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Mario Vattani racconta come è bello «SVELARE IL GIAPPONE»

di Francesco Angellotti (AG.RF 18.10.2020)

(riverflash) – In un periodo in cui ha preso piede la Globalizzazione, anche il Virus della Pandemia si è adeguato al momento storico, ed ha coinvolto tutto il Mondo.

   Lasciamo le polemiche, che si potrebbero distribuire ad ampio raggio, a chi se la sente di sentenziare sulla questione riguardo l’Umanità, che sfrutta la natura per scopi personali, oppure cerca l’inserimento, sentendosi parte di essa. Il quesito mi sembra risolto dai fatti, ma ognuno segua la sua linea di principio.

Inserito in questa mentalità d’ampliamento delle conoscenze e della ricerca di trovare comunanze tra culture apparentemente lontane,  è stata presentata dall’ esperienza assunta, presso il Consolato in Giappone, da Mario Vattani; che ha spiegato il significato con impostazione  non divulgativa, ma intima; esposta nel suo libro; in cui si notano paralleli o divergenze non ufficiali ma rivolti a personaggi che mettono in funzione lo spirito ricettivo..

   Introduzioni chiarificatrici quelle del rappresentante della Camera di Commercio Giuseppe Flamini e del sindaco Leonardo Latini, che hanno invitato ad accogliere un’esperienza così viva, se pur nata in ambiente così diverso; bisogna sviluppare lo spirito d’apprendimento, per cogliere le forme univoche che rendono brillante la Creatività che si sviluppa.

   Una forma che è stata ribadita più volte, è quella che molto è stata apprezzata l’iniziativa d’investimento, nella zone prossima a Terni, dell’industria Alcantara, che con la sua espansione porterà apprendimento verso la Cultura e la Scienza, quindi verso la Politica; rispondendo alla domanda se Cultura è inserimento o alternativa.

   Certe immagini del Giappone sono impressionanti: serrate di altissimi grattacieli in metropoli in cui enormi vialoni son l’unica separazione tra costruzioni megagalattiche; con qualche parco con laghetto distribuito per rappresentanza, ma con la funzione di divisorio tra le caratteristiche dei diversi settori; esterno d’edifici industriali con nessuno attorno.

   Invece Vattani porta  a percorrere un viaggio immersi nella lettura del suo nuovo libro, nei luoghi che si aprono con immagini bellissime e significative, che raccontano l’evolversi della storia, che hanno formato una mentalità compartecipata in tutta l’isola.

   Gli eventi traversati  dalla piccola terra che dal mare si affaccia sul più grande Continente, è appassionante per la sua ricchezza e superamento delle contraddizioni; sono molte le situazioni tragiche e drammatiche che si son dovuti affrontare, ed importante è il carattere che ha condotto verso l’ arricchimento, imponendo grandiose imprese e impostando lo sviluppo in proporzioni eccezionali, grazie al nucleo vitale che ha ispirato l’Isoletta ad un progresso eccezionale, come fosse una fucina a ritmo sfrenato.

   Partendo dai tanti vulcani attivi, che rendono periodicamente le zone circostanti distrutte, si è potuto usufruire di una produzione, seguendo la parabola impostata dalla Natura; e poi le campagne ove crescono prodotti agresti irripetibili; le coste a picco sul mare od ospitali con spiagge ridenti; l’atmosfera idilliaca che comporta esaltazione dello Spirito, con cui si può arrivare all’astrazione nell’ascesi. Tutto non trascurando la spinta che ha reso la tecnologia e l’industria ad affermarsi come tra le più specializzate al Mondo.

   Una profonda diversità d’espressione e di sintesi è stata messa in luce da una domanda posta dall’allieva dell’accademia di musica Briccialdi, la soprano Yoshimi Muraki Mei, che ha chiesto a Mario Vettani come poter conciliare le due forme verbali,  che si son sviluppate su principi diversi; ha fatto l’esempio , a lei molto vicino, della frase che Violetta, nel 2° atto della “Traviata”, lancia con tutto il cuore: “Amami Alfredo, come io t’amo!”. Una frase così non sarebbe mai uscita da bocca giapponese, che avrebbe dovuto presentare la situazione, delucidarla, e casomai esprimendola con sillogismi.  Mario Vattani ha sorriso, ed ha confermato che anche lui si è trovato a dover abituarsi ad una forma d’espressione diversa; ma anche dagli altri interventi, formulati dalla rappresentante dell’organizzazione Amici Fondazione Spirito De Felice, Roberta Montagna, e dalla direttrice del CRAC Gallery, Chiara Ronchini, è stato fatto capire come le tante e profonde divergenze, possono ritrovarsi in una sola forma di creatività, per elaborare e non separare.

   Ed a questo punto importanti sono state le immagini scattate durante una sua residenza-premio da Danilo Sergio Pirro, sempre membro della Fondazione De Felice, che è stato attratto dal significato che ha potuto scattare a Sapporo, città ov’era ospitato come premio conseguito a Terni. Poche sono state le  immagini che si son potute esporre, ma si è assorbito il senso che è apparso evidente, ed a volte contrastante. Foto in bianco e nero, immagini urbane viste dall’alto (in Giappone è facile inquadrare le strade da posizione elevata), tutto innevato da una coltre soffice e inalterata, immagini di fabbriche, industrie, strade, angoli urbani: tutto abbandonato, sovente senza nessuno di passaggio, forse perchè tutti impegnati al lavoro: dato che non c’era niente di dismesso ma sembrava tutto in ordine ed attivo. Avete letto “1984” di George Orwell? Un’immagine lucida di come si era ridotta la Civiltà; che seguiva la parabola del progresso attuale.

   Ma qui sta il trucco: bisogna modellare la situazione per uscirne fuori. Orwell ha immaginato la fuga dalla Società di soli 2 protagonisti, che cercavano solo di Vivere. Ma bisognerebbe impostare la situazione un po’ alla grande, per la Collettività. Quindi il segreto è quello di trovare modo di uniformare l’esigenza attuale, in cui la contestazione dei “Nagazionisti” è inutile; invece andrebbe mostrato a chi vorrebbe schiacciare la passione e la personalità, onde annullare l’estroversia, che quel che è il bagaglio elaborato ed assunto deve essere preso come radice per ognuno; e perciò importante immagazzinare i contenuti, dovendo imparare ad esprimerli nell’attualità che ci siamo voluti creare.

   Ed il viaggio alla scoperta del Giappone che ci ha presentato Mario Vattani è una fonte da sviluppare per capire che partecipare l’Oriente può lanciare verso la dinamica del Futuro.

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