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MERAVIGLIE D’ITALIA: STROMBOLI

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di Sabrina Sciabica (AG. RF. 02.08.2016)

(riverflash) – Un vulcano attivo, un’isola verde con la punta nera, una strada tutta in salita dalla quale si ammirano panorami mozzafiato. Questo e molto di più è Stromboli, la più lontana delle Isole Eolie se si parte con i numerosi aliscafi da Milazzo (Messina), da cui è raggiungibile in circa due ore; la più vicina se si arriva con una nave da Napoli, in circa 4 ore e mezzo.

Lo Stromboli è il vulcano che si eleva dal mare per 2400 metri, dei quali 924 emersi, dando vita alla forma tipicamente conica dell’isola che si distingue dalle altre, anche per il suo caratteristico pennacchio di fumo. La sua superficie è di 12,5 km² e il paese principale si articola attorno ad una strada che, partendo dal porto di Scari, prosegue per quasi due km, attraversando le località di Ficogrande e Piscità, in cui si trovano numerose strutture turistiche compresi eleganti hotel a 5 stelle.

Dal lato opposto a Scauri si trova un piccolo agglomerato di case di pescatori chiamato Ginostra, raggiungibile soltanto via mare (in mezzo c’è il vulcano!), grazie alle numerose escursioni con le barche dei pescatori che propongono ai turisti il giro dell’isola.

Le vie del paese principale, in cui il colore bianco delle case è intervallato da portoni celesti e violetti, sono silenziose, strette e sinuose; abbellite dai fiori che, dalla primavera in poi, sbocciano, colorano, e diffondono i loro odori che si mischiano a quello più acre del mare. Non ci sono macchine, ma scooter, “apette” e macchinine elettriche (sull’isola è consentito lo sbarco di auto private soltanto in bassa stagione e con divieto di circolazione al di fuori del porto).

Lo Stromboli è uno dei vulcani più visitati a piedi, infatti è possibile salire in vetta con una escursione organizzata (oltre i 400 metri l’accesso è regolamentato ed è necessario l’accompagnamento di una guida autorizzata). Si tratta di una bella camminata in salita in cui si attraversa una vegetazione che man mano si dirada lasciando spazio a enormi massi che hanno le gradazioni del rosso e del nero, fino a raggiungere un paesaggio lunare in cui la sabbia scura luccica. Si sale, in genere, in tre ore e nel tardo pomeriggio, in modo che si veda il tramonto dall’alto e le luci che cominciano ad accendersi in lontananza. Nei giorni con migliore visibilità è possibile scorgere lo Stretto di Messina e la Calabria (Tropea si trova in linea d’aria di fronte al porto di Stromboli). Sarà emozionante sentire tuonare Iddu, come viene chiamato il vulcano, avvolti dal fumo che esce dai crateri e dall’odore di zolfo che si sparge nell’aria.  Per i più fortunati lo spettacolo dei lapilli – come piccoli fuochi d’artificio – sarà indimenticabile. La discesa, apparentemente più facile, si percorre in due ore e mezzo in un terreno morbido e sabbioso in cui si sprofonda; stavolta si cammina al buio, ognuno con la sua torcia, sempre seguendo la guida e giunti al paese sarà necessario svuotare le scarpe da trekking da tutta la sabbia raccolta.

Per chi volesse esercitarsi o non avesse l’allenamento necessario per salire fino in cima, esiste anche il percorso di San Vincenzo che, rimanendo intorno ai 400 metri, parte in salita dal paese e poi taglia il fianco del cono vulcanico. Si attraversa un antico cimitero e si procede per oltre due ore in una vegetazione rigogliosa e fitta, in cui è possibile sostare in piccole piazzole con panchine, fino ad arrivare al punto da cui si vede la famosa Sciara d’u fuocu ovvero il ripido e largo pendio, attraversato dalla lava durante le esplosioni, che dalla vetta scende fino al mare.Stromboli3

Ancora più semplice, è la scelta di recarsi direttamente all’Osservatorio – si tratta di un noto ristorante in cui si cena alla luce delle candele raggiungibile con un servizio navetta dal paese – e, attraverso la strada in salita, percorrere qualche centinaio di metri a piedi per arrivare allo stesso punto panoramico sulla Sciara del Fuoco.

Qualsiasi percorso si faccia, si rimane colpiti dai colori dell’isola, dal blu intenso del mare e da quello scoglio dalla forma curiosa che ospita soltanto un faro e che si chiama simpaticamente Strombolicchio. Si tratta, in realtà, del vero nucleo del vulcano che, nei secoli, si è leggermente spostato e ha preso il nome di Stromboli. La sua origine risale a 200 mila anni fa e quell’alto scoglio a un chilometro circa davanti all’attuale cono vulcanico, è sopravvissuto alle erosioni del tempo e ai continui movimenti della zona che hanno levigato i suoi fianchi  e hanno lasciato una sorta di torre in mezzo al mare.

Le spiagge di Stromboli, caratterizzate da acque trasparenti, sono prevalentemente formate da ciottoli neri e sabbia vulcanica. Sono tutte consigliate (Scari, Ficogrande, Piscità) ma per chi volesse avventurarsi per trovare le calette deserte, suggeriamo di oltrepassare la spiaggia di Scauri (verso sinistra guardando il porto) e seguire il percorso, più o meno tracciato, per almeno una ventina di minuti. Si arriverà alla Forgia Vecchia, ovvero l’antico percorso che faceva la lava, da un cratere non più attivo. Da un mare alla temperatura ideale, si ammira una striscia grigia che scende dall’alto verso il basso, mentre bianchi gabbiani, padroni del luogo, fanno il bagno e  riposano.

Altra bella sorpresa dell’isola è il fatto che non vi sia illuminazione notturna, se non davanti a qualche casa e a pochi esercizi commerciali. Per questo motivo, in molti siti informativi, si consiglia a chi visiterà Stromboli di munirsi di torce che, tuttavia, si useranno al massimo la prima sera. Poi, sarà emozionante abituarsi alla luce naturale, andare in cerca di lucciole e camminare sotto la volta di stelle, ammirando quella strada speculare e misteriosa che è la via lattea.

strom2Non c’è da stupirsi, insomma, se negli anni cinquanta il noto regista Roberto Rossellini decise di girare Stromboli, terra di Dio, e di rimanervi a lungo, intrecciando una storia d’amore che fece scandalo con Ingrid Bergman, appositamente scelta per la parte della protagonista (lui era legato ad Anna Magnani e lei era spostata). La Bergman vinse il Nastro d’argento per quella interpretazione e negli anni successivi i due si sposarono, dopo aver ottenuto i rispettivi divorzi.

L’isola divenne famosa a livello mondiale e rimane, ancora oggi, una delle più belle, con il suo mare incontaminato, le rocce scure, le insenature frastagliate e il magico respiro del vulcano.

 

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