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FIDELIO, unica opera scritta da Beethoven, diretto da Barenboim alla Scala

di Francesco Angellotti (AG.RF 18.12.2020)

(riverflash) – Per un evento così importante come l’apertura della stagione operistica della Scala a Milano, è sembrato necessario investire l’evento di adeguata bellezza; anche perché il direttore Daniel Barenboim, nato il 14 novembre del 1942 a Buenos Aires, iniziava la sua ultima stagione di collaborazione con questo Teatro.

   Per una volta, la rappresentazione non è iniziata dolce e soave, terminando nel dramma e nel sangue con atrocità; avete presente le Opere di Verdi, che quante ne ha scritte, tutte con finale drammatico (tranne l’ultima, che però passa attraverso l’omicidio del padre della protagonista che va in sposa). Eppure il finale tragico è una costante nelle Opere, dal ‘7 all’ ‘800, ed anche nel ‘900. Invece Beethoven ha composto un’Opera in cui, iniziata quasi come una triste favola, finisce esaltando la Giustizia, l’Amore e la Gloria della volontà.

   Questo particolare non è irrilevante, perché il messaggio che trasmetteva Ludwig con le note, era diverso da quello più comune; viene sempre trascurato che, iniziato a comporre con uno spirito irruento, è diventato completamente sordo. E’ incredibile come sia riuscito a continuare nella composizione, ma la musica era stata assimilata nel comparto cerebrale del giovano musicista; ed infatti il suo spirito si è imposto nella maniera con cui Beethoven riusciva meglio a comunicare. Quindi l’intimo lo spingeva verso la speranza, una rinascita con cui sarebbe volato verso il reinserimento nella Società; una forza interiore, che ha alimentato un bagaglio prepotente, accentuando contrasti e  differenze (per esempio di toni, ritmo, volume), ma conciliando tutto, mostrando l’armonia di un valore espresso nella speranza.

   Infatti, nell’unica Opera composta, ha ben musicato un testo in cui risiedeva tutta la sua ottica, verso la soluzione dei problemi attraverso il sentimento d’Amore. Joseph Sonnieithner e Georg Friederich Treitschke hanno presentato all’autore una trama che è sbocciata dalla storia alla quale avevano assistito, accaduta nel periodo tremendo trascorso nel Terrore post Rivoluzione Francese.

   Allora la Giustizia non aveva bisogno di essere riconosciuta, in quanto, chi era riuscito ad assumere posizioni di comando, poteva disporre della propria autorità anche spudoratamente. Ed allora l’intreccio ha mostrato tutta l’ingiustizia che la Rivoluzione scoordinata aveva provocato. Ma non è una testimonianza politica, di cui Ludwig era al di sopra; ma essenzialmente Umana, ove vince l’ Amore.

   Don Fernando viene carcerato dall’ autorevole Don Pizarro, ma ingiustamente; la figlia Leonora si angoscia e per liberare il padre s’inventa d’essere Fidelio, anche se la voce sopranile non riesce a cambiarla. Gli intrecci sono tanti, perché fa innamorare Marcellina, di cui è geloso il suo amante Rocco; ma è una complicata tresca, perché Fidelio-Leonora deve cercare suo padre, che è prigioniero in Spagna; ma avvengono diverse incomprensioni, tipo che stesso la figlia aiuta a scavare la fossa che preparano per il padre senza saper chi era il destinatario della condanna: avrebbe voluto solo avere indicazioni utili. L’Opera, iniziata quasi come il racconto di una triste favola, gradatamente si carica del dramma, ed esplode in un pathos veramente trascinante; tutto esposto in uno stile Singspiel, ovvero, una tematica esposta col canto, in cui si introducono pezzi recitati. Inoltre, nell’armonia dei suoni, Beethoven introduce momenti in cui il significato viene trasmesso dal Silenzio, al quale si attribuisce spontaneamente diversa interpretazione; quando pausa, ma anche riflessione, ripensamento, arrivo di una sensazione, pathos … solo Ludwig !

   Comunque la storia ha un finale brillante, in quanto è il Sentimento ad imporsi sulla perfidia, innalzando il senso di Giustizia.

   Ottime le scelte del direttore, che terminò la collaborazione con il Teatro alla Scala nel 2014; scelse, tra le versioni che l’Autore aveva elaborato, quella presentata nel 1824, per il modo di presentare il canto e gli interventi parlati in modo più moderno. Inoltre l’Orchestra è stata adeguata ad un Teatro delle dimensioni coma la Scala; perché la composizione originaria sarebbe stato adeguata in un posto più ristretto, come un salotto o una Sala da Concerto; alla Scala son stati necessari 14 violini, per esprimere la capacità ingrandita dei suoni, senza perdere nell’ampiezza. Un direttore come Barenboim certe cose le sa fare con Arte.

   Sarebbe importante assorbire quel che è stato proposto in musica da un Grande Compositore, che trasmetteva i suoi messaggi nella maniera più splendida e significativa, attraverso le note del pentagramma. Vien messo in luce come venga superata la Politica spicciola, in quanto quel che appare essenziale, non sono le contese settoriali, ma i principi Assoluti, su cui dovrebbe svolgersi l’Organizzazione compatta ed omogenea; sarebbe l’unica strada per non avvilirsi nelle spicciole contese, ma rincorrere il Successo nel Progresso.

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