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Il DON CARLO di Verdi alla Scala con la direzione di Daniele Gatti

di Francesco Angellotti (AG.RF 17.05.2020)

(riverflash) – Si nota nelle Opere di Verdi, la sua ammirazione per autori che hanno lasciato impresso nella storia della letteratura il loro messaggio: per esempio Victor Hugo e William Shakespeare; infatti a 51 anni ha messo in musica un testo che riprende molto da Schiller, mostrando come fosse impossibile conciliare l’Assolutismo col Liberalismo. Ha trattato l’argomento in modo attento e dettagliato, producendo un’Opera che debuttò al Teatro dell’Opera di Parigi l’ 11 – 3 – 1867 che presentava 5 atti. Niente di superfluo o accessorio; ma le critiche hanno giudicato la trama colta ma troppo contorta e complicata; non solo negli avvenimenti, ma concettualmente, perché i temi che poneva alla discussione erano molti, e senz’altro profondi; il tutto in un ambiente oscuro, in cui si avvertiva pesante una contesa ricca di vicende drammatiche.

   Forse non esattamente per questo, comunque sperando di rendere l’Opera più duttile ed accessibile, Verdi l’ha fatta rappresentare in Italia con soli 4 atti; pur stralciando ben 8 tempi e brani musicali molto importanti.

   L’esecuzione ha subito quindi un po’ di forzature, ma non ha acquistato in leggerezza negli avvenimenti, in quanto le vicende che hanno posto in competizione Spagna e Francia nella seconda metà del 1500 non offrivano allegria.

   Si è aperta contesa per definire quale soluzione fosse preferibile: quella dettagliata in 5 atti, o quella più scorrevole in soli 4?

   Non è facile dirlo; comunque “DON CARLO” ha assunto la sua importanza storica e d’analisi quando la situazione politica si è cercato di analizzarla “a posteriori” al di fuori della contesa; che è molto durata nella Storia; quindi non coinvolti direttamente negli schieramenti; e l’apprezzamento è stato Grandioso.

   Il 7 dicembre 2008 è stato chiamato presso il Teatro alla Scala il maestro Daniele Gatti; che si è potuto avvalere della regia teatrale di Stephane Braunschweig; e poi per la televisione in regia ci ha pensato il mito Patrizia Carmine. Così hanno messo in scena un DON CARLO, in IV atti secondo arrangiamento del 1884, con interpreti eccezionali; d’altra parte, essere chiamati alla Scala e passare alla registrazione onde essere trasmessi in televisione … la qualità non si discute.

   L’Opera ebbe grandi direttori ad interpretarla: Herbert von Karajan, Carlo Maria Giulini, Gregorio Solti, Carlo Abbado: che elaborò l’Opera per inserire alcuni pezzi che erano stati depennati dallo spartito con 5 atti. Bellissime anche 2 regie dell’Opera, eseguita a Londra ed a Roma, architettate da Luchino Visconti.

   Gli interpreti il 7 dicembre 2008 presso la Scala furono: Stuart Neil, tenore, nel ruolo di Don Carlo; la soprano Fiorenza Cedolins ha impersonato Elisabetta di Valois; adeguato come basso era Filippo Furlanetto  per presentare l’autoritario Filippo II; invece il marchese di Posa, Rodrigo, era il baritono Dalibor Jenis; l’autorità del Grande Inquisitore era impostata dal basso Anatolij Kotscherga; la principessa di Eboli il 1\2 soprano Dolora Zajick.

   Questo cast, collegato da altri interpreti ed il Coro della Scala di cui già abbiamo intessuto le lodi in altri articoli, hanno affrontato con veemenza su 3 problematiche, sopratutto;ed oltre alla situazione che investe la Corte di Spagna e Francia, si possono incontrare le altre situazioni quotidiane: 1) contrasto tra genitore e figlio 2) opposizione politica, che vien suddivisa tra Assolutismo e Liberalismo 3) antagonismo politico tra Stato e Chiesa: esplicito quando la Chiesa aveva potere temporale, molto più subdolo adesso che la Chiesa è rinchiusa nella Città del Vaticano, pur con egemonia in tutto il Mondo.

   La Storia, voi capirete, è molto lunga e complicata: essendo raccontata in 4 – 5 atti. Inizia con la contesa che, nel 1568, divideva Spagna e Francia. Tutto parte dall’intento di Filippo II di indurre alla Pace il nemico; così invia il figlio Don Carlo a trattare con il Re di Francia, onde avere in moglie Elisabetta, figlia di Enrico II. Ma già nel 2° atto appare la figura di Carlo V, che assume un’immagine che imposta la sua supervisione, dall’alto della sua Tomba sita nel Convento di San Giusto..

   Il problema sorge perché l’inviato Don Carlo s’innamora di Elisabetta, essendone corrisposto. La Storia è lunga e con molti avvenimenti; scene drammatiche e pietose, che si alternano a momenti di abbandono e di lontani ricordi felici: ormai perduti.

   Il morto ci doveva scappare, ed infatti nel IV atto muore assassinato Rodrigo, marchese di Pesa, che era andato a trovare in carcere Don Carlo e gli portava notizie sul dissidio tra l’Inquisizione ed il Movimento che voleva la Libertà. Anche se tutto era partito dal Trattato di Pace  del 1568 tra i due paesi contendenti.

   Tutta la trama è lunga e complicatissima, e vengono messe in luce le opposte tendenze che si scontrano, finendo quindi a svolgere un dissidio che ha sempre la stessa risoluzione, quindi non porta a nessun cambiamento: tra Filippo II che impone l’Autorità Regia con la violenza disponendo di mozzare il capo, e Don Carlo, il figlio, che tenderebbe a indurre verso la Libertà; così s’instaura il confronto armato, in cui l’immagine di tanti Eretici che son portati al rogo è significativa.

   I frammenti in cui appare il problema del tradimento, degli scrigni rubati, l’esilio, rapporti con la madre e tante altre sfumature, sono essenziali nel senso della trama, che porta le due schiere in opposizione a scontrarsi nel modo più tradizionale: e vince chi è più forte, che così avrà ragione. Secondo il principio che si è sviluppato da quando l’Uomo ha scoperto la Guerra.

   Il Dramma finisce in stile che è stato definito “sovranazionale”, esprimendo la tensione nel canto modellato con tensione verso il declamato; ed in questo sono raffinatissime le sottigliezze che portano alla fusione tra prosodia e melodia.

   Così Don Carlo viene preso mentre si appresta a fuggire in Fiandra (altro argomento importante, evidenziando che in quella regione il dissidio dura da secoli; e viene sollevato quando si possono attuare manovre opportune); così viene consegnato ai Frati del Sant’Uffizio; mentre si apre il cancello della tomba ed un frate, che appare nelle sembianze di Carlo V, trascina nella profondità della cripta Don Carlo, ed è stato depennato un inizio di processo, com’era stato programmato di mettere in scena nel V atto.

   Quindi non sperate di trovare accordo tra l’Assolutismo ed il Liberalismo (almeno con questi sistemi di forza tradizionali).

   Non può mancare un giudizio, che però può essere equilibrato solo da parte di chi ha visto l’esecuzione dell’Opera; che spero siano in tanti, perché non si può scendere in posizioni che sostengono una parte o l’altra, senza aver una presa di posizione documenta su Dati Reali.

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