Il mistero delle ossa in Nunziatura
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IPPICA: L’inglese GOD GIVEN vince il LYDIA TESIO nel Champions Day di Capannelle

di Francesco Angellotti (AG.RF 07.11.2018)

(riverflash) – Una giornata così alle Capannelle non s’era mai vista; solitamente i Gran Premi erano diluiti lungo tutta la Riunione, creando svariati appuntamenti interessanti. Adesso la Crisi ha indotto ad incentrare tutti gli Importanti Appuntamenti della Stagione, svolgendo in una giornata il clou delle prove più di rilievo dell’autunno.

   La scelta è discutibile, perché può essere un beneficio, ma vengono trascurati altri lati che sarebbero forse pi meritevoli d’attenzione. Ma, comunque, dovendo cambiare tutto il Contesto, è stata apportata anche questa modifica; che ha creato, comunque, un Evento Grandioso per l’importanza delle Competizioni e per la Qualità che si è ammirata in pista, in cui molto ha comportato la condizione della Pista e quindi l’Arte dei fantini nel montare.

   Inizio con i Giovani nel premio Divino Amore, una Listed per 2 anni ancora non vincitori a questo livello. Corsa velocissima, in cui i 1000 metri sono stati coperti in uno sparo; presto il cavallo proveniente dall’Inghilterra della scuderia Cupper Logistics, ma che già si era piazzato in dirittura a Roma, ma sui 1200 metri, è passato in testa pressando l’andatura di tutti i compagni, tra i quali lo seguivano più da vicino il Grizzetti Vabobos e il portacolori della Giu e Gio, Nonna Grazia; a 300 dal traguardo Stage Play fa uno spunto bruciante e lascia gli avversari a bocca aperta; però, solo in testa, negli ultimi 200 ha scarta vistosamente… ma questo non la dice giusta. I motivi potrebbero essere diversi, ed il parere del fantino J. Fanning potrebbe essere essenziale; il pubblico ha teso a semplificare che ha avuto paura del pubblico in tribuna, e la versione non è da escludere anche se sembra semplicistica. Comunque lo stacco dal gruppo era talmente evidente, che anche se lo scarto ha comportato una deviazione clamorosa, non ha sfiorato nessuno e non ha coperto la strada agli avversari, che erano tutti palesemente battuti. Considerazioni, in scuderia.

   Seconda corsa il premio Guido Berardelli, che gli ippici di tradizione ricordano come “Premio Tevere”; ma il dott. Berardelli è stato talmente importante nella conduzione dell’UNIRE, che la stima raccolta dai suoi successori lo ha reso un personaggio emblematico per tutta l’Ippica; ed allora si è corso il premio Guido Berardelli, in cui l’omonimo nipote si è presentato per la premiazione. Ha vinto questo Gruppo III il cavallo del sig. Crecco allenato dal clan Botti Athom Hearth Mother, che ha superato nella lotta finale l’altro allievo dei Botti, ma della scuderia STE.MA. Armageddon, che ha battuto di poco l’allievo di Giorgio Pucciatti della scuderia U.P.S. DI Piergiovanni, San Gregorio. Interessante che la corsa, portata da anni sui 1800 metri, è stata condotta da Bel Ami ad andatura “in mano”, anche perché il terreno era pesantissimo; però in dirittura, al momento dello stacco, il cavallo di testa rimane sul passo, non reagendo all’attacco. Così si staccano dal gruppo 3 cavalli, che lottano tra loro: San Gregorio, che non riesce a cambiare marcia, Armageddon, ed il cavallo che ha colto il nome da un brano epico dei Pink Floid; ai 200 metri Atom Hearth Mother piazza lo spunto e domina la corsa, e la rincorsa di Armageddon non lo impensierisce, vincendo a braccia..

   Alle gabbie di partenza 5 cavalli nel Premio Roma, adesso solo Gruppo II ma corsa del massimo livello; era molto atteso l’italiano Anda Muchacho, che però doveva affrontare 2 problemi: terreno e distanza. Per quanto riguarda i 2000 metri della corsa, sono stati resi più facili da affrontare perché l’andatura della corsa è stata tranquilla fino allo stacco in dirittura; ma il terreno, quello no; era molto pesante ed ha tagliato le gambe al cavallo che, trovata la strada per la progressione in dirittura, non è riuscito a piazzare il cambio di marcia, che ci sarebbe voluto. La corsa la conduce Perego, il cavallo meno quotato che cerca di fare il gioco di controllare gli altri per valutali al momento dell’allungo; e sono stati tutti superiori. In dirittura la lotta di riduce a 3 cavalli che progrediscono uno a fianco all’altro; ma, come detto prima, Anda Muchacho non regge nell’allungo e rimangono in due: Presley ed il tedesco Va Bank, che pur è stato allevato in Polonia. Se la giocano strenuamente e non si capisce chi è meglio; fino a che Va Bank non tira fuori lo spunto finale, e passa di quasi 1 lunghezza agli ultimi 200; ma oramai battuto, Presley cerca di dar fondo a tutte le forze di recupero, per cercare di riagganciare l’avversario; che però, anche solo di 1 incollatura, riesce a precedere l’avversario, dando la vittoria al Team Valor che, allenata da Wohler, ha battuto il team Botti, sc.  Quafin.

