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LANDINI (FIOM) CONTRO RENZI: “NON HA IL CONSENSO DEGLI ONESTI”

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AG.RF. 22.11.2014 di Giuseppe Licinio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“riverflash” – Tutto è successo a Napoli, in occasione della manifestazione nazionale della Fiom dove Maurizio Landini ha rilasciato dichiarazioni “pesanti” nei riguardi del presidente del Consiglio Renzi, reo di governare “senza il consenso degli onesti”. La veemente protesta, è rivolta contro il Jobs Act e la legge di stabilità. E proprio sul lavoro, il leader della Fiom ha aggiunto: “Il presidente non ha il consenso di chi lavora  e da solo non è in grado di cambiare il Paese”. Immediata la reazione del Pd, indignato da queste parole: il presidente Matteo Orfini, ha subito replicato, dichiarando: “Dire che il governo non ha il consenso delle persone oneste offende milioni di lavoratori che credono nel Pd e mi dispiace molto che a farlo sia un sindacalista”.

Subito dopo però, arrivano le scuse o meglio la smentita di Landini: “Mai pensato – come mi viene attribuito da alcuni mezzi di informazione – che Renzi non ha il consenso degli onesti, ho detto – e ribadisco – che il premier non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o che il lavoro lo cercano e che sono nella parte onesta del paese che paga le tasse”. Tuttavia le sue parole non convincono e la polemica va avanti e anzi, non rimane circoscritta tra Pd e sindacato, perché a intervenire è stato anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha affermato: “Io personalmente mi ritengo una persona molto onesta e ritengo che questo Paese abbia bisogno di un nuovo clima di relazioni industriali”.

Le critiche della Fiom sulla politica di Renzi, sono legate al fatto che egli “non sta creando lavoro, ma sta trasformando la condizione di chi lavora in una condizione di schiavitù; siamo di fronte al tentativo pericolosissimo di far passare l’idea che, pur di lavorare, devi essere pronto ad accettare qualunque condizione. Noi non accettiamo questo ricatto, il lavoro deve avere dei diritti, altrimenti non può chiamarsi lavoro”. Gli ultimi fatti dimostrano quindi che la tensione tra governo e sindacati è destinata a non diminuire e i sindacati hanno ribadito il loro concetto: “Renzi ha in testa un progetto e pensa che noi dobbiamo ubbidire, ma questo non sarà mai”.

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