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Il saluto autunnale della Wiener Philarmoniker Orkestra nel SOMMERNACHT KONCERT

di Francesco Angellotti (AG.RF 26.09.2020)

(riverflash) – Il cambiamento di data in cui quest’ anno si è raccolta la Wiener Philarmoniker Orkestra è significativo.

   Tutto bloccato, ad aprile ed a maggio, per il pericolo creato dalle condizioni sanitarie, che hanno fermato il Mondo in qualsiasi espressione. Si è sperato di rimandare verso la metà di settembre, ma il concerto è stato possibile solo verso la fine del mese: il 24 settembre, con un pubblico risicatissimo; abituati a 100.000 presenti, le porte dei giardini all’italiana del magnifico castello di Schonbrunn hanno accolto solo i pochi che, probabilmente, hanno formato il gruppo che sponsorizzava l’ avvenimento. Eppure l’ aiuto logistico è senz’altro stato molto imponente, data la grandiosità con cui il giardino è stato arredato con un allestimento elegantissimo; il palco era coperto per evitare contrattempi occasionali, l’ illuminazione era enorme e articolata di simpatici effetti di colore, tutto ripreso su megaschermi che facilitavano, offrendo i particolari alla vista.

   Tutta questa enorme ricercatezza non è stata solo necessaria per i presenti, che nonostante fossero pochi, erano un numero già ragguardevole; ma la ripresa del concerto è stata distribuita il 80 paesi, che hanno accolto volentieri l’ auspicio che è stato lanciato da Vienna, con un concerto che aveva come tematica un soggetto universalmente riconosciuto come perno dell’ esistenza in tutte le epoche: l’Amore.

   Unico particolare, la trasmissione sul “Concerto di una notte di d’ estate” ha imprevedibilmente preso il posto di un ricordo del grande interprete, musicale ed umano, Ezio Bosso; ma speriamo di poter vedere la registrazione in altra data.

   Per avere un’ idea dell’ importanza che ha sempre avuto questo concerto, ci sembra interessante notare la grandezza dell’interpretazione dalla “Filarmonica di Vienna”, che un maestro come Riccardo Muti ha definito al più alto livello di perfezione; e si può capire come, durante i tempi gloriosi dell’ impero austriaco, Vienna fosse il punto più ambito nella ricerca dei più grandi musicisti.

   Dal 2004, sono saliti sul podio i direttori Zubin Metha (2005 – 2015), Placido Domingo (2006), Valery Gergiev (2007 – 2011 – 2018), Georges Petre (2008), Daniel Baremboim (2009), Franz Welser – Most (2010), Gustavo Dudamet (2012), larin Mazel (2013), Cristoph Eschembach (2014 – 2017), Semyon Byehkov (2016).

   Per chi ha saltato tutti questi nomi per noia, basti sapere che sono i migliori in senso assoluto.

   Il concerto, nella capitale della musica che ha richiamato tutti i migliori compositori, quando rappresentava l’ apice nella musica classica che si è imposta nel ‘700 e nell’ ‘800, ha assunto un significato determinante: infatti non c’è da stupirsi se, in questo particolare momento, tutti siano sconvolti per un improvviso cambiamento sociale, che non si riesce a coordinare.

    Allora, con tanto di retroterra e forti di una possente preparazione articolata nella maniera più varia e riuscita, si è voluto dare un tocco di modernità, per indurre la collettività verso una unione ed uno sviluppo che sproni ad incentivare la dinamica del Bene e dell’ Umanità; onde non cadere nel pericolo della strumentalizzazione, che incombe su tutto il Mondo.

   Allora il concerto si è svolto con autori moderni, come esordio ad edificare sulle esperienze, lanciati verso il progresso: Richard Strauss (1862 – 1949), Richard Wagner, ammirato da Strauss (1813 – 1883), Jacques Offenbac (1819 – 1880), Jules Massenet (1842 – 1912), Felix Mendelsonn Bartholdy che ebbe vita breve ma sfavillante carriera (1809 – 1847), Kalman è un autore del ‘900, il russo Aram Khatschaturjan (1903 – 1978), il nostro brillante Giacomo Puccini (1858 – 1924); finito il repertorio in programma, sono iniziati subito i bis, che erano scontati; e si sono conclusi con il famoso “Il dottor Zivago”, che è la musica da film che ha dato notorietà a Maurice Jarre (1924 – 2009).

   Un’Orchestra così eccellente, con molti giovani agli strumenti, è stata diretta di nuovo da Valery Gergiev, che ha potuto esibire tutta la sua bravura, perché era seguito in modo impeccabile. Alcuni brani musicali sono stati cantati dall’eccezionale tenore Jonas Kaufmann; nonostante sia un tedesco dalla voce bellissima e potente, ha articolato il suono benissimo in francese ed in italiano; anche se, e questo è un po’ dispiaciuto, la sua impostazione di voce eccezionale non ha potuta esibirla in tutti i testi fatti ascoltare; perché alcuni brani non richiedevano impegno e stile, ma erano più orientati sulla leggerezza e la cantabilità: per cui non è richiesta bravura nel canto ma più nell’esecuzione;  però Kaufmann non è mancato nel sottolineare il suo livello, almeno nella nota conclusiva, ascendendo col tono in modo significativo.

   Importante cogliere il messaggio che ci hanno fatto ascoltare dal magnifico castello di Schonbraunn la Wiener Philarmoniker, il direttore Valery Gergiev e l’eccezionale tenore Jonas Kaufmann: perché la così decantata “ripresa” ha bisogno di nuovi contenuti, per sviluppare una Nuova Umanità.

   Tanto si è cercata, con tanti motti e tanti slogan, a tanti livelli: politici, sociali e culturali. E’ venuto il momento adatto, perché il cambiamento è imminente e per svolgerlo nel modo più positivo, dovremo far esplodere la nostra Umanità!

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