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LA CRISI DELL’ IDENTITA’ CULTURALE ITALIANA

di Francesco Angellotti (AG.RF 19.04.2019)

(riverflash) – Attraversiamo un momento politico e sociale di cui non si riescono a definire i contorni. La confusione ideologica, che sembra sia un dato strano da allontanare, e l’indirizzo morale, che non è più personale ma teleguidato, si accavallano scoordinati, e non si riesce più ad inquadrare la Personalità.

   A questo proposito, gli Amici della Fondazione Spirito De Felice hanno trovato opportuno indire una conferenza riguardo l’Identità Culturale Italiana; non per seguire la corrente, che si sta disgregando in tante e diverse direzioni, in cui l’analisi di dove possono essere guidate presuppone gravi pericoli; piuttosto per analizzare gli eventi storici e saper riequilibrare l’Impostazione delle Identità Personali.

   Introduzione del nipote di De Felice, che ha inquadrato gli argomenti, onde farli recepire lucidamente; ed importanti sono stati i riferimenti culturali ricollegati al grande insegnamento che ha lasciato sia De Felice che Spirito, che sono stati due personaggi chiave nell’inquadramento politico di Terni.

   La presentazione è stata programmata con il sindaco Leonardo Latini; è invece intervenuto il suo vice Giuli, che essendo anche assessore alla Cultura, era ben inserito nel contesto ed ha saputo inquadrare l’incontro.

   Sono susseguiti gli interventi di dotti professori, che hanno esposto ognuno secondo la sua specialità, ma in maniera molto lucida e sintetica. Ampio nella trattazione è stato il giornalista Marcello Veneziani, che da saggista ha fatto un’accurata analisi storica, risalendo fin alle Guerre d’Indipendenza; ma svolgendo la tematica per far luce sul passaggio epocale che sta avvenendo tra le generazioni.  Invece il prof. Cavallera ha fatto valutazioni sugli avvenimenti che hanno portato al cambio di contenuti nel rapporto umano, spiegando il cambiamento di contenuti tra induzioni sociali ed effetti sulle Masse. Importante la delucidazione del saggista Sessa, che ha esposto un quadro sociale, che ha subìto radicali cambiamenti nel comportamento e nel bagaglio etico. Anche il redattore capo di “Storia in Rete”  ha saputo inserirsi, riuscendo ad inquadrare il momento storico che stiamo traversando, come contesto di passaggio, al quale dovremmo trovare l’alternativa.  Importante saper  inquadrare la Storia, per render conto della via intrapresa.

   Sostanzialmente, si è riconosciuto che, nel cambio di Valori, si è passati dalla tradizione della Famiglia, Comunità e Centri Urbani, all’adeguamento al Mito della Tecnica, che ha ridotto la vita in funzione dell’Economia; e questo ha comportato la spersonalizzazione, la privazione del colloquio, l’alterigia dell’ignoranza, la chiusura delle personalità che son diventate tasti da computer.

   Sarebbe stato importante che di questa Conferenza ne fosse uscito un Documento, con i dati presentati su cui ragionare. Perché le considerazioni erano svolte da illustri e colti professori, ma le valutazioni avevano bisogno di riscontro; perché son state fatte alcune affermazioni, che possono essere inquadrate come personali, ma su cui ci sarebbe da appurare modo e senso. Per esempio, sarebbero state importanti le spiegazioni su affermazioni lapidarie, e opinabili, sul ’68; sulla Cina che è un argomento vastissimo; sui contenuti dell’evoluzione intellettuale;  su come la paura di una nuova forma di Società, ha condotto l’assetto comunitario ad inquadrare secondo il mercato.

   Son tutte discussioni che svolte con studiosi d’alta preparazione, avrebbero arricchito; mentre le affermazioni fatte e non dimostrate, lasciano sconcertati, per mancanza del riscontro; almeno per dimensione delle situazioni, inquadrate sotto diverso aspetto; per esempio quello della Religione, che se per i professori è un dato di fatto fisso ed immutabile, la discussione in proposito è molto lunga. Anche perché alcune osservazioni su recenti comportamenti eticamente traslati dall’abituale, meriterebbero considerazioni   più approfondite sul loro effetto, riguardo all’attuale rivolgimento sociale.

   Il senso a cui è arrivata la Conferenza, è quello che bisognerebbe riacciuffare quelli che sono i Valori persi, sui quali amalgamare la Società. Infatti, “far quello che ognuno vuole” non è Libertà, ma confusione. Mentre invece bisognerebbe riacquistare gli antichi principi, in cui chi doveva imparare sapeva dove apprendere; e la scala di valori non dovrebbe essere un’assurdità di categorie imposte, ma naturalmente come sarebbe logico, iniziando dalla famiglia per passare gradatamente alle forme più naturali.

   Spero, a questo punto, che appaia incontrovertibile che sarebbe stato utile uno schema dei principi illustrati, su cui poter ragionare; per i professori son tutte cose ovvie; ma per noi, povera Gleba, certi concetti non appaiono così ovvi. Anche perché, se i professori denunciavano che la Tecnica uniformava i contenuti rendendo ogni cittadino Massa, allora perché son loro a riproporre il discorso rivolti ad una collettività, che in pratica costituisce la Massa? Sarebbe opportuno spiegarlo. Come non è chiaro perché viene proposta come risolutiva un’ involuzione comportamentale. Quel che appare a chi non è così intellettuale come i professori, è che la Realtà Sociale che si era creata era inadeguata; e quando la sua prevaricazione è stata insostenibile, tutto si è rivoltato; ed inoltre nella conferenza non è sintetizzando su come è stato aggirato il movimento del ’68, o come le rivoluzioni dei giovani (che ora son sulla settantina) son state placcate attraverso il consumismo che non han voluto far apparire; e questo perché, forse per questioni del tempo disponibile, han scelto di sorvolare sull’evoluzione e sui passaggi avvenuti nel comportamento sociale.

   Sta, comunque, di fatto, che attualmente la Società è condizionata dal rapporto puramente economico di tecnica \ speculazione. Le personalità vengono annullate ed i giovani son privi del senso dello sviluppo, ma mirano solamente al loro “Bene” momentaneo e personale. E come discorso di appartenenti ad una Razza, è senz’altro distruttivo e spersonalizzante. Ci sembra quindi sostanziale che, sulla base delle esperienze che tanto si è fatto per superare, verificando l’attuale situazione che è ancor più decaduta nel contenuto umano ed individuale, facciam fruttare quel che è lo spirito interiore di ogni persona, e troviamo il modo più costruttivo per stare insieme. Il passato non è da far tornare come presente, ma sia  un’ essenziale istruzione per non perdere quel che ha creato d’importante, eliminando le situazioni inadeguate, che hanno comportato il suo trapasso. Sembra questo il principio d’Evoluzione; mai tornare indietro, ma con l’esperienza del passato che non dev’essere trascurato, si elabora il sistema più adatto all’Evoluzione delle Comunità.

   Se i professori avessero spiegato meglio, e non avessero presentato come scontati certi punti di vista non così ovvi, avremmo capito di più, e chiedendo avremmo potuto avere un quadro migliore della situazione.

   Ma purtroppo il tempo è tiranno, ed alle 19 il locale comunale doveva chiudere. Speriamo di poter avere migliori delucidazioni in altro evento prossimo venturo.

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