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IL FASCINO DEL VIRTUOSISMO ed Axel Trolese è un virtuoso del pianoforte a livello incredibile

di Francesco Angellotti (AG.RF 19.12.2018)

(riverflash) – La stagione concertistica programmata dall’Associazione Culturale Araba Fenice, ha proposto una serata in cui la ricerca si è fusa con la tradizione.

   Saremo più chiari, dicendo che un compositore che era considerato come ottimo istruttore con i suoi componimenti sperimentali alla sua epoca, è stato unito ad altri autori che rappresentano la base della musica classica dalla prima metà dell”800 ai primi del ‘900.

   Il 15 dicembre a Guardea ed il 16 a Terni nell’auditorium Gazzoli, sono state fatte ascoltare delle importanti composizioni di Muzio Clementi, Johannes Brahams e Maurice Ravel. Per quanto riguarda il bis, il pianista Axel Trolese è andato sul sicuro con un composto di Wolfang Amadeus Mozart: la giusta esaltazione finale in un’atmosfera che era salita nell’eccitazione fin sulle stelle

   Axel (spero mi permetta tono confidenziale per la sua ancor tenera età) ha voluto iniziare subito con la musica, ed appena entrato sul palco si è seduto, ed ha cominciato con la Sonata opera 50 n° 3 in Sol minore “Didone abbandonata”, di Muzio Clementi.

   Forse non tutti conoscono quest’autore, ed infatti non era noto neanche alla sua epoca. Questo per diversi motivi, ma non possiamo immaginare che sia per demerito. Prima di tutto, v’è da constatare che è stato travolto dal genio della musica, che è il compositore più sublime che non potrà mai essere eguagliato: Ludwig van Behetoven; infatti nella loro data di nascita corrono solo 18 anni, perchè Behetoven nacque nel 1770 e Muzio Clementi a Roma e non a Bonn, ma nel 1752; forse non è stato precoce come il tedesco, ma è morto dopo che, con una fine anticipata, salì in Cielo a Vienna nel 1827, mentre l’italiano Clementi aspettò il 1832 a Evesham. Certo, essere contemporanei di Behetoven voleva dire passare in secondo grado… a prescindere. Ma più che altro le composizioni di Clementi sono talmente rifinite e frutto di studio, che sono state usate come pezzi importanti per gli allievi, che imparavano, così, le tecniche più ricercate; oltre che sulla tastiera, anche ai pedali;che sono fondamentali, e gli strumenti di allora non erano esattamente come quelli attuali.

   Axel di Clementi ha suonato l’ultimo componimento che ci ha lasciato l’autore, che è forse il più sperimentale; avreste dovuto sentire la raffinatezza e l’emozione trascinante dei passaggi, che erano un vero composto d’improvvise tematiche che si susseguivano armonicamente, ma inaspettate, con passaggi di ritmo istantanei.

   Subito dopo, è arrivata una composizione molto diversa, dopo la vampata trascinante del primo ‘800, ma sempre nel Gota della musica classica.

   Di Johannes Brahms si sono ascoltate le “Variazioni su un tema originale in Re maggiore Opera 21 n° 1”. I pochi anni trascorsi tra i due autori, hanno impresso una differenza compositiva netta. Infatti Johannes nacque ad Amburgo nel 1833 (6 anni dopo la morte di Ludwig) per abbandonare le fila a Vienna, allora capitale della Musica e della Cultura, nel 1897. Una grande differenza era quella che, mentre prima le composizioni trovavano ispirazioni da eventi storici o epici, come il brano prima eseguito che aveva reminiscenze da Virgilio ma anche quasi contemporanee all’autore, i brani Brahms trovava che avessero una dimensione che non necessitasse di attributi accessori: la musica per la musica, senza dediche o ispirazioni ma Espressione Superiore ed Indipendente. Questo concetto non possiamo obbiettarlo, e sentire le sue Variazioni ha infuso in tutti Noi ascoltatori una Realtà sublime che andava ben oltre la Storia.

   Ultimo autore è stato Maurice Ravel, che nacque a Ciboure nel 1875, presso i Pirenei atlantici, e si trasferì nell’altra capitale culturale dell’epoca, Parigi, ove visse fino al 1937: quindi più giovane del precedente Brahms. Questo comportò che tornò a dedicare le composizioni ad eventi mitologici, ed infatti la Suite “Gaspard de la nuit” che è stata suonata, era una composizione che prendeva spunto da 3 eventi narrati dalla Mitologia; il primo, Ondine, racconta dell’incontro di un profugo con le Sirene, da cui sfugge dopo molti ed insistenti passaggi; il secondo, Le Gibet, ritorna in Si bemolle alla tradizione medioevale con il dramma del Patibolo; il terzo passaggio, Scarbo, è una classica esposizione romantica che mostra terribili diavoli che, con passaggi tremendi di una violenza trascinante, danzano con fervore, fino ad abbandonare la scena. Ed in questi contenuti si racchiude il senso “extramusicale” che Maurice voleva dare a queste composizioni così travolgenti. Da calcolare che Ravel era un tappo di non più di 1 metro e 50, ed il pianoforte lo suonava in maniera poco abile; ma la musica che aveva nel sangue l’ha portato a composizioni travolgenti; ben oltre il classico e più conosciuto “Bolero”, che è quasi una presa in giro, fatta ad arte, sulle melodie.

   Entusiasta il pubblico non si alzava; il bis era obbligatorio. Così Axel è andato sul sicuro ed ha fatto ascoltare un Rondò di Wolfang Amadeus Mozart. A questo punto, qualsiasi cosa possa riferire, è superflua; pasta dire Mozart e non posso dire oltre.

   Un ultimo appunto, però, vorrei farlo. Ho detto all’esordio che mi permettevo di chiamare il pianista per nome, per la sua giovine età. Certo, il musicista ha raggiunto traguardi di primo livello in tutta Europa, e quando è andato in Giappone il successo è stato straordinario. Così, sentendolo suonare, si rimane rapiti dall’esecuzione stupenda, nei tempi e nei ritmi armonici e coinvolgenti. Eppure il “piccolo” Axel compirà 22 anni il prossimo mese; e lui ci ha tenuto a dir che ne ha ancora 21. Dire che è un ragazzo precoce è uno sminuire il suo valore. Rappresenta quel che si può descrivere solo definendo una persona “con la Musica nel Sangue”. Ed Axel costituisce la rappresentazione della Musica, è Musica lui stesso. Dovrà continuare con impegno ed umiltà, per non sgretolarsi come è avvenuto ad altri interpreti che si sono bruciati perché hanno verificato d’esser Grandi; ma Axel potrà raggiungere il Massimo, perché la Musica non è nelle sue dita, ma è un’espressione di tutta la sua Grand’Arte.

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