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Ferrovia FL3 Roma – Viterbo, una quaresima perenne

treno_regionaleDi Ylenia Costa (AG. RF 06.04.2016 – ore 20.50)
(riverflash) Le festività di Pasqua sono ormai passate ma per certi italici problemi sembra d’essere in una quaresima perenne. Uno di questi problemi riguarda i disservizi ad oltranza sulla FL3, la tratta ferroviaria Roma – Cesano- Viterbo. Al pari della sua gemella FL5, la Roma – Civitavecchia – Pisa, e di molte altre linee d’importanza secondaria — ma solo sul piano logistico, non certo su quello sociale, dato che tutte insieme mobilitano più di mezzo milione di persone — la tratta Roma – Viterbo è da sempre soggetta a disservizi, malfunzionamenti e carenze di ogni tipo. Parole se ne sono intese tante, alcune allarmanti, ma poco si è fatto e si fa per migliorare il benessere e la sicurezza dei viaggiatori e, se qualche progresso si era percepito nell’ambito urbano della capitale dopo le forti proteste e un esposto contro Trenitalia dalla metà del 2013, ora tutto sembra tornato alla solita politica d’incuria e di disagi, con tanto di rischio, finalmente scongiurato dalla Regione Lazio, di dover acquistare tre biglietti invece dell’utile Metrebus che compendia la società ferroviaria, ATAC di Roma e CO.TRA.L.

È noto che questa, come le altre tratte regionali a sigla FL, è soprattutto una linea di pendolari che si recano ogni mattina al lavoro e a scuola, quindi fondamentale per gli spostamenti a medio e lungo raggio della popolazione da Roma all’Alto Lazio e viceversa; dovrebbe essere quanto meno puntuale ed affidabile. Ma da troppi anni pare che questi passeggeri, normalmente fruitori di abbonamenti mensili prepagati, e dunque nella maggior parte tutt’altro che morosi o manchevoli nei confronti di Trenitalia, siano al contrario considerati clienti di serie C, malgrado siano proprio loro a finanziare in modo sicuro e sistematico l’Azienda, assai più di quanto non lo facciano i clienti di un Freccia Rossa o dei ultimi treni ad alta velocità. I pendolari sono le vittime predestinate di un sistema che, volente o nolente, li ammassa come bestiame in convogli sempre più sporchi e fatiscenti, spesso troppo esigui per capacità e frequenza (soprattutto quando le corse vengono soppresse), condannandoli a un’avventura che si potrebbe talora definire un’ascesa al monte Calvario. Ogni disservizio potenzialmente fattibile è ben noto ai passeggeri di questa linea.
Si comincia dall’evidenza: nonostante i progetti di raddoppio già approvati, la ferrovia è antiquata e per gran parte della sua estensione ha ancora il binario unico, che crea ogni sorta di disagi quando vi sono incidenti sulla tratta o ritardi da parte di altri convogli: un problema grave di cui Trenitalia è ben consapevole. Se, per un caso non infrequente, una delle corse viene annullata o interrotta all’improvviso per qualsivoglia ragione, troppo spesso accade che agli appiedati passeggeri non venga fornito con tempestività un mezzo di trasporto sostitutivo; reperibilità delle navette, tempi tecnici di arrivo in loco, certo sono ragioni valide ma la Società non dovrebbe dimenticare che i pendolari sono essenzialmente lavoratori che si recano al posto d’impiego e studenti che vanno a scuola; non è corretto abusare della loro tolleranza. In mancanza di altri mezzi, ai passeggeri paganti (che, come già sottolineato, hanno in genere un abbonamento pagato in anticipo) viene perciò imposto di trovare mezzi alternativi di trasporto, con aggravio economico, oppure di arrivare con oltre un’ora di ritardo a scuola o in ufficio, dato che sono costretti ad attendere la corsa dell’ora successiva… ammesso che non si verifichi un’interruzione del traffico sulla linea, com’è avvenuto troppo spesso negli ultimi anni quando le motrici si guastano e mollano centinaia di persone in aperta campagna; come quando una frana a Manziana ha fatto deragliare un convoglio; come quando cittadini infuriati hanno prodotto manifestazioni di protesta spontanea sui binari di Bracciano o della stazione Ottavia a Roma; come quando un treno ha tamponato un TIR all’altezza di un passaggio a livello in località Crocicchie; come quando i furti di rame invalidano la funzionalità dell’intera linea ferroviaria, con relativa soppressione delle corse per molte ore. Tutti eventi molto recenti, questi, le cui conseguenze su una ferrovia a binario unico sono facilmente deducibili.
La signorina L.D., che vive a Bracciano ma lavora a Viterbo, afferma che il problema è particolarmente sentito perché purtroppo al mattino, dopo le 06,10, non ci sono corriere che coprano con efficienza gli orari dei pendolari, quindi il rischio di un ritardo è molto sentito dai viaggiatori. Del resto, i pullman del COTRAL sono troppo scarsi e comunque insufficienti per garantire il trasporto di tanti passeggeri sul lungo percorso fra Roma e Viterbo, tanto più nell’evenienza di un disservizio sulla linea ferroviaria. Capita persino che, quando piove, i treni scompaiano. Questo è un mistero che nessuno riesce a spiegarsi: che cosa accade? Sopprimono le corse in partenza o le fermano da qualche parte perché i binari si allagano, le motrici affogano o i ponti non reggono? Non si sa. Certo è che, quando piove, i passeggeri tremano… e non di freddo.

