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“FACCIAMO COUNSELING!” – Dal sano mangiare alla dipendenza dal cibo: come uscirne

counseling images soluzioni problemidi Manuela F. Di Forti  AG.RF 08.09.2016 (riverflash) –

Mangiare: uno dei più grandi piaceri della vita, mangiare sano, mangiare bene, mangiare gustoso. Un bisogno primario, peraltro.

Ma tutto questo a volte sfocia in una serie di problematiche che arrivano ad essere anche invalidanti per la persona.

Il disturbo dell’alimentazione in generale può essere interpretato  come una strategia di adattamento  che la persona adotta  per contrastare esperienze difficili, emozioni faticose o circostanze della vita intollerabili.

L’aspetto dei disturbi alimentari che si vuol approfondire in questa sede  è quello, appunto, che considera i disturbi del comportamento alimentare una forma di dipendenza vera e propria; l’illusione di controllare il proprio  corpo può diventare,  inoltre, un metodo sostitutivo  per tentare di avere il controllo di altri ambiti della propria esistenza.

Questa interpretazione pare essere la più completa dato che racchiude ed evidenzia nei suoi sintomi specifici sia manifestazioni di bulimia nervosa (BN), come anche sintomi relativi ad alcune forme di anoressia nervosa (AN), e pure alcuni sintomi dei “disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati” (o EDNOS, Eating Disorders Not Otherwise Specified), come, a esempio, il “disturbo da alimentazione incontrollata” (BED, Bing Eater Disorder), anche associato a obesità.

Volendo specificare bene le differenze che si presentano quando si parla di disturbi legati all’alimentazione, consideriamo che in letteratura, si parla  di disturbi legati all’alimentazione o al comportamento alimentare riferendosi alle gravi alterazioni del rapporto con il cibo e con la propria fisicità, e riferendosi alle due categorie dell’anoressia nervosa (AN) e della bulimia nervosa (BN).

L’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, come specificato,  sono comprese nel Manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR) dove si trovano, appunto, le nosografie più usate in ambito internazionale che descrivono le diverse patologie e ne configurano le diagnosi, compresa quella di obesità.

Dobbiamo evidenziare che l’anoressia nervosa (AN) e la bulimia nervosa (BN) differiscono dalla semplice “anoressia” e “bulimia” considerate solo come descrizione dei sintomi generici del non aver appetito, o al contrario, come  caratteristica dell’avere episodi di grandi mangiate; questi, infatti, sono sintomi  anche di altre patologie, come ad esempio la depressione, o altri disturbi psichici.

Per quanto riguarda i sintomi dell’anoressia nervosa essi consistono nel rifiutare di mantenere il peso corporeo al di sopra, o comunque nei limiti, del peso minimo normale, avendo il terrore di aumentare di peso, contemporaneamente alla dismorfofobia cioè la visione distorta del proprio aspetto fisico, una immagine corporea falsata, quindi, e l’eccessiva preoccupazione della propria immagine; essendo la persona continuamente preoccupata da questi temi, i suoi pensieri divengono così invadenti che prosciugano tutte le energie, e si possono definire pensieri ossessivi.

L’ossessione, i pensieri ossessivi, sono idee che assediano la persona  (obsidere = assediare), idee ripetitive che l’individuo non riesce ad allontanare dalla sua mente, anche rendendosi conto che questi pensieri non sono elaborazioni propriamente sue, né legittimamente motivate. Il rendersi conto del proprio fenomeno ossessivo-compulsivo, non basta a eliminarlo.

L’autostima, inoltre, dipende dal proprio peso ponderale, dunque  la perdita di peso è considerata un successo, mentre al contrario l’aumento una sconvolgente sensazione di perdere il controllo su se stessi.

Questo comporta l’auto limitazione di quantità e qualità dei cibi, ridotti a poche categorie e in quantità sempre insufficienti.

Altri aspetti distruttivi generalmente compresenti in questo quadro sono il vomito autoindotto, l’uso di diuretici e lassativi, e la pratica di attività fisica o sportiva eccessiva con l’intento di  perdere peso o comunque di non ingrassare.

I sintomi della bulimia nervosa (BN), invece,  sono quelli di ricorrere ad abbuffate ricorrenti e conseguenti tentativi di controllare il peso con mezzi inadatti e insani come l’eliminazione autoindotta, l’uso di diuretici e lassativi e l’uso di farmaci anoressizzanti e/o altri farmaci, i digiuni forzati e l’attività fisica o sportiva eccessiva. Anche in questo caso il livello di autostima è legata all’andamento del peso corporeo.

