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PRIMI PENSIERI SULLA TRAGEDIA AMERICANA

AG.RF.(Claudio Peretti).09.01.2021

“riverflash” – A un medico viene insegnato ad evitare il coinvolgimento emotivo con i pazienti. Se soffre con loro, il dolore lo danneggerà e il suo giudizio sarà compromesso. Deve essere cinico e disinteressato per diagnosticare cosa sta avvenendo. Evitare le emozioni è necessario, ma richiede un enorme sforzo o un’insensibilità al dolore. Sforzarsi di capire richiede distanza, ma quella distanza, inevitabilmente, si rompe.

Il compito che mi sono posto è cercare di capire come funziona il mondo, e per farlo, in una certa misura, non devo permettermi di parteciparvi. Il mondo è pieno di opinioni su ciò che, idealmente, dovrebbe essere, e la cacofonia dell’auto-certezza è un lusso dal quale devo cercare, in modo imperfetto, di rinunciare.

Mentre mercoledì 6 gennaio si svolgevano i fatti di Washington D.C., le opinioni erano travolgenti. Sono stato tante volte negli Stati Uniti per lavoro e per turismo, ed è a volte impossibile mantenere le distanze, proprio come sarebbe per un medico curare suo figlio.

Il mio compito è dire qualcosa, ma cosa si può dire dell’impensabile? Come si può parlare quando si è in lutto? La capitale dell’America è stata invasa da una folla, alcuni di loro possedevano armi, pare fossero stati incoraggiati a farlo dal presidente. Nulla di ciò che è stato detto pro o contro Donald Trump è stato sufficiente, al momento, per capire, e tutti coloro che hanno affermato di averlo previsto o affermato che ciò che abbiamo visto non è accaduto, stanno semplicemente continuando le chiacchiere di routine del discorso dei media e politico.

Dovrei cercare di spiegare i motivi per cui questa cosa è successa, ma le critiche ordinarie o la difesa di Trump, al momento non bastano, e in ogni caso, manca il punto centrale dell’accaduto.

Non è solo Trump, ma gli stessi cittadini americani ad essere responsabili, e ciò che sono (e siamo, anche in Europa) diventati l’uno verso l’altro che in qualche modo è stato corrotto. Nulla di tutto ciò sarebbe potuto accadere senza il rancore tacitamente o deliberatamente abbracciato dalla gente. Se tutti fossero stati sereni e distaccati, non avrebbero fatto quello che hanno fatto, pur sempre considerando che gli esseri umani dovrebbero possedere il libero arbitrio.

Non sono in grado di pensare analiticamente a questo, né posso fingere che il mio scritto lo abbia previsto. Devo affrontare questo come quello che sono: un cittadino Italiano, che ha sempre guardato agli Stati Uniti come ad un modello di libertà e di opportunità, ad una nazione in cui ho vissuto e lavorato bene per qualche anno, al quale devo anche il mio successo professionale e a cui ho anche contribuito nel miglior modo possibile quando ero un ufficiale dell’Aeronautica e facevo parte della NATO.

Ho viaggiato per il mondo ed ho visto molti atti di rabbia politica e crudeltà. Ho visto colpi di Stato. Forse anche in questo caso si è trattato di un colpo di Stato, ma comunque di un colpo di Stato parziale, perpetrato con l’intento di cambiare l’esito di un’elezione. È successo negli Stati Uniti d’America, nella sua capitale, e nel suo Campidoglio. Quel momento ha reso gli USA semplicemente un altro paese, e non la città sulla collina, che deve fare luce sul mondo.

Sono stato costretto al silenzio dal dolore. Quando qualcosa di incantevole muore, richiede un momento di silenzio su ciò che è stato perso. Ogni parola pronunciata umilia il momento. E così ho taciuto. Ora parlo, ma cosa c’è da dire? La luce della città splendente sulla collina deve essere riaccesa, e per farla risplendere, si deve ricominciare ad unirsi con l’amicizia e rifiutarsi di disprezzarsi a vicenda, indipendentemente dalle idee politiche. Questo potrebbe essere l’inizio, non so se ci sarà la volontà o la forza di farlo.

Questa è solo un’opinione, non un’analisi attentamente ponderata. E gran parte di essa è cliché. Ma i cliché portano un po’ di verità. Ho cercato di capire, ma ora sono costernato dal rimpianto per un’America ideale, che forse non esiste più. Altri diranno che me l’avevano detto, ma poi hanno detto così tanto che a volte potrebbero avere ragione.

Ieri non si sono completamente persi gli USA, ma è stato dato un avvertimento che gli USA sono in pericolo. E sono più in pericolo, credo, a causa dello spirito di ipocrisia che li hanno attanagliati.

Ogni uomo ritiene che le proprie opinioni siano quelle giuste ed inattaccabili. Ognuno considera mostruose le opinioni degli altri se diverse dalle proprie. Da questo tipo di atteggiamento verrà prodotto solo veleno.

Ho parlato solo per me qui, non per il mio metodo di analisi. Per il momento non mi interessa il metodo, o la comprensione. Desidero un mondo ideale in cui persone ragionevoli possano non essere d’accordo sulla politica o sulla religione e continuare ad essere amiche. Donald Trump non ha fatto a pezzi le amicizie, lo hanno fatto gli americani verso sé stessi, ma, a parte il fatto che noi europei non possediamo tante armi, riteniamo di essere poi così diversi dagli americani?

Non c’è saggezza o genio in quello che ho detto. Per ora, è quello che è. Presto cercherò di tornare a una distanza ironica. Ma gli USA sono in pericolo, e ora non è il momento della distanza né le chiacchiere infinite di opinioni che si ripetono appassionatamente alle televisioni, sui giornali e sui social media.

Adoravo quel paese, forse è giunto il momento che i suoi cittadini ne prendano il controllo.

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