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DAD: DIDATTICA A DISTANZA, LA FINE DELLA SCUOLA?

AG.RF.(di Claudio Peretti)).24.11.2020

“riverflash” – In questo periodo di chiusura dell’insegnamento in presenza sto assistendo con estremo interesse (e disappunto) alla didattica a distanza di mio nipote, che frequenta (si dice così?) il terzo anno del liceo scientifico. Dopo due mesi pieni di didattica a distanza gli ho chiesto cosa avesse imparato seguendo le lezioni sul piccolo schermo del laptop che gli ho regalato: “nulla”, mi ha candidamente risposto.

Lui si collega diligentemente tutte le mattine per non essere dichiarato assente, ma con le 4, 5 ore di collegamento giornaliero, non ha imparato nulla. Per fortuna ho una laurea in ingegneria e quindi mi offro volentieri per insegnarli la matematica e la fisica e, per ulteriore fortuna, mia moglie è stata professoressa di lettere al liceo classico, per cui integra tutte le lezioni delle materie letterarie, compresa la filosofia, la storia e la geografia. Ieri, poi, ci siamo imbattuti in un programma di scienze, in cui, oltre a lui, non abbiamo capito nulla pure noi. Per non “abbandonare la gara”, ho cercato su internet l’argomento di cui tratta il suo libro, ma in italiano ho trovato poco o niente, ossia, poco o nulla per un livello di conoscenza da trattare in un liceo e non per un corso di laurea universitario. Non accontentandomi, ho iniziato a cercare in inglese e lì, per fortuna ho trovato come rispondere ad una domanda del compito di scienze di mio nipote.

La cosa strana è che, pur essendo la domanda posta sul libro, quell’argomento non era affatto trattato dal libro, per cui, se la cosa non è stata insegnata ed appresa durante una lezione, non si sarebbe potuta dare una corretta risposta. Ma chi li sceglie questi testi scolastici? A me paiono fatti con il famoso copia-incolla del PC, cui ci siamo abituati in questi anni, da studenti universitari o da insegnanti desiderosi di sbarcare il lunario. Chi li controlla? Chi ne autorizza la stampa? Chi li sceglie come testi scolastici?

Ma torniamo al nostro argomento. Se si deve assistere alla DaD solo per non essere posti fra gli assenti, visto che le lezioni non servono a nulla, e quindi non assolvono allo scopo per cui sono svolte: l’insegnamento, inteso come azione collettiva in cui l’insegnate trasferisce le sue conoscenze al discepolo, e questi, dopo la lezione, si è appropriato di nuove nozioni, a cosa serve una scuola così concepita?

Capisco anche gli insegnati, che non sono affatto preparati a svolgere questo tipo di didattica, non hanno mai fatto corsi in proposito, è già tanto se riescono a collegarsi da casa col PC personale ad internet, ma non possono fare lo stesso tipo di lezioni che fanno in classe. In questo caso l’attenzione degli allievi deve essere catturata in modo diverso, non come quando gli allievi sono in classe, il campo visivo di una sola web-cam è molto ristretto, il microfonino del PC non trasmette tutta la gamma di suoni e di inflessioni di una voce in presenza, dall’atra parte, il display del PC non da all’allievo tutta la gamma di sensazioni che riceve in una lezione in presenza, guardando negli occhi l’insegnante.

Per non parlare della socializzazione: chi di noi non ricorda i compagni di classe del liceo, le ore trascorse con loro sia a scuola che fuori? Il primo innamoramento per la compagna di classe? Tutte queste cose sono perse, forse per sempre, la scuola, nata con uno scopo preciso qualche secolo fa, scopo che poi è diventato il parcheggio degli alunni, fino ala scuola media, per permettere anche alla mamma di lavorare. Certamente è solo questo il motivo per cui alle medie si cerca di fare ancora lezioni in presenza, anche se con tantissime difficoltà e controsensi.

Tanto vale abolirlo un liceo fatto in questo modo, non assolve più ai compiti per cui è nato: la trasmissione delle informazioni e la socializzazione. Che fare allora? Semplice, c’è la così detta “homescholling” un termine americano che sta per scuola a casa, oppure “educazione parentale”. E’ legale? Certo, la costituzione italiana prevede che la responsabilità dell’educazione dei figli spetta ai genitori, per cui basta fare una comunicazione, non una domanda, visto che la scuola non può assolutamente impedire una cosa simile. In pratica si comunica al dirigente della scuola che frequenta il ragazzo che, da qual momento, il ragazo è ritirato dalla scuola e che ci si occuperà personalmente della sua educazione. Con il lock down la cosa sta prendendo piede soprattutto al Nord Italia, negli USA sta funzionando bene da anni e le statistiche dicono che i ragazzi educati a casa vanno poi meglio di quelli che hanno frequentato la scuola classica all’università e nella vita.

Personalmente ho sperimentato questo tipo di scuola a 5 anni: sono nato a gennaio e, allora era il 1950, non mi avrebbero accettato in prima elementare fino a quando non avessi compiuto i sei anni. Mia madre, che non voleva farmi perdere un anno, mi ha insegnato, in modo molto dolce e sereno, a leggere, a scrivere ed a fare di conto, dopo di che ho fatto un esame integrativo e, l’anno dopo, sono entrato direttamente in seconda elementare.

Se ci togliamo dall’idea classica che si può imparare solo seduti ad un banco di scuola con un libro davanti, possiamo creare un ambiente creativo e stimolante indipendentemente dalle nostre possibilità economiche.