Le crisi bulimiche provocano molta vergogna e dunque avvengono in solitudine; la sensazione è quella di perdere il controllo e non poter resistere alle abbuffate, e quando avvengono di non potersi fermare.

Per una diagnosi di bulimia nervosa la persona deve aver avuto almeno due episodi alla settimana  di abbuffate e comportamenti compensatori sopra descritti per almeno tre mesi, e non si può diagnosticare tale se i disturbi si manifestano solo durante gli episodi di anoressia nervosa.

Non è detto che debba esserci obesità o eccessiva magrezza: in genere le persone affette da bulimia nervosa sono normopeso, anche se può capitare il contrario.

Abbiamo visto, dunque, i sintomi dell’anoressia nervosa (AN), e della bulimia nervosa (BN) e possiamo certamente accomunarli alla dipendenza dal cibo per la natura di ossessione, compulsione e ripetitività che comportano.

I sintomi classici in questa forma di dipendenza sono, appunto, l’impossibilità a controllare l’impulso,  la preoccupazione costante per la “sostanza” cibo, laddove questo viene “usato” per affrontare o reagire ad eventi stressanti, intensificando il comportamento bulimico, anoressico o i comportamenti del disturbo da alimentazione incontrollata (DAI); in effetti, dunque, i sintomi si possono associare a quelli che caratterizzano gli alcolisti o i dipendenti da sostanze,  forme di cross – dipendenza, ossia quel fenomeno per cui si assiste al passaggio dalla dipendenza dal cibo ad altre forme di dipendenza, in maniera simile a quella progressione classica e documentata in letteratura, del passaggio dalle cosiddette droghe leggere a quelle pesanti.

Gli effetti sulla persona  di questa dipendenza siano molto dolorosi per la persona che ne è affetta dato che c’è una grossa componente di vergogna, di senso di colpa, di immagine cibonegazione del problema e il bisogno di nascondere tutte le attività che ruotano intorno al cibo, alle abitudini alimentari e al proprio comportamento alimentare; e ciò si manifesta sia che si mangi in eccesso, o che ci si astenga compulsivamente dal mangiare,  e  proprio in relazione  all’ossessione stessa per il cibo e alla reazione anormale di compulsione che questo provoca alla persona.

Si verifica, inoltre, la necessità di nascondere la reale quantità, qualità ed entità di cibo ingerito e in generale di  mantenere segrete, come accennato,  tutte le condotte compensatorie annesse.

Come nelle altre forme di dipendenza non mediate da sostanze psicoattive, abbiamo visto che “la droga” è rappresentata da un comportamento, o da una persona, ad esempio  nella dipendenza affettiva; nel caso della dipendenza dal cibo la “sostanza” è il cibo, e assume, appunto,  la valenza di una vera e propria ossessione, intorno alla quale ruota tutta la vita della persona.

 le caratteristiche salienti di chi è compulsivo nell’anoressia sono:

a)      perdita dei capelli;

b)      insonnia;

c)      temperatura corporea e pulsazioni cardiache basse;

d)     sensazione di freddo/  cattiva circolazione;

e)      crescita di peluria su tutto il corpo, compreso il viso;

f)       pelle secca e unghie fragili;

g)      pressione sanguigna bassa.

A tutto questo si aggiungono gli effetti deleteri in tutti gli organi del corpo, e spesso l’anemia.

Chi invece è compulsivo nell’ abbuffarsi, quando non vomita, è inevitabile che spesso presenti un aumento di peso ponderale importante, con tutti gli effetti devastanti che comporta l’obesità; le conseguenze del  sovrappeso e dell’obesità sulla salute sono di vario tipo: dall’aumento del rischio di decesso prematuro a diversi disturbi non letali ma debilitanti, anche di tipo psicologico, che possono influire negativamente sulla qualità della vita.

I principali problemi di salute associati all’obesità e al sovrappeso sono:

a)      diabete di tipo 2, o diabete mellito non insulino-dipendente;

b)      malattie cardiovascolari e ipertensione;

c)      malattie respiratorie o sindrome da “apnea nel sonno”;

d)     alcune forme di cancro;

e)      osteoartrite;

f)       problemi psicologici;

g)      alterazione della qualità della vita.

Dove, invece, si attuano comportamenti compensatori come il vomito autoindotto, a causa di questo si rovina lo smalto dei denti, si soffre di alitosi si hanno irritazioni delle mucose della bocca e della gola e problemi digestivi.

Tutti questi modelli di comportamento e gli effetti che questi causano sulla persona, sono vissuti con profonda angoscia.

