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LA VIA CRUCIS PIU’ TRISTE


AG.RF.(redazione).11.04.2020

“riverflash” – E’ stata la Via Crucis più triste quella che si è svolta ieri sera in Piazza San Pietro. Papa Francesco, solo in una piazza vuota, ha presieduto al rito della Via Crucis, in occasione del Venerdì Santo sul Sagrato della Basilica ma senza la partecipazione dei fedeli. Il rito non si è svolto al Colosseo come negli altri anni, a causa delle misure di contenimento anti-Coronavirus. I testi delle meditazioni e delle preghiere proposte quest’anno per le stazioni della Via Crucis sono stati affidati dal Papa alla Cappellania della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova: scritte da 5 detenuti, da una famiglia vittima di un reato di omicidio, dalla figlia di un uomo condannato alla pena dell’ergastolo, da un’educatrice del carcere, da un magistrato di sorveglianza, dalla madre di una persona detenuta, da una catechista, da un frate volontario, da un agente di Polizia Penitenziaria e da un sacerdote accusato e poi assolto definitivamente dalla giustizia, dopo otto anni di processo ordinario. Non parla il Papa, è assorto e in silenzio come già accaduto nella preghiera del 27 marzo 2020, le parole non servono, bastano i gesti. E’ un Venerdì Santo che rimarrà nella storia quello di ieri, drammatico, pieno di contenuti: una vera serata di passione in una piazza San Pietro buia e triste, ravvivata solo dalle fiaccole a terra. Ex detenuti, medici e infermieri hanno portato sulla piazza, il crocifisso in legno, lo stesso al quale Francesco ha chiesto di compiere il miracolo di liberare il mondo dal Covid-19, come fece nel ‘500 con la “Grande Peste” di Roma. Francesco ha letto le preghiere fra una stazione e l’altra: “Signore, che non ci lasci nelle tenebre e nell’ombra della morte, proteggici con lo scudo della sua potenza”. E ancora: “Dio, difensore dei poveri e degli afflitti, aiutaci a portare ogni giorno il giogo”. Le immagini trasmesse sono emozionate e ricche di significato ed hanno mostrato il “nostro” Papa immerso in una intensa orazione così come è stata la preghiera di qualche ora prima per la Liturgia della Passione all’interno della Basilica, con l’immagine sempre suggestiva del Vescovo di Roma completamente prostrato a terra, il capo poggiato su un cuscino, rivolto al crocifisso coperto da un drappo rosso e non è sfuggita nemmeno la preoccupazione e la sofferenza sul suo volto: per una volta siamo stati tutti insieme a pregare affinchè “l’incubo Coronavirus” che ha provocato e sta provocando migliaia di vittime, finisca presto.

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