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«COME UN TUONO» (USA 2012) di Derek CIANFRANCE: “Se guidi come un fulmine, ti schianterai come un tuono”

di Marino Demata (RiveGauche)

(AG.RF 24.05.2020) – Derek Cianfrance ha cominciato a girare film corti a 13 anni di età, suscitando interessi e vincendo numerosi premi. Il passaggio al lungometraggio non è stato semplice: Brother Tied, il suo primo film vero e proprio lo gira a soli 23 anni, e ottiene ottime referenze al Sundance Film Festival, per poi partecipare a ben 30 Festival vincendo sei primi premi. Non riuscirà però, malgrado i suoi sforzi, a far distribuire il film nelle sale. Ma, dopo aver girato una serie di documentari, incontra le persone giuste: l’attrice Michelle Williams e Ryan Gosling. Inizia la vera e propria carriera di regista con Blue Valentine e poi con Come un tuono (eng.: The Place Beyond the Pine). Da queste brevissime note emerge il temperamento tenace e l’indubbio talento da regista dell’ultima generazione.
Il film di cui ci occupiamo questa sera è il suo secondo lungometraggio, The place beyond the pine, che si intitola in tal modo perché l’espressione è la traduzione della località dove esso è girato, Schenectady, un paese dello Stato di New York, dove è cresciuta la moglie del registaE’ un’opera estremamente interessante, che affonda le radici nel confronto tra due personaggi molto dissimili, un motociclista destinato a vivere alla giornata (Ryan Gosling) e un poliziotto ambizioso di ottima famiglia (Bradley Cooper), dove la dissomiglianza è anche di ordine sociale, tra il primo, esponente della working class, e il secondo proveniente da una famiglia decisamente borghese, col padre ex giudice.
Il film inizia con una scena veramente da manuale: la camera segue un personaggio super tatuato in ogni angolo del corpo che si infila la giacchetta mentre cammina tra un baraccone e l’altro di un Luna Park. Il personaggio è pedinato dalla camera che perciò lo coglie solo di spalle. È una scena di grande efficacia che promette veramente bene per il prosieguo del film. E le promesse saranno assolutamente mantenute.
Arrivato alla meta e cioè il baraccone dove si deve esibire pazzamente con la sua moto, Come 4comprendiamo che si tratta di Luke (Ryan Gosling), motociclista acrobatico che si esibisce di città in città. E tra un’esibizione e l’altra miete vittime nei cuori femminili. Dopo l’ennesima esibizione, a Schenectady, Luke incontra una delle sue tante fiamme, Romina (Eva Mendes), che da pochi mesi ha dato al mondo suo figlio. Il duro motociclista dimostra di essere molto sensibile al fascino della paternità e decide di dedicarsi al figlio. Questo imprevisto progetto è reso difficoltoso da due impedimenti: Eva ha trovato un altro uomo e vive a casa sua, e inoltre le finanze di Luke non consentono grandi impegni. Ma Luke non demorde, si licenzia dal lavoro nel Luna Park itinerante e si rivolge ad un suo amico, Robin (Ben Mendelshon) che gli offre un modesto lavoro come meccanico. Questi però, avendo osservato la sua spericolata capacità di guidare la moto, lo convince che sarebbe perfetto come partner per rapinare banche. Effettivamente alcune rapine hanno esito favorevole, proprio grazie alla destrezza dell’ottimo motociclista.
Sull’altro versante del film giganteggia la storia di Avery Cross (Bradley Cooper), l’ambizioso poliziotto la cui vita cambierà completamente allorché incontra il motociclista proletario e quando, successivamente, si imbatte nel marcio della corruzione all’interno del corpo di polizia nel quale lavora. Cianfrance scava profondamente nei due personaggi, partendo dalle piccole cose, dai particolari, al fine di dare completezza ai due ritratti che riesce mirabilmente a realizzare.
Ma c’è anche un terzo momento nel film che, in certo senso, ambisce a divenire una sorta di saga: perCome 3 puro caso di incontreranno, 15 anni dopo, i due ragazzi, figli rispettivamente di Luke e Avery, dando vita ad una serie di schermaglie attraverso le quali sembrano riprodurre le caratteristiche dei propri genitori. Questa terza parte del film è quella meno felice, con una sola eccezione, allorché si incontrano il figlio di Luke, Jason (Dane DeHaan) con Robin, il compagno di rapine del padre. L’incontro è veramente molto toccante e riscatta in parte il grigio del terzo atto.
Nelle storie di questi doppi ruoli Cianfrance offre il suo meglio, riuscendo ad offrire allo spettatore sequenze da manuale, soprattutto quando si tratta di mostrare, con grande attenzione e perfino puntigliosità per i particolari, le emozioni, gli umori e i sentimenti che di volta in volta vivono i suoi personaggi. Certo, quando il regista si distacca dalla cura dei singoli e vuole mostrarci il quadro di insieme, riesce sicuramente meno efficace e forse questo è l’aspetto nel quale dovrà migliorare in seguito per diventare un grandissimo regista. Ma, per ora, godiamoci il Cianfrance nei momenti in cui si impegna in questa azione di “smascheramento” dei reali sentimenti, allorché riesce non solo ad essere efficace, ma a trasmettere al pubblico, proprio come i più grandi registi, le più autentiche e profonde emozioni.

Fonte: rivegauche-filmecritica.com

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