Serie A ripartita: Torino-Parma 1-1
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IL CALCIO ITALIANO SBALLOTTATO NEL FRULLATORE DI DAL PINO (Lega Serie A)

(***) – AG.RF 03.03.2020

(riverflash) – Venerdì 28 febbraio la Lega di Serie A inoltra un comunicato che, a proposito di prevenzione dal Coronavirus, verranno giocate a porte chiuse le partite collocate negli stadi del nord Italia. Tra queste la super classica Juventus-Inter, partita che può decidere le sorti dello scudetto. Altre partite senza spettatori: Milan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia e Udinese-Fiorentina. In calce al comunicato la firma di Paolo Dal Pino (nella foto), milanese e presidente della Lega di A da gennaio 2020. La firma del presidente è una garanzia, il campionato non subirà scossoni. Semmai ci saranno mancati incassi per le società.

La quadra, però, salta il giorno dopo, sabato 29 febbraio, perché Dal Pino si rimangia tutto ciò che ha sottoscritto. Niente partite a porte chiuse con rinvio al 13 maggio delle 5 in questione. Cambia molto, la Lazio balza in testa al campionato. La sede della finale di Coppa Italia, istituzionalmente fissata allo stadio Olimpico di Roma, dovrà essere spostata perché l’Uefa ha bloccato il campo del Foro Italico per utilizzarlo nel Campionato Europeo. Domenica 1 marzo Lecce-Atalanta e Cagliari-Roma, sabato 2 marzo Sampdoria-Verona. Comunicato firmato da Dal Pino che il giorno dopo perde ancora la faccia, rinviando al 13 maggio anche Sampdoria-Verona.

A questo punto sbotta contro Dal Pino il presidente dell’Inter Steven Zhang, contrariato dall’ipotesi di far disputare Juventus-Inter il 9 marzo a porte aperte: “Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto: sei probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati!”

Ma chi è Paolo Dal Pino? Un manager milanese di 57 anni che nel suo curriculum è stato ad di Wind, poi responsabile di Telecom per il Sudamerica e presidente di Tim Brazil. Telefonia e comunicazione, niente calcio. Altro terreno praticato da Dal Pino è stato l’editoria, balzando da un capo all’altro dello schieramento politico italiano, iniziando dalla Fininvest di Berlusconi per poi divenire direttore generale dell’Editoriale La Repubblica di De Benedetti. I suoi padrini vengono entrambi da destra, Paolo Scaroni e Claudio Lotito.

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