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I DUE FOSCARI di Giuseppe Verdi – omaggio al direttore Nello Sarti

di Francesco Angellotti (AG.RF 10.07.2020)

(riverflash) – Un autore che ha composto tutte opere drammatiche, come Verdi, ha definito la sua opera “I DueFoscari” : “un’Opera tutta tragica”. Pensate a come dev’essere intenso il dramma; eppure, oltre alla trama veramente sconvolgente ma non più di tutte le altre Opere di Verdi, l’intensità dell’angoscia che pervade la scena dev’ essere irradiata dagli interpreti: che muoiono non per violenza ma per angoscia.

   Inutile dire che tutta la carica emotiva deve entrare a valanga, imposta dall’assetto dell’Orchestra, che Nello Sarti ha saputo coordinare con la sua eccelsa maestria. Infatti la rappresentazione, girata nel 2000 al San Carlo di Napoli, è stata dedicata al grande direttore, deceduto il 6 febbraio 2019, avendo già compiuto 88 anni.

   Anche filtrata dalla televisione, si è potuto apprezzare la perfezione acustica del Teatro San Carlo di Napoli, che è uno dei migliori, se non il migliore, riguardo il particolare della ricezione sonora di tutta Europa. Anche se, bisogna riconoscere, la combinazione così eccezionale è stata raggiunta anche perchè il Teatro è raccolto in un guscio ovattato, in cui le note rimbalzano armonicamente; quindi lo spazio e la capienza son ovviamente contenuti.

   Dalla Svizzera è stato chiamato l’allestitore delle scene e dei costumi, infatti Werner Duggelin ha svolto un ambiente bellissimo; mentre la regia televisiva l’ha coordinata George Blume.

   Il dramma è stato articolato dal librettista Francesco Maria Piave, che ha steso molti libretti commissionato dal musicista Verdi; ha tratto la storia dal dramma di Byron “The two Foscari”, che tratta avvenimenti accaduti nella Venezia del 1457 alla Corte del Doge; debuttò il 3 novembre 1844, e il compositore musicale aveva solo 31 anni, ma già gli fu aperto il Teatro Argentina. Ma la prima non ebbe un gran successo, e forse questo condizionò la messa da parte dell’Opera, dato che Verdi ha dato vita a tante altre composizioni, che si sono imposte all’attenzione musicale, culturale e politica. Eppure la raffinatezza dei passaggi, del testo accompagnati da una musica bellissima e rivoluzionaria, merita, non solo attenzione, ma Lode.

   La trama presenta un Francesco Foscari, doge di Venezia, ormai vecchio e demoralizzato; la parte è sostenuta con la grandezza partecipativa che lo contraddistingue, dal basso Leo Nucci: che con la sua voce impetuosa imprime un tema grave alle sue battute.

   Ma si son mostrati di grande levatura anche Vincenzo La Scola, il tenore suo figlio, Alexandrina Pentatschanska, la soprano moglie del protagonista, l’altro tenore Danilo Rigosa, ed un Coro col quale Verdi ha dato veramente un’impostazione nuova e giovanile alla trama.

   Si suddivide nei Membri del Consiglio dei Dieci e della Giunta, separato con soluzioni sceniche geniali da le Ancelle di Lucrezia e le Dame Veneziane; ancora separato il Coro delle Dame Veneziane, il Popolo e le Maschere.

   La scenografia unica e particolare è stata creata per mostrare l’innovazione musicale; infatti i protagonisti cantavano sorretti dal coro contemporaneamente, ma su due basi musicali diverse: una per il personaggio ed una quella del Coro. S’è mostrata in questo anche la bravura di Nello Santi, che ha saputo portare avanti questo discorso anche con due interpreti principali: due voci contemporanee su due scale musicali.

   Poi dicono che l’Opera non è stata capita alla “Prima”; quando si elaborano novità geniali, il pubblico deve assimilare il  valore: mica tutti son geni.

   Non è una storia violenta, come tante altre tipiche di Verdi; il figlio del Doge è stato esiliato per omicidio, ma lui clandestinamente torna nella sua amata Venezia, attestando la sua innocenza. In una sequenza di scene bellissime ed appassionanti; Foscari figlio viene condannato, adesso diremmo “in secondo appello”; quindi dovrà allontanarsi di nuovo; e qui un languido addio alla bella e dolce Terra Natia, alla Moglie ed ai Figli.

   Ma all’ultimo istante, forse sconvolto dal dramma accessorio che ha provocato, il reale colpevole si dichiara, e confessa la sua colpa.

   Così vien da supporre che tutto si è risolto, perchè la situazione si è messa a posto: la suddivisione tra i Buoni ed i Cattivi si è realizzata.

   Ma se così fosse, Giuseppe Verdi che dramma avrebbe messo in musica? e Byron ha offerto un ottimo spunto.

   Affrancato dalle assillanti ingiustizie che gli son piovute addosso con ignominia, constatando la dominanza della perfidia e della malvagità, che non curano gli avvenimenti ma seguono la linea emotiva o dell’interesse, disfatto interiormente nel suo bagaglio umano ed emotivo, Foscari figlio si accascia e muore: abbandonando ad un’esistenza, in cui non si riesce a condurre un comportamento lineare ed onesto, sia la moglie che i 2 figli.

   Successivamente il padre, Francesco Foscari, raccoglie la detronizzazione dalla carica di Doge, imposta dal Consiglio che tende ad eleggere altro personaggio; così, avvilito di tutto il dramma di cui ha constatato l’elaborazione, ormai vecchio, capisce di non aver più funzione in un Mondo che ha perso la sua essenza etica, e con amarezza perde ogni spunto verso la Vita; così muore anch’egli: lasciando una moglie affranta.

   Dopo 86 anni da quando è stata messa in scena “la Prima” dell’Opera”, non si può continuare a contestare che non son stati rispettati i canoni abituali, per svolgere novità troppo strane; Giuseppe Verdi è grande anche per questo!

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