Per quanto riguarda gli effetti nella famiglia, anche per quanto riguarda questa patologia, come nelle altre forme di dipendenza, bisogna considerare che generalmente questi sintomi spesso nascono e si sviluppano nella  famiglia d’origine stessa. Spesso, infatti,  le storie degli adolescenti con problemi di comportamento alimentare presentano la peculiarità di avere nella famiglia persone con comportamenti di dipendenza, ci sono studi che affrontano questo problema e cercano di quantificare  quanto questo costituisca un substrato per lo sviluppo della dipendenza dal cibo all’interno di un contesto di famiglia disfunzionale.

Il disturbo da alimentazione incontrollata  (DAI o BED dall’acronimo inglese Binge Eating Disorder), che abbiamo visto essere esso stesso sintomo della patologia della dipendenza dal cibo,  trova certamente inserimento all’interno della famiglia; per quanto riguarda l’insorgere del disturbo, infatti, sono state riscontrate esperienze sfavorevoli nel periodo infantile  negli ambienti familiari dove viene affrontato  negativamente l’argomento dell’alimentazione con commenti dannosi da parte delle figure di riferimento e dei familiari in genere relativamente all’alimentazione, al peso e all’aspetto esteriore, laddove emergono, appunto,  episodi specifici di alimentazione incontrollata  già nel periodo infantile.

Per quanto riguarda l’insorgere del disturbo non è chiaro se questo inizi con le abbuffate, seguite da una serie di diete ipocaloriche volte a controllare l’eventuale  stato di obesità conseguente, o viceversa.

Ad ogni modo sono stati riscontrati nei soggetti con questo disturbo dell’alimentazione i classici sentimenti di auto svalutazione, familiarità nella depressione e le suddette esperienze negative in ambiente familiare nel periodo infantile, anche legati alla sfera affettiva.

Se ci riferiamo al nucleo psicologico della persona, troviamo che  la preoccupazione per il peso, per le forme corporee e per il cibo costituiscano già in giovane età una delle priorità esistenziali nella vita dell’individuo sofferente per gli effetti di tale patologia e che la persona lega a queste il suo stato di benessere.

Dopo aver esaminato questi aspetti bisogna comunque considerare che per qualsiasi motivo biologico, emotivo o psicologico una persona mangi in maniera compulsiva, incontrollata e sia ossessionata dal cibo, come accade,  ha sicuramente poco tempo per sviluppare o coltivare veri e propri rapporti con altre persone e che gli effetti che questo comporta sono a scapito delle relazioni familiari, e in genere di tutte le relazioni.

Il considerare i disturbi del comportamento alimentare come una vera e propria dipendenza ha permesso, inoltre, di utilizzare con successo terapie di recupero di tipo “astinenziale” come prerequisito;  proprio il tipo di terapia che andremo analizzando di seguito, in alcuni passaggi del percorso di recupero detto dei 12 passi, prevede la possibilità di prendere consapevolezza dei propri comportamenti, e astenervisi “un giorno alla volta”;  iniziando dall’ammissione della propria  dipendenza,  conseguentemente si avrà  la  possibilità proseguendo nei passi del programma, di riconoscere prima e fare ammenda poi  dei torti provocati a se stessi e agli altri, familiari compresi.

Per quanto riguarda gli effetti nel sociale essendo la dipendenza dal cibo, come tutte le altre dipendenze  estremamente democratica è presente in tutte le classi sociali, anche se sovente compare più frequentemente  in alcuni ambiti  tipo nel campo della moda, della danza e dello sport.

Abbiamo evidenziato che, come per le persone affette da tossicodipendenza, per le persone affette da disturbi del comportamento alimentare il cibo diventa una vera e propria ossessione intorno alla quale ruota tutta la vita, e dunque anche tutte le scelte della persona considerando, ad esempio, il dover evitare situazioni ritenute pericolose, il doversi procurare o preparare il cibo in eccesso, o il dover attuare le condotte compensatorie sopra descritte di abbuffate e conseguente eliminazione con vomito autoindotto; comportamenti che si tenta di nascondere e che a volte  rimangono realmente  segreti per anni anche ai familiari e agli amici.

Nel nostro paese l’evoluzione e gli esiti di  questa prognosi sono estremamente variabili, con la remissione dei sintomi in alcuni casi, con le  riacutizzazioni, ma spesso  con evoluzioni croniche e con progressivo deterioramento negli anni; certamente ove si manifesta una patologia cronica questa è progressiva, inguaribile, nel senso che rimane sempre latente e, laddove non si riesce ad arrestarla, in alcuni casi, mortale per via delle sue gravi e deleterie conseguenze sopra descritte.

