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DECRETO APPROPRIATEZZA: BARTOLETTI (FIMMG): “TROPPA BUROCRAZIA, SI PUO’ FARE MEGLIO PER MIGLIORARE SISTEMA

Pierluigi-Bartoletti

AG.RF.(MP).29.01.2016

“riverflash” – Il recente decreto appropriatezza, pubblicato il 20.01.16 introduce anche nelle prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio, oltre che sull’assistenza farmaceutica, la codifica attraverso note limitative. Ovvero alcune tipologie di esame, si possono prescrivere a carico del sistema sanitario pubblico , solo in alcune condizioni. Sull’assistenza odontoiatrica, di fatto, a parte le urgenze ed il disagio sociale, è tutto a pagamento. “Al di là del merito, che in linea teorica è condivisibile,” ha affermato Pier Luigi Bartoletti vice segretario Nazionale della Federazione Italiana Medici di Famiglia “ovvero indicare la “giustezza” della prescrizione di alcuni esami e limitarne l’utilizzo inappropriato, si cade, come spesso avviene, nell’errore di formulare norme giuste ma difficilmente applicabili nel vivere quotidiano delle persone e degli operatori che lavorano direttamente a contatto con i pazienti, senza filtri amministrativi, senza strutture di contorno di accoglienza e prenotazione, ovvero i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta. E l’inapplicabilità sostanziale di norme, pur giuste nel principio, ma formulate con criteri scientifici condite da bizantinismo burocratico determina spesso disservizi, incomprensioni, litigi e ne vanifica l’obiettivo.Se l’obiettivo è adeguare il sistema sanitario pubblico ” Continua il Segretario Bartoletti” “ utilizzando la professionalità degli operatori che ci lavorano, non è che aiuti molto “calare” dal Palazzo un elenco di prestazioni ed una serie di note,codicilli, codici e condizioni di erogabilità da “inzeppare” in una ricetta de-materializzata che ad oggi non prevede tale modalità di compilazione e quindi obbliga a scrivere a mano, in barba a tutte le regole della de materializzazione. Anzi assume il sapore di una presa per i fondelli . Se vincolare la prescrizione di alcune tipologie di esami a chi ne ha la particolare competenza, lo specialista, puo’ essere in principio corr etto, lo è meno quando per andare da quello specialista pubblico debbo aspettare sei mesi, e cosi’ se ho un’allergia ai pollini primaverili mi continuo a soffiare il naso e sarò valutato in autunno quando sto bene. Se in questo Paese si tornasse a ragionare in modo normale, forse si tornerebbe ad accoppiare alla competenza tecnico-scientifica ed alle revisioni internazionali di letteratura, la sensibilità di chi tutti i giorni fa i conti con un sistema farraginoso e complicato. Invece no, si pontifica senza avere cognizione di causa. Un medico di medicina generale compila in media, al giorno, circa 100 prescrizioni, seguendo regole e procedure calati dall’alto nel nome del sacro risparmio. Negli ultimi 6 mesi tra de materializzazione della ricetta e decreto appropriatezza si sta creando negli studi confusione, sconcerto, e sta crescendo sempre piu’ la rassegnazione di vedere un sistema pubblico un tempo fiore all’occhiello, sempre piu’ “ seccarsi” a vantaggio della cosidetta spe sa di tasca propria (out of pocket). Si sentono ovunque pubblicità di mutue private,fondi integrativi, società di mutuo soccorso, e cio’ che prima era un vezzo dei ricchi ora diventa una necessità del ceto medio. L’odontoiatria nel decreto fa da apripista ad un sistema pubblico riservato all’urgenza ed ai disagiati sociali ed economici, il taglio del resto delle prestazioni, è solo l’inizio di un processo di ridefinizione dei LEA che non ci aspettiamo certo che siano maggiori rispetto ad oggi. Ma, se l’obiettivo numero 1 è calare la tassazione, si puo’ fare qualcosa di meglio piuttosto che proporre uno “spezzatino” con firma di grandi “chef”? Che il Paese invecchi lo si sa da 20 anni, che si viva di piu’ anche, che i bisogni siano mutati pure, ma noi negli ultimi 20 anni abbiamo fatto lo spezzatino anche del sistema pubblico, non regolamentando il federalismo regionale. Cosi’ facendo tra una selva di debiti, una miriade di società partecipate, modelli di gestione diversificati , si arriva all’autunno dei piani di rientro, che non durano il tempo necessario per risanare i bilanci, ma diventano un metodo di “rigoverno” centralizzato della spesa. Oggi si deve necessariamente porre il problema della sostenibilità economica finanziaria in una Italia che deve diminuire la tassazione, ma si deve fare senza ripercorrere strade vecchie e consunte, con il coraggio di proporre soluzioni nuove, che ridiano morale ed energia a chi crede ancora in un sistema pubblico efficiente, non certo elenchi dei tagli ed imposizioni bulgare sulle spalle di chi ci mette tutti i giorni i faccia. Al problema degli anziani, che saranno sempre di piu’, diamo solo risposte sanitarie, qualche volta sociali, ma a chi ha 80 anni ed ha la fortuna di vivere ancora con il coniuge, se ha molti “acciacchi”,offriamo la RSA a spese sue e con lista d’attesa. Le residenzialità protette non ce ne sono a sufficienza, per non dire che non ci sono proprio, ed in un paese di anziani, una casa a misur a di anziano vale di piu’ e costa meno di un posto letto. Soprattutto per l’anziano e la sua famiglia. Abbiamo medicalizzato tutto,” Conclude Bartoletti” “ ora bisogna de-medicalizzare, saper gestire ed utilizzare le tecnologie biomediche, l’informatica, ammodernare l’organizzazione del sistema sanitario, responsabilizzando chi ci lavora e coinvolgendoli nelle scelte, non travolgendoli con editti ed avvilirli con norme da mezzemaniche. Bisogna cambiare prospettiva, non va tolto nulla a nessuno ma va garantito cio’ che è necessario a tutti. Il superfluo si paga. L’Il provvedimento del Ministero va in questa direzione ma lo fa in modo sbagliato che sembra punitivo per medici e pazienti. Si puo cambiare rotta, gli strumenti ci sono, le professionalità pure, l’obiettivo è ridisegnare il sistema non ridimensionarlo ma occorre farlo con spirito inclusivo e sollecitando la partecipazione, non a tavolino.”

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