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IL LIBRO DI PEPE MUJICA, IL PRESIDENTE POVERO

la_felicita_al_potere_jose_mujica_copertinadi Sabrina Sciabica (AG. RF. 16.01.2017)

“L’obiettivo dell’esistenza umana non è vivere per lavorare. Bisogna lavorare per vivere. Non sprecate la vita, la vita bisogna viverla!”

(riverflash) – José Alberto Mujica Cordano, da molti conosciuto come Pepe Mujica, il “presidente povero”, è uno dei politici più conosciuti e apprezzati al mondo, per le sue idee rivoluzionarie e soprattutto per il suo stile di vita, decisamente diverso rispetto ad altri che hanno ricoperto incarichi simili al suo. Il libro dal titolo La felicità al potere raccoglie i suoi discorsi pubblici che contengono molte delle sue teorie.

Mujica è stato il quarantesimo presidente dell’Uruguay, dal 2010 al 2015, ed è attualmente senatore. Più volte ha sottolineato l’importanza del tempo e la sua filosofia di vita, contro il capitalismo sfrenato e alla ricerca di una libertà più profonda che, attualmente, pochi individui riescono ad avere. Il concetto è semplice e si fonda su una riflessione e un’analisi delle reali necessità dell’uomo: troppo spesso, sottolinea il presidente, ci si indebita correndo dietro a bisogni materiali che si rivelano pesi, vincoli e legami infiniti. Dunque non sarebbe più proficuo vivere con qualche lusso in meno ed eliminare il rischio di rimanerne schiavi?

Mujica non suggerisce certo di rinunciare al lavoro e al guadagno, ma piuttosto di essere consapevoli di come sfruttiamo il nostro tempo; sicuramente una parte va dedicata al lavoro ma in misura adeguata al sostentamento; il rimanente andrebbe dedicato ai rapporti umani, alle altre passioni, a ciò che profondamente ci soddisfa.

“Lottiamo per essere liberi e non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano. Mentre sei obbligato a lavorare per sopperire alle tue necessità materiali non sei libero, sei schiavo della vecchia legge della necessità. Ora, se non poni un limite alle tue necessità, questo tempo diventa infinito. Detto più chiaramente: se non ti abitui a vivere con poco, con il giusto, dovrai vivere cercando di avere molte cose e vivrai solo in funzione di questo. Ma la vita se ne sarà andata via. Oggi la gente si preoccupa di comprare, in una corsa infinita […]. E allora non ha più tempo per le cose elementari, che sono molto poche e sono quelle di sempre, le uniche: le relazioni fra genitori e figli, l’amore, gli amici… Per tutto questo c’è bisogno di tempo!”

Con un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura e tanti anni di carcere, quando Mujica diventò capo di stato decise di donare più della metà del suo stipendio ai bisognosi, sostenendo che una parte del salario bastava già per la sua sopravvivenza e per le altre esigenze. Rifiutò di occupare il palazzo presidenziale rimanendo della sua fattoria alla periferia di Montevideo, dove attualmente abita.

“Nel non avere niente, o quasi niente, ho iniziato a dare un valore alla vita, che forse prima, come uno stupido, non vedevo, perché la cosa principale è vedere. A volte può capitare che uno passi davanti a un paesaggio e non lo veda. La vita è un paesaggio straordinario, ma bisogna vederlo. E per questo bisogna avere tempo”.

Dal punto di vista politico Mujica ha ottenuto la depenalizzazione dell’aborto, ha riconosciuto i matrimoni gay e ha operato per la legalizzazione della marijuana considerando la tossicodipendenza al pari di una malattia e sostenendo che era necessario liberalizzare la droga leggera soprattutto per combattere il narcotraffico, la più triste piaga dell’America Latina.

Ha riconosciuto l’indispensabilità del mercato internazionale e del capitalismo (“so bene che […] serve a produrre ricchezza, quindi tasse, buone per i servizi di cui anche i poveri si avvantaggiano”) ma ha avuto un approccio molto critico e piuttosto che una politica di austerità ha portato avanti il principio di “sobrietà” basato su profondi tagli agli sprechi.

Questo personaggio ha dimostrato al mondo intero che esistono dei politici tutt’altro che avidi, non per forza corrotti, e che si può svolgere un incarico così complicato e delicato, rimanendo fedeli ai propri valori di onestà e lealtà.

Poiché sarebbe semplicistico paragonare diverse realtà sociali e forze economiche che influiscono sui sistemi di potere di ogni nazione, non si propone certo di applicare lo stesso modello politico all’Italia; eppure l’operato di quest’uomo è da tenere come esempio e l’augurio del nuovo anno per la nostra Repubblica è che ci siano, anche da noi, più politici simili al presidente povero.

 

 

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