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Il ritorno della saponetta: sostenibile e plastic free

di Valentina Riso (AG.RF 30.11.2019) ore 10: 18 (riverflash) I periodi bui per la saponetta sono terminati. Dopo anni passati in fondo a qualche cassetto come semplice profumatore, ora è pronta a riconquistare il suo fascino. Un accessorio della beauty routine sostenibile e plastic – free. Via libera al suo ritorno, dunque, in confezioni originali, forme inaspettate e funzionalità disparate. Arricchite da essenze e olii, non solo svolgono la più antica delle loro funzioni, ma struccano, detergono e profumano rispettando l’ambiente. Inoltre, arredano i bagni di tutti, diventando un dettaglio prezioso su cui puntare l’obiettivo.
I classici dispenser di sapone liquido cedono, quindi, il posto al panetto di sapone, una scelta trendy e che ha il sapore di un ritorno al passato: basta dire “sapone di Marsiglia” per evocare quella sensazione di pulito tipica dei ricordi legati all’infanzia e alle nonne. Profumi delicati che il nostro naso e, soprattutto il nostro cuore, non dimenticano.
Il sapone di Marsiglia è classico, semplice ma efficace e probabilmente proprio in questa triade magica risiede il segreto del suo successo. Nato nell’omonima città francese nel lontano ‘200, è ancora considerato un ottimo prodotto con il quale prendersi cura della propria igiene personale ma anche di casa e bucato. La ricetta originale di questo sapone di un tempo, quella che contempla l’uso di un unico tipo di olio vegetale, rivive nei saponi de La Corvette, storica azienda marsigliese che garantisce cottura in caldaia come la tradizione insegna e nessun colorante e conservante.
Questo nuovo anno lo riporta in auge: a vincere è sicuramente la praticità e il suo essere multitasking. Inoltre è la soluzione più ecologica perché non contiene tensioattivi, addio plastica e ambiente tutelato. La saponetta non è rimasta indietro ma si è evoluta consentendo un utilizzo specifico per quasi tutte le necessità.
In quest’ottica, sempre più brand beauty si impegnano a ridurre l’uso di plastica vergine per i loro packaging e grazie a questo moto interventista per la salvaguardia dell’ambiente il sapone solido ritorna al vecchio splendore. Tra questi Dove di Unilever che ha appena annunciato che farà un passaggio alla plastica al 100% riciclata per i saponi liquidi e proporrà dei packaging ecologici anche per i saponi Dove Beauty Bar.
Con questa riduzione di plastica vergine Unilever ha dichiarato che risparmierà 20,500 tonnellate all’anno del materiale, una quantità equivalente a 2,7 volte la circonferenza della terra. I nuovi flaconi di plastica al 100% riciclata saranno usati per tutti i prodotti Dove Men e Baby Dove, facendo eccezione per tappi ed erogatori, che ancora non è possibile sostituire con altri di materiali di riciclo.
Dove non è l’unico brand con un programma di riduzione della plastica nei packaging. Buona parte del mondo cosmetico ha iniziato a fare la sua parte in fatto di salvaguardia del pianeta. Un sondaggio di Regeneration Roadmap 2012, condotto per il gruppo L’Oréal, ha registrato che il 65% dei consumatori «sente il dovere di acquistare prodotti che siano sicuri per l’ambiente e la società». Sulla base di queste ricerche il gruppo francese ha messo a punto un piano che porterà entro il 2020 ad avere tutti i prodotti del suo portfolio con un profilo sociale e ambientale migliore.
Tra i brand più sensibili c’è REN, che ha annunciato da poco che userà plastica al 100% riciclata per tutti i suoi prodotti entro il 2021. Anche Khiel’s, l’azienda skincare nata a New York 167 anni fa, è della stessa scuola, ha recentemente lanciato Kiehl’s Made Better™, una nuova mission del brand che promette di migliorare entro il 2020 le formule dei prodotti, il packaging, le attività produttive di riciclo e l’impegno sociale.
Si aggiunge a questi Davines, nella sua carta etica si legge che il packaging viene concepito con l’intento di abbandonare l’utilizzo di materiali vergini e provenienti da fonte fossile, nonché di garantirne il riciclo a fine vita; che le confezioni sono indispensabili per contenere, preservare e proteggere il prodotto, ma devono anche avere un minimo impatto, privilegiano l’utilizzo del solo packaging primario per evitare ulteriori confezioni esterne che, se necessarie, vengono scelte riciclate e riciclabili o compostabili. E tra i brand a zero impatto non bisogna dimenticare, in ultimo, Lush, il marchio made in UK, di Poole, che dal 1995 propone una cosmetica etica e che nel 2018 è arrivata ad aprire in via Torino a Milano Lush naked shop, il primo negozio Lush al mondo che vende solo prodotti nudi senza imballaggio e senza plastica.

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