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L’arrivo delle tartarughe Caretta Caretta in Sicilia

di Sabrina Sciabica – Le tartarughe sono rettili vertebrati dotati di polmoni che vivono in alto mare, preferibilmente in acque non troppo fredde e – soltanto le femmine – ritornano sulla terra per l’ovo deposizione.

Sono protette dalla legge italiana – non è consentito pescarle, né commercializzarle – in quanto la Caretta Caretta, la specie più comune del Mediterraneo, per motivazioni prevalentemente legate all’essere umano, è tra gli animali in via d’estinzione.

Ogni esemplare femmina ha un imprinting che la guida a nidificare nello stesso luogo in cui è nata, questo è il motivo per cui l’isola di Lampedusa è spesso associata all’ animale, che da secoli ha scelto la spiaggia chiamata Isola dei Conigli per riprodursi.

Eppure il fenomeno non avviene sempre, anzi, negli ultimi anni, si è assistito ad un’allarmante diminuzione dei nidi. Basti pensare che nell’estate del 2017 non c’è stata, a Lampedusa, alcuna nidificazione.

Per fortuna, l’estate precedente, c’erano ben 9 nidi, ed in diverse spiagge, oltre che all’Isola dei Conigli.

Alcuni studiosi temono che il comportamento umano – l’affollata presenza, la rumorosità, e chissà, forse gli odori di creme e prodotti da noi utilizzati, in altre parole l’antropizzazione del loro habitat – sia la causa della minore affluenza delle tartarughe.

Se è vero che in ogni nido si trovano circa un centinaio di uova, va sottolineato che un numero così elevato non garantisce maggiore sopravvivenza alla specie; vediamo perché.

Prima di tutto, una tartaruga non nidifica ogni anno, bensì ogni 3-5 anni, ed a partire dai 15/20 anni d’età, ovvero quando raggiunge lo stato di maturità – le tartarughe sono longeve e possono vivere fino a cento anni.

La nidificazione, inoltre, non è così semplice per loro. È capitato, per fare un esempio, che un esemplare probabilmente disorientato da fattori esterni, abbia fatto le sue uova in acqua, un ambiente non consono per la nascita dei piccoli, per cui nessun uovo è riuscito a schiudersi.

Anche dopo una corretta ovo deposizione, i pericoli non mancano. Prima di tutto perché le uova, simili ad una pallina da ping-pong, hanno un guscio sottile e, dunque, fragilissimo. Questo è il motivo per cui la femmina scava un fosso di circa mezzo metro sulla sabbia e lo ricopre interamente, prima di tornare in acqua lasciando i suoi cuccioli.

Ammesso che un piccolo riesca ad uscire dal guscio, dovrà affrontare mille pericoli nel tragitto che va dal nido fino all’acqua, dove passerà la sua esistenza – gabbiani, ratti, cani, conigli e altri animali selvatici potrebbero cibarsene. E, anche nelle acque marine, granchi ed altri animali potrebbero attaccarlo.

Che dire dell’animale uomo? Al centro di recupero di Lampedusa, gestito dal WWF, ci spiegano che numerosi esemplari vengono portati dai pescatori poiché si feriscono ingoiando ami oppure si affogano con pezzi di plastica e sacchetti (spesso scambiati per meduse, loro cibo abituale).

In Italia la nidificazione avviene generalmente in Calabria, Basilicata e Sicilia.

Proprio in questi giorni, una tartaruga è andata a depositare alla spiaggia della Guitgia, a Lampedusa, proprio la stessa del 2016. Un altro nido si trova attualmente a Santa Maria di Focallo, in provincia di Ragusa, e uno a Siculiana, in provincia di Agrigento.

Tra circa due mesi, le uova si schiuderanno e i piccoli, della dimensione media di 5 centimetri, faranno il loro percorso verso il mare aperto, nel quale cresceranno fino ad arrivare alle dimensioni di oltre un metro (come misura del carapace).

Il sesso del nascituro è influenzato dalla temperatura media a cui è avvenuta l’incubazione; la temperatura più bassa dà vita ad esemplari maschi.

A Lampedusa, per favorire la riproduzione di questa specie, Legambiente si occupa, da circa vent’anni, di monitorare (e pulire) la spiaggia dell’Isola dei Conigli, a sud ovest dell’isola.

La riserva ha un orario d’accesso, dalle 8,30 alle 19,30, e, al di fuori di questi orari, gli operatori controllano quotidianamente il passaggio della tartaruga che, in caso di deposizione, approderebbe probabilmente la notte, quando la spiaggia è deserta.  

Inoltre, nel caso della scoperta di un nido, Legambiente si concentra sulla sua protezione; prima di tutto viene tracciato un piccolo recinto e protetto con una rete metallica in modo da non far penetrare nessun animale, come appena accaduto alla Guitgia.

Da questo momento in poi, la spiaggia viene tenuta d’occhio costantemente, notte e giorno, per far sì che il piccolo sia protetto in questa delicatissima fase.

Si stima che soltanto una tartaruga su mille riesca ad arrivare all’età adulta, ecco perché è importante tutelare questo splendido animale, uno dei più antichi abitanti della terra.

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