   Arriviamo al premio Ribot, un gruppo III che è stato dedicato alla memoria dell’allevatore Loreto Luciani, che conduceva un gran complesso vicino Cisterna. Sempre 1600 metri per anziani, ed infatti un 4 anni ha battuto un 3 anni. La corsa è stata abbastanza brillante, col terzo arrivato allenato da Grizzetti della scud. D’Altemps che va a condurre il gruppo, che segue bene, ma sgranato; entrato in dirittura, si mette sulle gambe e dopo 300 metri schizza  il portacolori della scud. 3 Batterhamsa&A Rey portato alla trasferta dall’allenatore Johnston, Masham Star. Sfila dal gruppo e si stacca, ma Villabate, il cavallo di Simondi della scud. Incolinx che vuol rifarsi della corsa di prima, lo insegue; però non lo aggancia, pur difendendosi bene dall’attacco del Grizzetti Wiesenbach, su cui il fantino si deve impegnare per fargli mantenere la coordinazione, dopo l’allungo col quale ha impresso l’andatura.

   Ed eccoci al Clou della giornata: il premio Lydia Tesio, che è rimasta nella piazza di Capannelle l’unico gruppo I che si disputa, sempre sulla distanza dei 2000 metri. Ha vinto una 4 anni, che ha battuto una 3 anni, e per il 3° e 4° posto si è ripetuta la combinazione: 4 avanti a 3 anni. Classico su questa distanza l’andamento di corsa delle 8 partecipanti, che dovevano conservarsi il fiato per lo stacco in dirittura. Infatti, subito dopo la curva è avvenuto lo stacco in cui fino ai 400 metri vedeva 6 concorrenti in lotta; a 300 metri erano rimaste 3 ed hanno lottato strenuamente fin sul palo. Però, ormai a 200 dal palo, sembra che la lotta si fosse ridotta a Nayaleti, allenata da Johnston, che già aveva sellato il vincitore del Ribot, e Snowy Winter, coordinata dall’allenamento di Watson; perché God Given, dello Stable Albans Bloodstock ed allenata da Luca Cumani, era a quasi 1 lunghezza dalle avversarie. Sembrava una corsa a 2, ma proprio a 50 dal traguardo, il giovane Watson chiede alla sua God Given l’ultimo sforzo con le capacità di riserva, e piazza un rush bruciante al fulmicotone, che stampa tutti, prevalendo di una incollatura. Sembrava incredibile, ma l’accelerazione della figlia di Nathaniel ha entusiasmato fino alle stelle.

   Così Luca Cumani ha portato un saluto all’Italia lasciando il ricordo della sua ultima vittoria nella sua Patria (d’origine). Perché Luca, finita forse la collaborazione con l’ Aga Khan, ha deciso di continuare la sua attività ippica nell’Allevamento; anche perché, pare, avrebbe a disposizione un esteso Stud, in cui svolgere l’attività al massimo livello. E speriamo che, con la sua genialità italiana che non ha accantonato, ma ha portato ad evidenziarsi all’estero, svolga finalmente quei passi necessari all’Allevamento, per assumere dimensioni nuove e progressiste.

   Ma un appunto ci sembra che bisogni fare anche sullo svolgimento della tattica dell’allievo Watson. Il dato base per saper montare a cavallo, è lo stile e la correttezza nel saper chiedere al cavallo l’allungo. Ma ci si distingue come professionisti, a seconda della sensibilità, su come si sente il cavallo, e sull’interpretazione delle capacità che si avverte, se e quanto sono disponibili; tutto correlato nel tempismo e nella freddezza. Allora, il giovane fantino era al centro di una lotta a tre; a 200 dal palo ha sentito che il cavallo aveva bisogno di recupero: dico a 200 dal palo! Allora ha lasciato sfilare di quasi 1 lunghezza gli avversari, pochi tempi d’azione, ed ha ripreso la sua God Given per lo spunto finale che, dato anche alle ottime doti di recupero che avrà percepito sotto la sella, ha piazzato uno spunto che posso credere sia avvenuto, solo perché l’ho visto.

   Questo ragazzo è da tener d’occhio, perché le sue doti di jockey non sono ottime o eccezionali: sono da Campione! Solo se sentirà la sua Raffinatezza Tattica con Umiltà e con Impegno riuscirà a non bruciare il suo Valore che lo farà Campione. E gli sia da testimone il fantino che è giunto per la premiazione del premio Ribot: Lester Piggot; che, a 83 anni, quando passa ci si inchina davanti al Mito; perché ha saputo sviluppare tutte le particolarità che fanno del fantino, una volta in sella, corpo unico col cavallo: nell’esercizio fisico e cerebrale!

   Ultima corsa di Gruppo III, il premio Carlo e Francesco Aloisi – Concessionaria Fiori; Per tre anni ed oltre che si sono confrontati sui 1200 metri della pista dritta, ove la partenza arriva quasi al cavalcavia del Raccordo Anulare.

   Degli stranieri, dominanti fino ad ora, ce n’era solo 1; e neanche è entrato nel marcatore.

   In fondo è stata una corsa senza storia; dopo essersi messa sulle gambe, è scattata via la 3 anni Charline Royale, che ha seminato il gruppo che non è riuscito a dirgli: A. Questa figlia di Zebedee, della scuderia Colle Papa ed allenata da Silvia Amendola, è stato montata benissimo dal fantino Basile che, sentendo la carica della giumenta, l’ha giustamente interpretata allungando secondo il suo mordente, dopo averlo caricato sulle braccia nei primi 200 metri; così gli avversari si sono trovati a dover reggere il passo, quindi entrando subito in difficoltà perché l’andatura è stata bruciante dall’inizio, nessuno ha potuto recuperare il ritmo, lasciando Charline Royale facile vincitrice.

   Domenica 4 novembre, all’Ippodromo delle Capannelle è stata una giornata esaltante; con tutti i Tecnici e gli Appassionati che partecipavano all’esaltazione che offre questo sport, ma con il grave rimpianto di tutto quel che hanno voluto far sparire; anche se durante tutta la giornata, ricordando i passaggi Storici, ci si è immersi nel Sogno: il  Canto  del  Cigno?

 

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