In Italia l’istruzione parentale è perfettamente legale ed è una delle possibilità di istruzione sancite dalla nostra Costituzione. E’ importante infatti sapere che in Italia non è la scuola ad essere obbligatoria ma l’istruzione.

Nella scuola familiare sono i genitori a prendersi la responsabilità diretta dell’istruzione dei propri figli invece di delegare questa responsabilità allo Stato o ad altri enti privati. I genitori possono occuparsene personalmente o delegare altre persone scelte appositamente o fare un mix di entrambe le cose. Ogni anno i genitori dichiarano la loro scelta onde evitare di essere segnalati per evasione scolastica.

Per capire se fare homeschooling o no, basta porsi un po’ di domande, ma penso che la principale sia questa: per mio figlio è meglio la home schooling o la scuola classica? Quanto ci guadagna (o ci rimette) il ragazzo a fare home schooling? Poi ci sono le altre di ordine pratico:

  • Amate passare il tempo con i vostri figli? Tutti amiamo i momenti con i nostri figli ma se decidete di fare homeschooling probabilmente passerete con loro la maggior parte del vostro tempo e anche se a volte sarete nervosi e con poca pazienza proprio come tutti i genitori lo sono, è indispensabile che amiate le piccole e grandi cose che potete fare insieme ai vostri ragazzi, vederli crescere giorno per giorno e accompagnarli con gioia.

  • Avete un’organizzazione familiare che vi permette di essere disponibili per i vostri figli? Se non ce l’avete potete pensare di rivedere le vostre scelte lavorative o coinvolgere nonni e amici di famiglia nella vostra scelta. Potreste anche unire sul territorio più famiglie che vorrebbero fare homeschooling e organizzarvi in un gruppo. Tenete conto comunque che l’homeschooling richiede un impegno importante in termini di tempo e di energie.

  • Avete interessi, curiosità o qualcosa di cui siete appassionati? I bambini imparano soprattutto per imitazione (pensate a come hanno imparato da soli a camminare ed a parlare), se voi siete curiosi, probabilmente anche loro si incuriosiranno, se voi avete molti interessi, probabilmente molti di questi si trasmetteranno anche ai vostri figli. Ecco perché è importante che siate pieni di entusiasmo e voglia di imparare anche se bisogna dire che moltissimi genitori riscoprono il piacere di imparare proprio grazie ai loro figli.

  • Siete sufficientemente impermeabili alle critiche e ai giudizi altrui? Perché, sappiatelo, per i primi mesi i giudizi vi pioveranno addosso un po’ da tutte le parti. Spesso la scelta dell’homeschooling viene vista come un attacco alla scuola pubblica e questo metterà in crisi molte delle persone che avete vicino che si sentiranno in dovere di darvi la loro opinione non richiesta. Come tutte le scelte “fuori dal coro” richiede un po’ di sicurezza in voi stessi, almeno per il primo anno. Poi saranno i traguardi positivi a guidarvi e a rafforzarvi nel percorso.

  • Qualora non ci si riesca o si veda che i ragazzi non ce la fanno o ne soffrano, si può tornare a frequentare la scuola pubblica? CERTAMENTE, la cosa è possibile! Soprattutto ora che, col COVID si fa la Didattica a Distanza, chissà, se in futuro si tornasse alla didattica in presenza, forse converrà tornare a scuola (e qui la parola “tornare” ha un significato fisico di moto a luogo.. )

  • Ovvio che, fino al termine della scuola dell’obbligo, se si volesse iscrivere il proprio figlio alla scuola statale, si deve fare un esame.

Oltre i 16 anni si può continuare a fare homeschooling ma non è più necessario fare ogni anno la comunicazione poiché a questa età decade l’obbligo di istruzione (anche se da qualche anno di parla di alzare l’obbligo a 18 anni). Il ragazzo a quel punto potrà decidere se e quando sostenere l’esame di maturità come privatista.

L’homeschooling non è una scelta per la vita, se ad un certo punto cambiate idea o la vostra organizzazione non vi permette più di continuare, potete far rientrare l’alunno nel percorso scolastico, richiedendo l’esame di idoneità per la classe in cui volete iscriverlo.

L’esame serve anche a certificare il percorso di istruzione cioè a dimostrare che l’alunno ha effettivamente svolto il programma di quella specifica classe, chi decide di affrontarlo lo fa principalmente per “mettersi al sicuro” nel momento in cui per vari motivi non si riuscisse più a fare homeschooling.

Salvo casi particolari l’esame di idoneità deve essere richiesto dalla famiglia entro la fine di aprile e viene svolto a giugno. Se è vostra intenzione richiederlo, la cosa migliore è prendere un appuntamento con il dirigente scolastico già verso gennaio, in modo da accordarsi sulle competenze minime che verranno richieste così che potete avere il tempo di preparare l’alunno su ciò che non ha ancora acquisito.

Una cosa importante: non serve che il programma di istruzione a casa segua esattamente quello che avrebbero fatto a scuola, esistono linee guida molto generiche, dettate dal Ministero della Pubblica Istruzione, e basta attenersi a quelle.

Per concludere, visti i risultati assolutamente negativi ottenuti al liceo fino ad oggi con la DaD:

  • socializzazione nulla,

  • apprendimento zero,

non ho dubbi a sostenere che passerei immediatamente all’educazione parentale o homeschooling.

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