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NBA FINALS: SPURS CAMPIONI NBA, BATTUTA MIAMI 4-1. BELINELLI PRIMO ITALIANO CON L’ANELLO

di Daniele Mulas – 16.06.2014

Dopo un primo periodo dominato da King James, il gioco di coach Popovich esce allo scoperto e la circolazione di palla neroargento castiga Miami: i San Antonio Spurs vincono il loro quinto titolo. Ginobili, Mills e l’MVP di queste finali, Kawhi Leonard, hanno portato la serie sul 4-1 e vendicato l’amara sconfitta dello scorso anno.

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Big Three – “Gli Spurs sono finiti, sono vecchi! Non arrivano da nessuna parte”. Era dal 2007 che la franchigia di San Antonio era rincorsa da queste voci, voci che erano in qualche modo fondate: Duncan 38 anni, Ginobili 37, Parker 32… Chi avrebbe mai detto che i Big Three sarebbero arrivati ancora una volta sul tetto del mondo cestistico? Eppure eccoli lì, festanti, commossi, consapevoli che il loro basket è il migliore. Il quinto anello di una carriera straordinaria (c’è chi dice l’ultima), è di Tim Duncan: il caraibico ha sfoggiato un basket celestiale sotto canestro e nessuno della difesa degli Heat gli ha saputo resistere in post. Tim non ha mai fatto vedere le proprie emozioni in campo anzi, sembra avere la stessa faccia dal 1997, quando i texani lo scelsero al primo turno del draft, eppure la vittoria di ieri ha un sapore speciale. E’ per tutti quelli che non credevano più ai “vecchietti”, per tutti quelli che non credevano in coach Popovich e nel suo basket. Invece gli Spurs hanno trovato il modo di reinventarsi grazie al loro coach, di rendersi micidiali in attacco e soffocanti in difesa. Risultato? Quinto titolo della storia della franchigia, tutti col n° 21, Tim Duncan. Ma questo è anche il titolo di Tony Parker, che per 3 periodi nella finale ha tirato ZERO su DIECI, e poi nell’ultimo quarto ne mette 4 di fila, prendendo per mano la squadra e mettendo al sicuro il risultato. Se il franco-belga ha reso il finale di gara più tranquillo, chi ha messo la partita nella giusta direzione è sicuramente Manu Ginobili, vecchia conoscenza cestistica azzurra che oggi vince il suo quarto titolo NBA: quei minuti in cui l’argentino di Bahìa Blanca schiaccia in penetrazione in faccia a Bosh e nell’azione seguente segna con step-back e tripla valida per il +21 sono già nella storia delle Finals.

Mills e l’MVP che non t’aspetti, Kawhi Leonard – L’aborigeno Patty Mills. Se cercate la voce su wikipedia in Italia non vi appare nulla, solo che gioca negli Spurs e che è un cestista australiano. In realtà ci sarebbero da spendere due paroline in più per questo ragazzo di 25 anni che nel 2009 venne selezionato da Portland alla 25esima scelta del secondo round (55esima assoluta). A volte la posizione con cui viene assegnata la scelta al Draft non è determinante per la carriera della matricola, e quello di Mills ne è un esempio; dopo ieri sera poi, ci sarà molto più materiale per il documentario che stanno facendo su di lui. La forza che ha coach Popovich e il suo staff nel rendere migliori e migliorabili i giocatori a disposizione è stata determinante per l’arrivo al quinto titolo. L’aborigeno sconosciuto alla fine ne mette 17, fondamentali le 2 triple di fila che aprono l’emorragia fatale per Miami. 5922c1eb-7bfc-48ed-a1b7-f4192f2794ad

Chi è l’MVP delle finali? Duncan? James? Parker? Wade? Ginobili? Sbagliato. E’ quel numero 2 degli Spurs, tale Kawhi Leonard. Per il gioco del basket Leonard è sempre stato portato, ma il tragico evento che lo colpì nel 2008 poteva compromettere una carriera che oggi si prospetta luminosa: papà Mark viene ucciso ad appena 43 anni nell’autolavaggio di famiglia, freddato (come tanti a Compton, L.A.) dopo uno stupido litigio per soldi. Leonard ha quindi una sola possibilità per non farsi prendere dal vortice criminale di cui la sua Compton si rende protagonista, ovvero il basket. Il giorno dopo la morte del padre, Leonard scende in campo e segna 17 punti con la Martin Luther King H.S, dopo si lascia andare in un pianto senza fine nell’abbraccio della madre. E’ l’inizio della carriera di Kawhi. Le finali si sono giocate nella notte italiana del 16 giugno, ma negli States era il 15 giugno, ed è la festa del papà: a soli 22 anni Kawhi Leonard diventa campione NBA e vince il premio MVP delle Finali, il terzo più giovane di sempre dopo Magic Johnson e il suo compagno di squadra Tim Duncan. Forse qualcuno da lassù ha guardato il proprio figlio sul tetto del mondo sorridendo, proprio come sorrideva Kawhi quando papà Mark era ancora vivo.

L’anello azzurro – Lacrime nell’intervista post-game di Alessandro Mamoli fatta al nostro primo campione NBA, Marco Belinelli: “Nessuno ha mai creduto in me a parte la mia famiglia, ed oggi ho vinto”. L’emozione poi è troppo forte, Mamoli lascia Beli alle sue lacrime di gioia. Non era un predestinato, non era uno di quelli che a sentire gli scout sarebbe diventato un fenomeno, e c’era persino qualcuno secondo cui era meglio se tornava in Europa a giocare, perché tra i grandi del basket per lui non c’era posto. E invece guardatelo adesso: dopo una buonissima stagione, dopo una post-season coi fiocchi, le finali di Beli, piene di sapienza cestistica e aggressività, lo fanno diventare il primo italiano a vincere un titolo NBA. La sua finale è stata condita da 4 punti in 8 minuti (2/3 da due, 2 rimbalzi, 1 assist) e tanta dedizione difensiva, quella che coach Pop chiedeva. Adesso chi parlava di un sopravvalutato sarà condannato a leggere il nome di Marco Belinelli per sempre, inciso nella storia del basket targato NBA ma soprattutto nella storia del nostro basket. Marco ha vinto per lui, per chi gli è stato vicino, per la sua famiglia; noi fan, scrittori e giornalisti però, ci sentiamo di prendere parte alla sua vittoria, rendendo omaggio all’umiltà, al sangue buttato, al sacrificio e alla costanza che Marco Belinelli ci ha messo, a partire  quando da bambino ha preso una palla arancione in mano in quel di San Giovanni in Persiceto e non l’ha più lasciata. Grazie Marco, grazie per tutto!

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