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INTERVISTA PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA CAPITOLINA MARCO POMARICI

pomarici

(riverflash) – Presidente, in 5 anni lei non ha saltato mai una seduta, mai una votazione, è diventato il recordman dell’Aula Giulio Cesare…

“Diciamo che è stato un gesto naturale. Da quando sono stato eletto, il 26 maggio del 2008, mi sono impegnato affinché con il mio lavoro per onorare al meglio il mandato dei miei elettori e la fiducia che i miei colleghi del Pdl hanno espresso conferendomi questo ruolo. Sono stato in Aula giorno e notte, non nascondo sia stato faticoso, soprattutto in certi momenti, ma la soddisfazione di aver contribuito a scrivere una virgola della storia della nostra città non ha prezzo ”.

Senza dubbio è stata un’Aula difficile..

“Ogni tanto si è trasformata in una sorta di Vietnam, con punte di contestazione eccessivamente sopra le righe. Faccio il consigliere comunale dal 2006, ho iniziato proprio dall’opposizione quindi ne conosco i meccanismi e la necessità di far sentire la propria voce anche strillando. Quello che non ho mai consentito è la mancanza di rispetto tra colleghi o perfino, nei confronti dei dipendenti comunali preposti ai servizi dell’Aula, com’è capitato in qualche circostanza. Soprattutto quando si lavora da molte ore e la stanchezza prevale è normale avere momenti di nervosismo. Il mio ruolo è sempre stato quello di contenerli nei limiti del decoro e della correttezza”.

Di questi episodi sopra le righe cosa ricorda?

Un consigliere, una volta, cosparse l’aula di ketchup per protestare contro un attacco israeliano in Palestina, occupando per giunta l’Aula. Durante la discussione sulla privatizzazione di una parte di Acea arrivarono perfino ad arrampicarsi sulla statua di Giulio Cesare. In Assemblea si discute e ci si confronta, si può anche essere in disaccordo, ma il concetto di scambio costruttivo rimane la base. Se invece si occupa l’Aula per impedire l’approvazione delle delibere…”.

A proposito dei lavori, abbiamo dei numeri importanti, diffusi qualche settimana fa dal sindaco Alemanno: 112.773 ordini del giorno, 162.135 emendamenti…

“…e il totale fa 274.908. Sono le proposte ostruzionistiche dell’opposizione. Si rende conto contro cosa abbiamo dovuto combattere? Sono dati che devono far riflettere, numeri spaventosi. E lo sa qual è stato il risultato?”

Quale?

“224 delibere, 4,7 miliardi di investimenti e 1 miliardo di opere pubbliche bloccate, che potevano far crescere Roma, dare posti di lavoro e che invece sono ancora lettera morta. È questa la cosa inaccettabile, ingloriosa, che spero non possa ripetersi mai più”

Delle delibere importanti però sono state portate a casa…

“Sì. Durante questi cinque anni abbiamo affrontato molte sfide. La più importante è aver ottenuto dal governo il  riconoscimento di Roma – Capitale della Repubblica. Un passaggio epocale che ha mutato l’assetto istituzionale della città sancendo il passaggio del Consiglio Comunale in Assemblea Capitolina, di cui ho avuto l’onore di essere il primo Presidente. Con l’approvazione del  nuovo Statuto, a marzo, abbiamo approvato la riduzione del numero dei consiglieri, che passeranno da 60 a 48 e delineato le linee guida volte a dare alla città un assetto più competitivo rispetto alle altre capitali europee. È stato un lavoro meticoloso nel quale è stata indispensabile l’esperienza acquisita in questi anni”.

Ci sono state novità anche per l’Assemblea Capitolina. Prima l’introduzione dell’Inno di Mameli all’apertura delle sedute, poi la rivoluzione digitale…

“Nel primo caso siamo stati i primi e di questo sono molto orgoglioso. Nel secondo caso, durante il restauro-digitalizzazione dell’Aula abbiamo pensato ad un’azione anti spreco con l’introduzione di pen-drive per la consultazione dei documenti, che è stata un po’ la contromossa all’invasione degli emendamenti da parte dell’opposizione. Poi sono venute le convocazioni on line delle sedute e l’Assemblea Capitolina su Twitter per dare ai cittadini uno strumento in più per essere partecipi”.

Durante la consiliatura le porte dell’Aula Giulio Cesare sono state aperte a Benedetto XVI, oggi Papa emerito, che ricordo ne ha?

“In una delle mie prime interviste citai la sua frase “Sono un umile servitore nella vigna del Signore” che il Santo Padre pronunciò affacciandosi alla loggia di San Pietro. La sua  è stata una straordinaria testimonianza dell’umiltà dell’uomo che si è esplicitata in tutti gli anni del suo pontificato. Incontrarlo dal vivo è stata una grandissima emozione anche perché lui è esattamente come sembra, una persona che ti mette a proprio agio, con la sua voce pacata e profonda. Il suo pontificato seppur breve rimarrà nella storia per la profondità del suo messaggio. Sono rimasto colpito anche dalla figura di Papa Francesco che mi auguro di incontrare presto di persona. Anche lui ha straordinario carisma e semplicità dei costumi e nello stile”.

Cosa consiglierebbe al suo successore?

“Sicuramente di avere pazienza che è la prima virtù necessaria per mantenere il controllo dell’Aula. Penso sia indispensabile calarsi pienamente nel ruolo di arbitro, terzo rispetto alle parti politiche. Durante il suo mandato un presidente d’aula dovrebbe tenersi lontano il più possibile dalle polemiche tra maggioranza e opposizione. Un celebre arbitro rispose a chi gli faceva notare di aver scontentato entrambe le squadre: ‘allora significa che ho arbitrato bene’. Oltre all’opposizione anche la mia maggioranza a volte ha contestato qualche mia decisione; applicando il principio citato poco fa significa che ho presieduto correttamente ”.

 (AG RF RM 15.05.2013)

pomarici11

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