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JUNO NELL’ORBITA DI GIOVE – ALTRE CONQUISTE DELLA TECNOLOGIA SPAZIALE ITALIANA

di Ylenia Costa (AG.RF 05.07.2016 ore 12.50)

(Riverflash) – Giove (Jupiter), a tre miliardi di chilometri dalla Terra, è il quinto pianeta del Sistema Solare partendo dal Sole. Si tratta di un vero gigante (la sua massa è 318 volte quella del nostro pianeta) e

NASA-Juno

Accensione motori frenanti della sonda JUNO

tanti di noi l’avranno visto risplendere nelle notti primaverili. Gigante, è vero, ma buono mica poi tanto: il suo campo atmosferico e gravitazionale è il più radioattivo dell’intero sistema solare ed è anche un pianeta “misterioso”, sempre circondato da fitte nubi gassose.

Ma da stamani all’alba, Giove sarà studiato molto da vicino perché la sonda JUNO (JUpiter Near polar-Orbiter), costruita dal Jet Propulsion Laboratory della NASA e lanciata cinque anni fa, il 5 agosto del 2011, è finalmente entrata nell’orbita del pianeta, scatenando la gioia del Centro di Controllo. Anche le sonde Pioneer 10 e 11, nei primi anni Settanta del secolo scorso, passarono “vicino” al “Padre degli Dèi”, ma solo a circa 130.000 chilometri di distanza, fotografando il pianeta prima di proseguire oltre; da oggi, invece, la JUNO compirà ben 37 circumnavigazioni del pianeta, permettendo così agli scienziati di scoprire molto di più sulle sue intense perturbazioni, le anomalie come le sue aurore, una delle quali sta avvenendo in questi giorni, e le caratteristiche chimico-fisiche peculiari.

La sonda è alimentata a energia solare, è alta quattro metri e mezzo e lunga venti metri; non male, rispetto ai piccoli Pioneer. JUNO ha dovuto faticare moltissimo per raggiungere il suo obiettivo perché, come molti sanno, ogni corpo celeste ha una sua attrazione gravitazionale che attira tutto ciò che gli passa vicino. Naturalmente, c’è voluto un grande sforzo per correggere la rotta della sonda affinché si sganciasse dalla gravità della Terra (qui sta un grande merito di una delle strumentazioni di bordo, di matrice italiana, come si vedrà più avanti); e poi, naturalmente, è intervenuta la forte attrazione gravitazionale del Sole, che non voleva proprio lasciarla andare… Ma poi, quando nei giorni scorsi JUNO ha raggiunto i confini del campo gravitazionale gioviano, finalmente il pianeta ha mostrato i muscoli e la sua gravità ha agganciato la sonda, che si è allineata sulla rotta dei poli, ad un’altitudine di 5000 chilometri.

Dei nove strumenti scientifici di bordo, ben tre sono di progettazione e fattura italiana. Innanzitutto, il fondamentale spettrometro Jiram (Jovian Infrared Auroral Mapper), una sorta di “macchina fotografica” all’infrarosso, in grado di studiare l’eccezionale magnetosfera gioviana (vasta quasi tre milioni di chilometri – se fosse visibile nel nostro cielo, sembrerebbe un’altra luna!) e le sue fantastiche aurore magnetiche polari, riprese per la prima volta dalle sonde Voyager, una delle quali, particolarmente brillante, sta avvenendo proprio in questo periodo e che è stata fotografata dal telescopio spaziale Hubble. Jiram è anche in grado di analizzare gli strati esterni dell’atmosfera, in cerca di componenti chimici pro-vita quali idrogeno, ammoniaca, metano, vapore acqueo e altri ancora. Il Jiram è stato finanziato dall’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, e costruito a Campi Bisenzio, in Toscana, da Leonardo-Finmeccanica, con la supervisione scientifica di Alberto Adriani, dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali – INAF-IAPS.

Secondo strumento fondamentale e tutto italiano è il KaT (Ka-band Translator), costruito col supporto dell’ASI da Thales Alenia Space Italia e progettato dall’Università La Sapienza di Roma, a cui spetta il prestigioso compito di mappare la superficie di Giove, che purtroppo è perennemente celata da uno spesso strato di nubi, dunque invisibile ai telescopi.

Inoltre, è italiano il sensore di assetto della navicella, Autonomous Star Tracker, anch’esso realizzato dalla Leonardo-Finmeccanica, che ha già accompagnato la sonda sino alla sua destinazione e che ora le permetterà appunto di mantenere il suo assetto sull’orbita polare.

Pare molto significativo che l’acronimo della sonda sia Juno, ovvero Giunone, dea regina dell’Olimpo e moglie di Jupiter / Giove, celebre per aver scoperto con sistematica puntualità le “marachelle” del suo collerico e farfallone consorte. Non a caso, la celebre azienda Lego ha realizzato delle statuine di Giove e Giunone, insieme con una di Galileo, che sono state anche inserite all’interno della sonda stessa, per celebrare il grande evento. In omaggio al grande astronomo Galileo Galilei, scopritore delle lune intorno al gigante gassoso, nella sonda è stata apposta una targa con il suo ritratto, la firma e il testo originale in cui descrive le sue scoperte sui satelliti.

Mi unisco ad ogni astrofilo, amante dello spazio e delle sue meraviglie, nell’augurare alla sonda JUNO un viaggio felice e il miglior compimento della sua prestigiosa missione.

fonti:    INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica
IAPS – Istituto Astrofisica e Planetologia Spaziali
NASA – National Aeronautics and Space Administration USA
ANSA – Agenzia Nazionale Stampa Associata

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