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IL VIOLINO DI BACH È UN PICCOLO VIOLONCELLO

di Francesco Angellotti (AG.RF 10.11.2019)

(riverflash) – Lo studio musicale che viene elaborato tramite la Filarmonica Umbra è molto importante, e se ne è avuta conferma venerdì 8 novembre, presso il Teatro Secci a Terni.

   Tra i suoi elaborati, Johann Sebastian Bach scrisse importanti componimenti per Violino, e quel che ha trasmesso il compositore tedesco, che nacque ad Eisenach nel 1685 e dipartì a Lipsia nel 1750, è stato rielaborato dal bravissimo MARIO BRUNELLO, che ha riproposto le tematiche al Violoncello Piccolo ed al Violoncello.

   La storia di questo strumento è molto attraente, perché segue sotto una certa forma gli eventi storici, dando conferma che la Musica è espressione della evoluzione sociale.

   Nel ‘600 molte erano le forme per realizzare gli strumenti a corda, perché venivano adeguati alle esigenze degli strumentisti; desideravano esprimere delle note o dei toni in una certa maniera? Allora il liutaio eseguiva uno strumento adatto per realizzare quelle caratteristiche.

   Conseguenzialmente, gli strumenti assumevano variazioni nel modello, accentuando le caratteristiche richieste, assumendo forme e fisionomia adatte: anche nella grandezza, che poi si è stigmatizzata in Violino, Viola o Violoncello; andando da violini piccolissimi a violoncelli enormi. Tutta questione di suono, che era molto ricercato e molto vario nella selezione.

   Fino a che, ai primi del ‘700, praticamente fino a che non è arrivato Vivaldi (Venezia 1678 – Vienna 1741); lo straordinario esecutore, che avrà composto circa 700 violini sparsi in tutto il Mondo, ha impostato la caratteristica dello strumento, giustamente ricercato come l’insuperabile artista che era riuscito ad ottenere un’ unica combinazione, realizzata con tecniche e materiali segreti.

   Praticamente Bach e Vivaldi erano contemporanei, e la formula dei loro studi, proposti con una tecnica che espandeva sensibilità, ha impostato il corso della Vita nelle Nobil Corti, le quali si trovavano immerse in rivolgimenti drastici nell’impostazione politica – sociale.

   Dopo una lunga e interessantissima introduzione, in cui sono stati spiegati i particolari della Musica e del Contesto in cui veniva espressa per portare “il Nuovo” verso la Società, MARIO BRUNELLO ha preso il suo Violino Basso ed ha iniziato con 2 Sonate. Meglio sarebbe dire che lo strumento era un Violoncello Piccolo, anche se per accorgersi delle sue proporzioni bisognava osservarlo da vicino. Lo strumento era un rifacimento da Nicola Amati, (1505 – 1577 sempre a Cremona, la città dei Liutai) e si sono ascoltati i 4 tempi della Sonata n° 1 in Sol minore BWV 1001. Un “a solo” intenso, in cui la Musica ha impostato la serata in una maniera esaltante.

   Sempre con lo stesso strumento, Sonata n° 2 in La minore BWV 1003, ancora in 4 tempi.

   E stata un’esecuzione incredibilmente trascinante, in cui il compositore si è lanciato nell’esprimere diversi temi, che si intersecavano veloci, ma con un’armonia che univa i discorsi, amalgamando le tematiche dolcemente: dramma, riflessivo, introspettivo, allegro, scherzoso, deridente: ma quest’ultima caratteristica era velata e non sempre capita.

   Nella seconda parte, è cambiato genere di musica, perché dalla Sonata si è fatta ascoltare una Suite; di cui il significato, come radice, lascerebbe desumere una composizione più leggera; ma anche assumendo tono più importante, il nome è rimasto inalterato.

   Solo un brano per tutta la seconda parte, ma la Suite n° 5 BWV 1011 era in 7 tempi, e molto viva è stata la variazione dei temi, che ha appassionato per i cambiamenti ed i sottintesi: le improvvise variazioni di tono, che scomponevano la tradizionale linea con cui venivano eseguite le tradizionali musiche d’ogni genere; è stata una sorta di ironia quella con cui Bach ha cambiato le strutture abituali, ed in una Società Conformista il significato era chiaro.

   MARIO BRUNELLO ha cambiato strumento, e dal rifacimento Amati, ha fatto ascoltare il suo originale Maggini, che nacque a Bargini nel 1580 e si trovò a Brescia quando terminò nel 1630. Indubbiamente uno strumento eccezionale, sempre a 4 corde; a volte, a quei tempi, ne mettevano 5, creando la possibilità d’alzare il tono con la corda in Sol, quindi alta. Ma i 2 strumenti erano ambedue a 4 corde, senza sofisticazioni alla ricerca dell’euforia.

   Il lungo brano ha mostrato quanto Bach fosse padrone delle variazioni, perché i toni non seguivano l’impostato costume nei tempi e nelle tematiche; improvvisi cambi che Johann riusciva a trasmettere nella maniera più armonica; eppure facendo notare l’esigenza di rompere gli schemi, per trovare un Senso Nuovo, ormai più Adeguato.

   L’effetto della proposta è stato eclatante; solo il discorso musicale era impressionante per la Novità, ed Esaltante nella bellezza trascinante. Ma certo, il significato già d’allora induceva al Cambiamento: perché lo scorrer del tempo implica lo scorrer del Costume e delle Impostazioni: arenarsi nei Dati di Fatto rappresenta la sconfitta, che in questo momento revisionista stiamo traversando. Ma Bach, 1685 – 1750, ci insegna ad andare avanti.

   Gli scroscianti applausi non sarebbero cessati se non fosse stato eseguito un bis: lo fanno tutti, anche i più scalzacani; Mario Brunello è stato Grande con i due violoncelli, non poteva far aspettare troppo il pubblico plaudente.

   E’ tornato a far ascoltare un tempo del secondo brano già suonato, quando poggiava di fronte il violoncello piccolo; ed il brano iniziava, come concludeva, con un arpeggiato: un tocco di Classe con cui i saluti hanno avuto un significato quasi affettuoso.

 

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