I reiterati furti dei cavi in rame — il famigerato oro rosso che fa tanto gola alle organizzazioni criminali perché è ricercatissimo, soprattutto sui mercati asiatici — sono poi la causa di giornate a dir poco caotiche per le centinaia di persone che si ritrovano all’improvviso in ritardo di due, tre, cinque ore… spesso perdendo la giornata di scuola o di lavoro. Anche se tale problema non si può imputare per intero a Trenitalia (voi dareste la colpa a voi stessi se i ladri vi svaligiassero casa?), certamente la questione di monitorare centinaia di chilometri di linee elettriche è seria. Si potrebbe forse suggerire l’installazione di telecamere, come quelle di norma utilizzate in ambito stradale, con funzione di deterrente sulle linee più battute dai ladri di rame, anche se è chiaro che si tratterebbe di un palliativo. Coi tempi che corrono, quei “prodi” signori sarebbero capaci di fregarsi pure il cavo delle telecamere e queste in sovrappiù. Sarebbe piuttosto auspicabile che, in caso di arresto dei colpevoli, la Magistratura applichi la giusta severità di pena contro costoro, considerando appunto i danni economici, i disservizi e i disagi causati, oltre che all’Azienda ferroviaria, a un’enorme quantità di cittadini inermi, esattamente come auspicato dall’Osservatorio Nazionale sui furti di rame, nato proprio per studiare e porre un freno a questo criminoso malcostume non soltanto italiano.

