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FILOSOFI AL GOVERNO O GOVERNANTI ALLA FILOSOFIA?

di Francesco Angellotti (AG.RF 29.11.2019)

(riverflash) – Tra le interessantissime relazioni promosse presso la Biblioteca di Terni, è stata tenuta una esposizione su un tema che è molto antico, ma si ripresenta prorompente nell’attualità.

   L’introduzione del prof. Bruno Giancarlo è stata importante, perché è riuscito a dire brevemente e senza ampollosità qual’è il senso dello studio, e quanto sono presenti gli autori che appartengono ad un passato, che cerchiamo troppo spesso di considerare remoto.

   La relazione della bravissima professoressa Marisa D’Ulizia, docente che ha studiato la filosofia e l’umanesimo approfonditamente, trattava un personaggio che ha dato un’impostazione determinante al pensiero Umano dalla sua nascita, avvenuta nel 492 a.C.n. : Platone.

   La filosofia che ha esposto è  molto chiara, descrivendo le teorie che raccontavano di Socrate, individualista che esaltava la priorità dell’Ego, in quanto solo esprimendo l’ individuo si può raggiungere un ruolo nella Società;  e il suo integerrimo rispetto delle leggi gli ha fatto accettare quel che lo Stato imponeva, osservando la condanna di bere la Cicuta: atto compiuto perché le Leggi vanno rispettate (aveva 71 anni).

   Però la stessa professoressa si è dimostrata scettica riguardo l’opera più importante di Platone, in cui indubbiamente ha sconvolto tutti i principi lasciati da Socrate.

   Nella Repubblica, il filosofo ateniese descrive dettagliatamente l’organizzazione perfetta di uno Stato, in cui non sarebbe potuto avvenire alcuna ingiustizia.

   Ma nel far questo, praticamente rivolta quel che è l’impostazione fin’ora ricevuta, perché dal concetto che dev’essere il singolo a dover cercare la propria dimensione per adeguarsi alla collettività, Platone ipotizza un’impostazione in cui i Filosofi al Governo impongono l’assetto di Vita alla Massa: che deve obbedire, inseriti ognuno nella propria funzione, a cui è obbligato di svolgere la sua funzione. Detto così è molto semplicistico, perchè il trattato è diviso in diversi libri; ma vengono espressi concetti molto drastici, che concedono ai Filosofi di Governo una libertà d’azione che le Leggi, rivolte a tutta la popolazione, vietano drasticamente.

   Anche se bisogna riconoscere che, per creare un Governo Giusto, non devono prendere il Potere i Filosofi, ma chi ha il Potere non deve curarsi di Filosofia. Non l’ho detto io questo principio, non mi sarei mai permesso; è la conclusione dell’opera in cui viene descritta la Città Ideale da Emmanuel Kant (1724 – 1804); non dico altro.

   Questo cambiamento platonico è indubbiamente notevole, perchè completamente opposto alla linea che aveva impostato Socrate; che se non fosse stato per Platone, la professoressa ha detto che sarebbe sembrato un qualsiasi Scettico. Ma c’è da dire che se non ci fosse stato Platone, non si sarebbe conosciuta la filosofia socratica, perché di lui ha scritto quasi esclusivamente il suo discepolo, che è stato seguito da Aristotele che ha cercato di semplificare le divisioni.

   Ma qui interviene il quesito: perché Platone ha tramandato un’opera come “La Repubblica?”

   C’è chi ha sospettato che volesse solo essere un testo provocatorio, una forma di contestazione al Sistema così dominante, che ha imposto l’autorità dell’organizzazione annullando la libertà dell’individuo. Teoria sostenuta da studiosi moderni.

   Altri studiosi, altrettanto moderni, non presentano la situazione allo stesso modo. Perché “La Repubblica” è un testo lungo e molto elaborato, studiato nei particolari e particolareggiato nelle definizioni. Non sembra un semplice trattato di reazione, è molto di più.

   Eppure, pur se molto rifinito, certe particolarità son rimaste oscure; non si capisce come certe strutture potessero trovarsi organizzate, pur mantenendo la scala nei Valori: teorie poco chiare.

   La Repubblica, così come la prospetta Platone, è un’ Oligarchia, per quanto condotta mai dai Politici che non sono adeguati a condurre le sorti della moltitudine, ma dai Filosofi, che sanno razionalizzare l’organicità e le migliori soluzioni nei riguardi della civiltà. Anche se poi Kant ha definito che il Potere condiziona la Volontà ed il Pensiero.

   La soluzione a questo dilemma la professoressa D’Ulizia non l’ha sentenziata, per quanto ha lanciato la sua supposizione, secondo la quale ha svolto le spiegazioni.

   Vogliamo trovare una soluzione al dilemma sorto nella riunione presso la Biblioteca di Terni? Io sarei propenso nel trovarmi consenziente con Kant ,comunque mi sembra opportuno entrare nella neutralità, e scegliere ognuno il parere che più si confà alla propria linea ideologica: perché chi non ha ideologie non ha personalità.

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