umanità; non possiamo concludere lo svolgimento delle deduzioni intellettuali, arenandoci in drammi, se pur dati benissimo e dal significato profondo.

   Troviamo, attraverso testimonianze terribili, la Bellezza di esaltare lo Splendore dell’Anima.

   Non per gioco, ma per impostazione esistenziale.

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