Più grave, perché imputabile alla gestione Trenitalia, è il disservizio causato da quelle stazioni in cui non è possibile acquistare a terra il titolo di viaggio. Una di queste stazioni sulla tratta FL3, ad esempio, è quella di Capranica. I passeggeri che salgono a questo punto della linea sono costretti ad acquistare il biglietto sul treno ma, per quanto incredibile sembri, lo pagano con un sovrapprezzo di ben cinque euro, contro i normali due euro circa di un biglietto (non) acquistabile in stazione. Quando il controllore emette il documento di viaggio, non sente ragioni sull’ovvia e giusta rimostranza del passeggero, che non è un astuto evasore colto in flagranza ma che proprio dalla cattiva gestione delle biglietterie è costretto a pagare il titolo di viaggio una volta salito a bordo. Eppure, è dal 2013 che il Comitato Pendolari FL3 Lago di Bracciano chiede reiteratamente a Trenitalia che in tutte le stazioni della tratta siano presenti e operative biglietterie e obliteratrici automatizzate, proprio per evitare di dover spendere inutilmente quattrini a tutto favore di una società che, d’altra parte, non tutela affatto i suoi clienti.
“Non possiamo farci nulla”: questa è la risposta che l’utente si sente fornire dall’esattore a bordo e, al massimo, si è invitati a presentare un esposto alla Direzione della Società (esposto che prevede certamente dei costi in termini di denaro, di tempo e di fastidi e il cui esito è notoriamente nullo). Ultimamente, però, per ovviare alle continue proteste di coloro che, salendo a Capranica, trovano iniquo tale trattamento, qualche dirigente umorista ha pensato di ovviare facendo apporre dei cartelli, esposti anche nelle carrozze, che avvisano chi sale lì dell’incongrua maggiorazione di prezzo. In altre parole, si dichiara senza mezzi termini che quei viaggiatori pagheranno più degli altri perché a loro, incolpevoli vittime di un disservizio, viene comminata una sanzione che non corrisponde ad alcuna infrazione. Di conseguenza, i passeggeri salenti a Capranica saranno considerati — e probabilmente ad oltranza, visti i presupposti — i fessi della FL3 Roma – Viterbo poiché pagheranno un biglietto triplicato rispetto a coloro che, pur percorrendo pressoché la medesima distanza, saliranno alla stazione precedente o a quella successiva.
Non è un mistero che a protestare siano soprattutto le persone oneste, che pagano comunque, ma non ci si dovrebbe stupire se poi tanti usufruiscono del treno “a sbafo”! Scroccare il viaggio non è giustificabile sul piano della civiltà e della giustizia, certamente, ma si tenga conto che spendere, anche solo saltuariamente, somme spropositate rispetto al dovuto è, già di per sé, una forma di aggressività passiva verso i propri clienti da parte di Trenitalia, nonché una forma di compensazione da parte dei “furbi”. Paghi uno, prendi tre… Qui non s’intende certo promuovere un comportamento illegale da parte dei viaggiatori ma ci si dovrebbe chiedere quanto sia legale un’operazione del genere da parte del gestore di un servizio a danno di chi non può difendersi. Servizio privatizzato quanto si vuole ma pur sempre servizio al cittadino.

Sempre a proposito di disservizi, ci è stata segnalata la vicenda del “mancato” capolinea in quel di Viterbo. La città, infatti, ha due stazioni sulla linea: quella di Porta Romana e, capolinea effettivo, quella di Porta Fiorentina. Eppure fino alle ore 9,38 nessun treno arriva a Porta Fiorentina. Ciò crea un grave disagio proprio a quei pendolari che si recano al lavoro nelle zone settentrionali della città. Costretti a scendere alla stazione precedente, debbono poi trovare altri mezzi per spostarsi nei quartieri intorno all’effettivo capolinea ferroviario come, ad esempio, studenti, ricercatori e professori dell’Università Agraria, che guarda caso è raggiungibile a piedi in dieci o quindici minuti da Porta Fiorentina; un tempo di percorrenza che però raddoppia se si scende d’obbligo a Porta Romana. È strano, se si pensa che i due treni precedenti arrivano a Viterbo alle 7,35 e alle 8,35. Eppure è noto che aule e laboratori aprono almeno due ore prima delle 10!
Questa situazione sembra dovuta al fatto che i convogli dovrebbero attraversare un passaggio a livello cittadino il quale, una volta abbassato, si suppone intaserebbe in modo sensibile il traffico degli autoveicoli. A parte il fatto che tale situazione si riscontra anche in altre cittadine (vedi Bracciano dove, ad intervalli regolari, il passaggio dei treni sulla medesima linea interrompe necessariamente il traffico veicolare ad orari precisi), resta da capire come mai l’amministrazione pubblica viterbese, in collaborazione con Trenitalia, non consideri più utile programmare la costruzione di un ponte per agevolare il traffico; oppure di dare ai treni l’opportunità di scendere in un tratto sotterraneo, come una metropolitana; o ancora, più semplicemente, di creare una deviazione obbligatoria del traffico su una variante stradale quando il passaggio a livello è abbassato, così come per l’appunto accade in Bracciano.

