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INAUGURATA “RICONCILIAZIONE PER L’EUROPA”, MOSTRA FOTOGRAFICA A CURA DEL CENTRO MEMORIA E FUTURO DI BRESLAVIA

 

AG.RF.(redazione).27.11.2021

“riverflash” – Presentata la candidatura del “Messaggio dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi” del 1965 per il conferimento del Marchio del patrimonio europeo.

 

L’attualità del Messaggio al centro di un Forum, moderato da Gianfranco Svidercoschi, vaticanista e storico, che seguì il Concilio Vaticano II da cui partì lo storico gesto.

 

A 56 anni dal Concilio Vaticano II arriva a Roma Riconciliazione per l’Europa, importante mostra che illustra la riconciliazione tra polacchi e tedeschi, fondamento dell’Europa Unita.

Nel 1965, appena 20 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, i vescovi cattolici polacchi scrissero una lettera ai vescovi tedeschi, che conteneva la storica frase “In questo spirito molto cristiano, ma anche molto umano, noi tendiamo le nostre mani a voi seduti qui sui banchi di questo Concilio, mentre esso sta per concludersi, e perdoniamo e chiediamo perdono. E se voi, vescovi e padri conciliari tedeschi, tenderete le vostre mani fraternamente, allora e solo allora potremo celebrare il nostro Millennio nel modo più cristiano e con una coscienza tranquilla”.

Fu un gesto estremamente significativo, promosso dall’arcivescovo di Breslavia Bolesław Kominek, condiviso con il primate di Polonia, Stefan Wyszyński, con il vescovo Kazimierz Kowalski e con l’allora arcivescovo Karol Wojtyła.

“Seguendo da vicino il Concilio –  spiega Gianfranco Svidercoschi, vaticanista e storico che seguì l’evento come inviato dell’Ansa –  ho capito l’influsso della lettera. Fu un fatto epocale perché per la prima volta la Chiesa cattolica chiedeva pubblicamente perdono. E’ stata una presa di coscienza, promossa da Mons.Kominek, che ha ispirato profondamente gli anni a venire. Lo stesso Papa Wojtyla ha caratterizzato il suo pontificato, nel solco di quel perdono, con una serie di richieste di mea culpa per gli errori commessi nella storia dalla Chiesa. Sono state iniziative straordinarie, senza precedenti. Chiedere perdono per il Papa era un’esigenza irrinunciabile che lo portò ad istituire proprio la “Giornata del perdono” in occasione del Giubileo del 2000”.

Da questo spunto ha preso il via il Forum di discussione “Attualità del Messaggio dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi per l’Europa odierna”, moderato da Gianfranco Svidercoschi, giornalista vaticanista e storico, che ha analizzato con i contributi di Wojciech Kucharski, curatore della mostra, Marek Mutor, direttore del Centro “Memoria e Futuro”, e di Andrzej Grajewski, storico e giornalista, il cammino che ha fatto la “lettera” nel mondo ecclesiale e le sue straordinarie ricadute.

“Nell’ambito della vasta mole di documenti prodotti in quattro anni di Concilio –  aggiunge Svidercoschi – la lettera rappresentava una Chiesa umile, disposta a chiedere perdono. Scritto da Mons. Kominek, a Fiuggi, l’8 ottobre il testo fu inviato in bozza al primate Wyszyński e anticipato ad alcuni vescovi tedeschi per sondare la loro reazione. Oggi guardiamo questo prezioso documento con gli occhi della storia, all’epoca si percepiva il segnale di un cambiamento profondo”.

Fu uno sforzo notevole per aprire ad una riconciliazione e cooperazione tra due paesi fulcro di controversie politiche e territoriali. Un tentativo di pacificazione che partiva da lontano, dagli anni del nazismo, di Hitler, della seconda guerra mondiale e del comunismo. Il documento, in effetti, era un invito rivolto ai tedeschi a partecipare alla commemorazione del Millennio cristiano polacco, che sarebbe caduto nell’anno 1966, ma il messaggio contenuto guardava ben più lontano e apriva le porte alla riconciliazione e al superamento dell’astio tra le due nazioni.

“La lettera ha aperto la strada ad un cambiamento epocale – spiega lo storico Andrzej Grajewski – e senza questo messaggio probabilmente l’allora arcivescovo Karol Wojtyla non sarebbe diventato Papa”.

Una considerazione che sottolinea ancor più il rilievo del Messaggio contenuto nella lettera del 1965.

“La valutazione di Andrzej Grajewski è molto forte – conclude Gianfranco Svidercoschi –  Non si può non notare, però, la provvidenzialità del passaggio di testimone tra due Papi, prima un Papa polacco e poi quello tedesco, che hanno sperimentato la barbarie della guerra nei loro Paesi”.

 

Il rilievo della lettera, il cui manoscritto è stato ritrovato nel 2019 al Pontificio Istituto Polacco di Roma dove è conservato, e il valore riconosciuto negli anni successivi hanno indotto la Polonia a candidare il prezioso documento per il conferimento al “Messaggio dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi” del Marchio del patrimonio europeo, il prestigioso riconoscimento della Comunità Europea assegnato a siti, beni culturali e testimonianze del patrimonio immateriale con una riconosciuta rilevanza simbolica, storica e culturale.

“La Lettera è ancora poco nota anche in Polonia – sottolinea Wojciech Kucharski, curatore della mostra – in quanto sono pochi coloro che sono veramente consapevoli del valore del messaggio contenuto al suo interno. Abbiamo ancora una lunga strada da fare; mi auguro che l’incontro di oggi possa rappresentare una tappa importante per la sua conoscenza”.

Allestita negli spazi dell’Istituto Polacco di Roma, diretto da Łukasz Paprotny, e aperta al pubblico dal 18 novembre, data simbolo in cui fu inviata la lettera nel lontano 1965, la mostra romana, esposta fino al 29 novembre, descrive il contesto in cui prese corpo questo straordinario progetto di riconciliazione. Ospiti d’onore S.E. Anna Maria Anders, Ambasciatrice della Repubblica di Polonia a Roma, e S.E.  Janusz Kotański, Ambasciatore della Polonia presso la Santa Sede, che hanno concesso il patrocinio all’evento.

Orari mostra

18 – 29 novembre 2021 –  Istituto Polacco di Roma, Via Vittoria Colonna 1

Lunedì – Venerdì ore 10-18.00 Ingresso libero

Ufficio stampa brizzi comunicazione

Cecilia Brizzi – c.brizzi@brizzicomunicazione.it

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