L’assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna, nel 2010, presentando una campagna anti-anoressia ideata dall’ ABA (l’Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia, l’obesità e i disordini alimentari), riporta questi dati importanti e allarmanti: “Ogni due ore un italiano si ammala di un disturbo del comportamento alimentare. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne: circa il 5 % delle giovani tra i 13 e i 35 anni soffre di anoressia o bulimia, ma l’incidenza sta salendo anche tra le quarantenni e tra gli uomini, facendo arrivare così alla cifra complessiva di 3 milioni il numero di persone affette da problemi alimentari: 2 milioni sono donne tra i 13 e i 25 anni, il 5% della popolazione femminile italiana”.

Certamente, dunque, i disturbi alimentari colpiscono maggiormente il genere femminile, tuttavia è un fenomeno che ormai si manifesta indistintamente.

Volendo considerare  l’aspetto sociale, nella nostra cultura, in cui l’immagine, la prestanza fisica e l’esteriorità sono divenuti valori imprescindibili, se non i principali, l’aspetto fisico e la bellezza assumono un ruolo fondamentale con una valenza non solo estetica, ma anche morale; essere magri, infatti, è sinonimo di  essere belli ma soprattutto  forti e vincenti.

Così mentre  le giovani donne sono alle prese con l’avvento della propria femminilità  e c’è un tentativo di conformarsi alle bellezze da copertina, rifiutando un corpo normopeso, o “morbido” , gli uomini  si trovano a confrontarsi con modelli prestanti e muscolosi e si occupano dell’immagine anche avvalendosi di  cure estetiche; in ogni caso, in questo modo  l’autostima personale finisce per essere legata alla mera immagine del corpo e alle sue “imperfezioni” da correggere invece che misurarsi con  capacità e competenze personali.

Esiste la possibilità di frequentare delle riunioni di gruppo di auto aiuto detti dei 12 passi, relativi a questa dipendenza, presso l’Associazione Overeaters Anonymous; i partecipanti ammettono di avere “la malattia del mangiare compulsivo” e si definiscono “mangiatori compulsivi”, e ciò vale anche per chi si astiene compulsivamente dal mangiare, essendo questa “l’altra faccia della medaglia” di questa forma di dipendenza,  alternando i digiuni ad abbuffate, e tutte quelle pratiche sopra descritte di comportamenti compensatori come l’eccessiva attività fisica,  il vomito autoindotto e/o l’uso di lassativi e diuretici.

Questo è il Link dell’Associazione per l’Italia, ma ovviamente è anche all’estero, in molti paesi nel mondo.

http://www.overeatersanonymous.it/online/

Dalla letteratura di Overeaters Anonymous:

Sei un ‘mangiatore compulsivo’?

Questa serie di domande può aiutarti a determinare se sei un mangiatore compulsivo. I nostri membri hanno risposto SI a molte di queste domande.

 















 Questa serie di domande può aiutarti a determinare se sei è un mangiatore compulsivo. I membri di O.A. hanno risposto SI a molte di queste domande.
 “O.A. è per te? Solo tu puoi decidere… nessun altro può prendere questa decisione per te. Noi che siamo ora in O.A. abbiamo trovato uno stile di vita senza il bisogno di eccedere nel cibo. Crediamo che il mangiare compulsivo sia un a malattia progressiva che, come l’alcolismo o altre malattie, può essere arrestata. Ricorda, non c’è vergogna nell’ammettere che hai un problema: la cosa più importante è fare qualcosa per risolverlo.
Ti esortiamo a partecipare ad una riunione o due del gruppo OA piu’ vicino a te.”

Questa è una buona opportunità.

Un buon Counselor , a mio avviso, se riscontra i sintomi sopra ampliamente descritti, può  proporti questi incontri di gruppo.

Al prossimo argomento.

D.ssa Manuela F. Di Forti

Educatore professionale  (Laurea Scienze della Formazione) – Counselor motivazionale (Università Popolare Homo & Natura)- Operatore olistico (Diploma Reiki II livello).
E mail manuelafrancesca20@yahoo.it

Fonti:

immagine cibo 3-Tesi di Luerea in Pedagogia delle neuroscienze di Manuela F. Di Forti -Dipendenze e Gruppi di Auto Aiuto – Università degli studi Roma Tre, Dipartimento di Scienze della Formazione

– Letteratura di Overeathers Anonymous: I dodici passi e le dodici tradizioni di Overeaters Anonymous, Overeaters anonymous, Inc., 6075 Zenith Court NE, Rio Rancho, New Mexico, USA.

 

1 Commento »

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Una Risposta a ““FACCIAMO COUNSELING!” – Dal sano mangiare alla dipendenza dal cibo: come uscirne”

  1. 1

    Alessandra dice:

    Grazie dottoressa, articolo chiaro ed esauriente.

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