Si deve anche segnalare il fatto che fra Trenitalia, la compagnia di pullman regionali COTRAL e quella degli autobus cittadini sembra non esserci alcuna intesa per favorire i passeggeri che acquistano biglietti Metrebus. Tali titoli di viaggio sono validi sui circuiti ATAC, Metropolitane di Roma, Trenitalia e COTRAL. Purtroppo, accade fin troppo spesso che non vi siano coincidenze d’orario utili fra le corse dei treni in arrivo e le fermate degli autobus che servono la città di Viterbo. Questa grave mancanza d’interazione crea notevole disagio ai pendolari, anche per via dei continui ritardi. D’altra parte può avvenire che, proprio a causa dell’obbligatoria discesa mattutina a Porta Romana, fra i passeggeri provenienti dalla stazione e i conducenti del COTRAL s’intavolino spesso dei diverbi accesi quando questi ultimi, dipendenti di un’azienda che fa parte integrante della suddetta convenzione Metrebus, dichiarano di non gradire la loro salita a bordo, di fatto rifiutando di farli viaggiare sulla corriera. Ma tali viaggiatori non avevano forse pagato in anticipo tutta la tratta proprio in virtù dell’abbonamento o del biglietto Metrebus? E il COTRAL non ne fa ancora parte integrante, effettuando di fatto due regolari fermate su quella tratta? A parte un comprensibile disagio da sovraffollamento nelle ore di punta, non si comprende come mai i passeggeri provenienti da Porta Romana, già frustrati dai disservizi ferroviari, debbano essere ostacolati nel voler proseguire sul mezzo COTRAL per poter arrivare nei pressi di Porta Fiorentina (avendo, come già detto, pagato in anticipo quella tratta col titolo Metrebus). Alcuni trovano del tutto assurda la decisione dei conducenti COTRAL d’impedire la salita a bordo, alquanto arbitraria, dei pendolari, come se costoro fossero obbligati per contratto a salire sulla corriera ad almeno dieci, venti o più chilometri di distanza. Per quale ragione, ci si chiede, il “viaggio breve” fra una fermata e la successiva su una tratta COTRAL è proibito? Questa, a mio modesto parere, è l’ennesima beffa comminata a danno di chi è già stato maltrattato dal disservizio, tutto di competenza Trenitalia e Comune di Viterbo, per la mancata utilizzazione di Porta Fiorentina. Ma, guarda caso, sembra che la causa primaria del mancato accoglimento dei passeggeri provenienti da Porta Romana sarebbe da addebitarsi alla condotta intemperante di certi studenti che, nelle ore di punta, utilizzano la corriera proprio come un autobus cittadino, creando caos e schiamazzi a bordo; un altro problema di cui riparleremo più avanti.

