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HERBERT SCHUCH al pianoforte propone LUDWIG van BEETHOVEN

di Francesco Angellotti (AG.RF 31.01.2020)

(riverflash) – La Filarmonica Umbra che ospita musicisti d’ogni sfera e di tutte le Nazioni, per mostrare che le frontiere hanno una consistenza meramente politica, ma la Cultura e la Musica non conoscono separazioni.

   In occasione del bicentenario dei 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven, è stato presentato un concerto dedicato al musicista che nacque a Bonn nel 1770 e cessò di elaborare brani nuovi e trascinanti a Vienna nel 1827.

   Il compositore non era di nobile estrazione (nonostante il van), e fu l’impulso interiore che lo spinse alla conoscenza musicale; in una famiglia difficile, un nipote problematico, difficoltà d’inserimento anche in virtù di un udito che creò gravi problemi. Certo, per un musicista ascoltar i suoni è il primo mezzo che permette di controllare quel che viene composto; eppure Ludwig, dopo la 2° sinfonia e prima della 3° che dedicò a Napoleone, perse completamente la facoltà di percepire attraverso le vibrazioni dei timpani. Come vuoi farlo comporre, allora?

   Non ci pensate, Ludwig la musica la sentiva col cuore, e quello che ha messo su spartito si può considerare la Musica più bella e passionale. Certo non era molto facile eseguirla, perché i suoi studi gli facevano trascrivere gli effetti più ricercati, ma certo non facili nell’esecuzione. Eppure non c’è Musica come la sua, espressa attraverso un’alternanza di svelti passionali e lenti sentimentali che sono legati da un filo che fa apparire conseguenziale il mutar dei movimenti: pur essendo molto diversi.

   Particolare non trascurabile: fino a che non ha perso l’udito, Beethoven suonava il pianoforte; per cui i composti per questo strumento riguardavano i tasti che lui sapeva digitare, partecipandoli con la sua sensibilità.

   Capirete che, allora, 4 sonate per pianoforte non potevano essere improvvisate che chi non è all’altezza, perché in tal caso sarebbe venuta fuori una storpiatura, come attualmente vengono messe in scena anche troppo frequentemente.  Quindi i componenti della Filarmonica hanno cercato uno strumentista giovane, ma ormai già affermato in tutto il Mondo, che sapesse dare vita a ciò che pulsa note celestiali.

Sono andati fino in Romania per trovare Herbert Schuch; per meglio dire, sono andati fino in Germania per ingaggiare un pianista rumeno; il quale, uscito dal conservatorio Mozarteum, ha studiato in Deutchland col maestro Alfred Breudel, il quale gli ha trasmesso una passione “sanguigna” per il compositore tedesco che si trasferì a Vienna: allora patria della Musica e della Cultura

   Grandissima l’attesa del pubblico, che aspettava il bravissimo interprete al Teatro Secci con trepidazione.

   Forse Herbert lo supponeva, ed ha iniziato con un brano adatto a portare l’euforia subito a librare nel cielo: Sonata in Do magg. Op. 2 n° 3 – allegro con brio, Adagio, Scherzo Allegro, Allegro assai. Il virtuosismo del brano ha mostrato il genere unico che si può ricollegare a Muzio Clementi. Da notare che nello “Scherzo” ha inizio la ricerca di creare una piccola cellula ritmica, impostando uno stile fugato, che si espande una volta introdotto nella composizione. Bellissimo il 4° tempo, che si ricollega al 1° ampliando il movimento in un brillante “Allegro assai”, portando il ritmo in 6\8.

   Corroborati da tanta emozione, si è mantenuta l’euforia con la Sonata in Re magg. “Pastorale” op. 28 – Allegro, Andante, Scherzo Allegro Vivace, Rondò Allegro ma non troppo. Prima dell’esecuzione può sembrare un passo indietro, dato i 4 movimenti di stile Monumentale. Invece le novità sono d’altro genere, pur se come “Pastorale” non è paragonabile alla sinfonia del 1805; però il suono delle cornamuse viene proposto dal “pedale armonico”, oltre alle suddivisioni ternarie del tempo.

   Breve pausa e tutti pronti ad ascoltare la terza Sonata in Sol magg. op. 31 n° 1 – Allegro vivace, Adagio grazioso, Rondò Allegretto. Non è curioso il rapporto che si può trovare tra questa Musica e alcuni componimenti di Shakespeare, in particolare “A piacer Vostro” e “La dodicesima Notte”. Impegnativo il primo movimento, che scatta tagliente sulla sfasatura delle mani che sembra siano impedite di cadere insieme sull’accordo, in un ritmo classico dell’ umorismo beethoveniano, che declina un lessico sincopato. Sembra lineare l’opposizione tecnica delle due mani aggrovigliate; le quali rimarcano stili popolari su note di Bassi, accostando repentinamente maggiore e minore, che daranno ottimo suggerimento a Schubert.

   Il pubblico non stava più nella pelle, ma la Sonata in La magg. op. 101 è stata l’ultima in programma: per la serata.

   E’ caratteristico il genere, perché è una degli ultimi componimenti dell’Autore; che non si è curato delle forme tradizionali, ma le strutture presentate sono nuove ed “irregolari”; anche perchè tornano nuovamente sul contrappunto. Vengono inoltre racchiuse tutte le particolarità scandite in altri componimenti: anticipazioni, sincopi, zone estreme spostate della tastiera, sonorità insolite, diverso impiego del trillo. Fu una composizione lungamente sofferta, anche per le preoccupazioni sorte per via del nipote Karl; alla fine è venuta fuori in modo splendente, e fu dedicata ad una delle più brave allieve del maestro, la baronessa Dorothea Ertmann.

   Il pubblico esaltato non smetteva di applaudire; Herbert forse questo aspettava, ed è tornato per un breve bis.

   Breve perché una delle tante Bagatelle composte da Beethoven, ma racchiudeva tutta l’Arte che il compositore trasmetteva. Un inizio travolgente, con le mani che tasteggiavano ad una velocità che non si definivano nel movimento. Subito una ripresa del Tempo; sembrava che Herbert volesse meditare e riflettere attentamente su quanto aveva lanciato con entusiasmo; allora i ritmi erano più lenti, e le composizioni molto ricercate. Ma dopo aver definito esattamente sui contenuti ed aver capito il Senso e la Logica, sullo stesso tema si è scatenata una conclusione che ha elettrizzato tutto il pubblico, che si è sentito gasato da un’atmosfera che aveva un senso profondo.

   Gentile, cordiale e simpatico il giovane Herbert, che avendo solo 40 anni, oltre a tanti premi internazionali, può elencare tra i suoi trofei il Premio Casagrande, vinto a Terni 16 anni fa. Unna signora, per fargli i complimenti, ricordava che dopo l’esecuzione Herbert fu abbracciato dal giudice, perché era stato bravissimo; io ho commentato che se 16 anni fa era bravissimo, adesso è un Artista; perché ha trasmesso a tutto il pubblico il senso di una Musica profonda, che presenta un’elaborazione meditata per giungere a soluzioni edificanti. Beethoven è nato per la Musica, da cui traeva ragione di Vita; per cui è dalla Musica che riusciva ad elaborare il senso che lo ha condotto per 57 anni. Ed è importante che ci siano interpreti che abbiano l’espressione musicale nel proprio interior, come Herbert che ha svolto un’ esecuzione emozionante, interpretando l’unicità della Musica che può esprime i sentimenti di ogni Uomo.

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