Ad aggravare circostanze già così disagevoli, si può discutere della manutenzione dei mezzi ferroviari e, anche se stenderei un velo pietoso — siamo pur sempre in tema quaresimale, dopotutto — sullo stato funzionale, igienico, estetico e di sicurezza dei treni, non posso. Si è già accennato ai problemi meccanici delle motrici o degli impianti, che procurano quasi quotidianamente disagi non indifferenti ai pendolari e che già denunciano in modo inequivocabile una grave trascuratezza da parte di Trenitalia, che pure si vedrà destinare dal Piano Regionale 2016 circa centocinquanta milioni di euro. Speriamo che non siano risucchiati in toto dal raddoppio di binario. La manutenzione del parco veicoli e delle linee è altrettanto fondamentale.
Ma veniamo alla pulizia che, se non del tutto latente, è gravemente trascurata. I cristalli delle carrozze sono lavati di rado, all’interno come all’esterno; magari all’assonnato pendolare importa poco di perdersi il bucolico panorama nelle campagne dell’Alto Lazio ma i rischi per la sua salute sono congrui, considerando il costante accumulo di batteri e virus che prosperano sugli strati di sporcizia appiccicati ai vetri, accanto ai quali almeno un terzo dei viaggiatori, ahimé, respira con beata inconsapevolezza. Dal momento in cui viene effettuata la disinfezione, passano poi ere geologiche prima che il trattamento igienico sia ripetuto, con grave detrimento della salute pubblica e dei viaggiatori paganti che non possono certo restare in apnea per un’ora, se va bene, all’interno di ambienti poco salubri.
A tal proposito, bisogna anche considerare l’allegra gestione dell’aria condizionata. A detta di chiunque venga interpellato in merito, è sempre tarata male, ammesso poi che funzioni: troppo freddo d’estate, troppo caldo d’inverno; ciò crea uno choc termico ai passeggeri in entrata e in uscita dalle carrozze, sbalzo termico che è poi una delle cause conclamate d’infreddatura e di malanni alle alte vie respiratorie; ciò senza voler puntualizzare che il fatto di restare esposti, ogni giorno e per lungo tempo, a una temperatura eccessiva per un verso o per l’altro comporta un’aggressione al sistema immunitario dei passeggeri, soprattutto dei bambini e delle persone predisposte a malanni di questo tipo. Altra causa di rischio, e ben più grave, è il mancato funzionamento delle porte che spesso non si chiudono neppure quando il treno è in movimento. Vi sono fotografie di utenti che lo documentano. Il pericolo, in tal caso, è particolarmente grave; si pensi soltanto a ciò che potrebbe accadere se il genitore di un bambino si distraesse abbastanza a lungo da consentirgli di avvicinarsi al fragoroso varco lasciato aperto sul treno in corsa.

Lo stato delle carrozze lascia sempre a desiderare, a cominciare dal fatto che spesso l’accesso dall’una all’altra è impedito dalla rottura delle porte d’intercomunicazione, che più volte sono state riparate con… spago o fascette da imballo! Questo è un altro tipico esempio all’italiana di come cavarsela alla buona, alla faccia della sicurezza e del decoro. Già, il decoro… Veniamo a un’altra nota dolente nel calvario dei pendolari: le toilette (o “ritirate”, o “00”, come una volta si chiamavano i gabinetti dei treni) si trovano di norma nelle carrozze di testa e di coda del convoglio e anche per esse il discorso sulla pulizia può diventare una filippica. Il problema è davvero molto sentito dai passeggeri perché questi cubicoli igienici emanano poderosi nonché pessimi odori già di primo mattino, quando si presume che siano stati appena puliti e disinfettati… o magari no? A qualcuno è venuto il dubbio che nottetempo le latrine vengano utilizzate da senzatetto e clochard che dormono in stazioni e rimesse. In alternativa a questa fantasiosa ipotesi, bisognerebbe imputare alla gestione Trenitalia la mancata e doverosa pulizia giornaliera delle stesse. La nemesi del pendolare ritardatario sta nel fatto che tali carrozze sono comunque dotate di sedili e che, mancando posto altrove, parecchi passeggeri sono costretti ad “accomodarsi” là, testimoniando poi rassegnazione e giusto risentimento per l’essere costretti a viaggiare in condizioni disgustose… e di nuovo in apnea a causa dei miasmi di cui sopra. La pessima o mancata manutenzione arriva qui a livelli di una barbarie consona di altri e più sfortunati continenti.

Per di più, ai molti e deprecabili disagi di cui sopra, si aggiunge purtroppo l’aggravante dell’inciviltà di alcuni fruitori dei treni, il che rimanda al tema della sicurezza a bordo degli stessi. Nelle ore di punta, infatti, quando gli studenti si riversano dalle case alle scuole e viceversa, sui convogli della linea si crea il caos totale, motivato da una diffusa maleducazione che spinge alcuni esuberanti giovincelli, resi baldanzosi dalla presenza dell’immancabile gruppo d’amici (leggi branco), a disturbare gli altri passeggeri con schiamazzi, risate a volume di megafono, urla e comportamenti irrispettosi o vandalici. Questi soggetti, in massima parte minorenni, dimostrano la loro “perizia artistica” scarabocchiando a morte sedili, paratie e vetri; sfondano o svellono sedili, braccioli e malcapitati oggetti d’arredo; piazzano le loro “asettiche suole” sui sedili vuoti, con ciò dissuadendo chiunque stia cercando un posto a sedere dall’azzardarsi nella loro direzione, e disturbano più o meno esplicitamente chiunque tenti di leggere o di dedicarsi a qualche attività più amena rispetto a quella di restare ad osservare con aria di riprovazione il loro barbarico contegno. Così può capitare che qualche passeggero non più tollerante o supinamente rassegnato alzi la voce per bacchettare gli intemperanti di turno ma purtroppo, vista anche l’educazione assai superficiale che certe famiglie dànno alla loro prole, i soggetti rimproverati, tutt’altro che mortificati dall’evidenza delle loro malefatte, iniziano una gazzarra con colui che protesta, creando ancora più caos. E, naturalmente, neppure a pagarli arrivano un controllore o una qualsiasi autorità di polizia che possano sedare la rissa. Così i passeggeri incassano la prima inevitabile arrabbiatura della giornata — o l’ultima, a seconda dell’orario — continuando, giorno dopo giorno, a tollerare una situazione del tutto ingovernabile ed incivile.
A dire il vero, la triste assenza di agenti della Polfer è un poco diminuita negli ultimi tempi ma sovviene il dubbio che si tratti, di là dall’indubbia utilità sociale, di un miglioramento temporaneo e “politicamente corretto”, motivato più che altro dai tempi di “crisi terroristica” in auge e dallo spettro di future elezioni, più che dalla volontà di disporre stabilmente e con fermezza le Forze dell’ordine a tutela e salvaguardia del cittadino che viaggia in treno. Si auspica perciò da ogni parte che un programma di sicurezza civile ed efficace prosegua a oltranza, ben oltre il limitato periodo. Fra l’altro, è anche questa un’annosa richiesta dei vari Comitati Pendolari del Lazio, che hanno auspicato reiteratamente maggiori controlli, anche di verifica dei titoli di viaggio da parte di funzionari Trenitalia. Allo stesso tempo, si è chiesto più volte di garantire un maggior decoro nelle stazioni, che ormai somigliano spesso, quando non sono solitarie e abbandonate a se stesse, a degli sporchi e rumorosi bazar colmi di venditori ambulanti, mendicanti e soggetti di aleatorie intenzioni.

Questa lunga panoramica peraltro non esaustiva di ritardi e soppressione di corse, di malfunzionamenti, di sporcizia, abusi e mancanza di sicurezza, nonché di comportamenti scorretti da più parti, dovrebbe illustrare bene l’esasperante calvario a cui sono sottoposti quotidianamente i pendolari del Lazio, e quelli della FL3 Roma – Cesano – Viterbo in particolare. Come ebbe a dire un mio amico, insegnante di Yoga: “Per uno yogi non c’è niente di più formativo, sul piano psicologico e spirituale, che diventare un pendolare in Italia”. Per par condicio, si potrebbe ipotizzare anche la figura opposta, quella del (mediatico) populista barra terrorista, ovvero del cittadino esasperato che cessa di essere ligio e paziente per riuscire, se non ad ottenere un reale miglioramento nei sistemi e nei metodi del trasporto pubblico, quanto meno a far sentire forte e chiara la sua voce. Per fortuna, molti pendolari si sono costituiti in gruppi legittimi come il già citato Comitato Pendolari FL3 Lago di Bracciano o il nutrito Comitato Pendolari Roma Nord Litoranea, che insieme a Legambiente Lazio tentano, ormai da anni e a volte con successo, d’interagire con Trenitalia, RFI, Regione Lazio e altri organismi, al fine di lavorare assieme per finalizzare una concreta e duratura evoluzione del trasporto regionale su rotaie. Credo che siamo tutti allineati al loro desiderio di ottenere gli obiettivi che si prefiggono a tutela dei cittadini coinvolti. Di certo hanno la mia stima incondizionata e mi auguro di vedere che, oltre le solite promesse e le grancasse, si compiano concreti passi avanti sulla via, in questo caso ferrata, della civiltà.

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