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CALCIO: SUPERCOPPA ITALIANA A ROMA IL 18 AGOSTO, SALTA PECHINO E RELATIVI INCASSI

(riverflash) – L’appuntamento che aprirà la stagione calcistica italiana 2013/14 è la Supercoppa TIM, che verrà disputata allo stadio Olimpico di Roma la sera del 18 agosto. La decisione della Lega Serie A di non andare a Pechino, come un anno fa, ha sollevato critiche è malumori. A riguardo Massimo Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale di Federsupporter, ci ha comunicato il suo punto di vista:

Alla luce delle decisioni del Consiglio di Lega del 27 giugno, aggiungo le considerazioni che seguono.

Decise la data e la sede della Supercoppa, il suddetto Consiglio ha anche stabilito che sia la Lega sia la SS Lazio non debbono ricevere alcun pregiudizio economico dal fatto che la gara, anziché disputarsi in Cina, a Pechino, si disputerà in Italia, a Roma.

Pertanto, i ricavi della gara dovranno assolvere, innanzitutto, a tale garanzia e, poi, potranno essere ripartiti paritariamente tra le società partecipanti alla gara stessa.

Si tratta, a mio avviso, di una soluzione conforme a diritto e ad equità.

Nella mia precedente nota del 20 giugno scorso, infatti, avevo evidenziato che la disputa della gara, anziché in Cina, in Italia, rispondeva unicamente ad una esigenza della Juventus (“indisponibilità a disputare la gara di Supercoppa all’estero”) formalmente rappresentata dalla Juventus stessa alla Lega con lettera dell’8 marzo scorso.

La partita, secondo un accordo stipulato dalla Lega con organizzatori cinesi, accordo che, in forza della funzione rappresentativa delle società associate (art. 1 dello Statuto), impegna e vincola tutte tali società, avrebbe dovuto disputarsi in Cina, a fronte di corrispettivi garantiti sia alla Lega sia alle società in gara.

L’accordo avrebbe consentito alla Lega, qualora, a insindacabile giudizio di quest’ultima, la partita non si fosse giocata in Cina entro il 2014, di recuperare la stessa, sempre in Cina, nei due anni successivi.

Non vi è dubbio, pertanto, che, ove la Lega avesse deciso, come ha deciso, avvalendosi della suddetta facoltà, di far giocare la gara in Italia, anziché in Cina, in accoglimento di un’espressa e specifica richiesta in tal senso di una delle due società partecipanti, avrebbe dovuto, comunque, garantire a sè stessa e all’altra società quanto la prima e la seconda avrebbero ricavato se la partita si fosse disputata in Cina.

Ciò in conformità alle attribuzioni statutariamente riconosciute alla Lega: vale a dire sia quella di perseguire gli interessi generali e collettivi di tutte le società associate sia quella di uniformare la propria attività a criteri, oltre che di efficienza e trasparenza, di parità di trattamento (art. 1, comma 3, lettera a, dello Statuto).

Laddove è evidente che, senza la garanzia, per la Lega e per la Lazio, di ricavi non inferiori a quelli che sarebbero loro derivati se la prossima partita di Supercoppa si fosse svolta in Cina, la Lega non  avrebbe perseguito interessi generali di tutte le società associate, bensì solo l’interesse particolare della Juventus e non avrebbe garantito parità di trattamento, favorendo, per l’appunto, la Juventus a scapito della Lazio.

Quanto sopra perché, è bene ribadirlo, la fissazione di una sede italiana della gara è dipesa unicamente dalla volontà e dalla richiesta della Juventus volte a tutelare propri interessi economici.

Circa, infine, la questione relativa a quale Organo della Lega competa la decisione in ordine al riparto degli incassi dalle gare di Supercoppa, se è vero che l’art. 10, comma 12, lettera x, attribuisce al Consiglio il potere di proporre tale ripartizione, è altrettanto vero che il successivo art. 30, comma 1, dello Statuto prevede che gli incassi relativi alle gare di Supercoppa sono ripartiti secondo le modalità stabilite dal suddetto Consiglio.

In effetti, almeno all’apparenza, sembrerebbe di trovarsi in presenza di due norme tra loro contrastanti.

Credo, però, che tale contrasto possa essere risolto leggendosi che il Consiglio dispone i criteri del riparto e propone all’Assemblea l’approvazione dei risultati di tale riparto in applicazione dei suddetti criteri.

In questo modo, all’Assemblea competerebbe soltanto di controllare e verificare ex post che il riparto sia stato correttamente effettuato secondo i criteri stabiliti ex ante dal Consiglio.

Come si può, dunque, desumere, da tutta questa vicenda non escono né vincitori né vinti, bensì ne escono, alla fine, salvaguardati il buon diritto e l’equità.

Se proprio si vuole trovare uno sconfitto, questo è la Lega.

Essa, a mio parere, a fronte della richiesta della Juventus avanzata l’8 marzo scorso, avrebbe dovuto tempestivamente far presente alla società richiedente che la prossima Supercoppa si sarebbe potuta disputare in Italia, in accoglimento della richiesta stessa, solo a condizione di garantire alla Lega e all’altra società partecipante ricavi non inferiori a quelli che sarebbero loro derivati dall’effettuazione della partita in Cina, ai sensi e per gli effetti dell’accordo stipulato a suo tempo dalla Lega con gli organizzatori cinesi, impegnativo e vincolante anche per la Juventus.

Nel caso di espressa, formale mancata accettazione da parte di quest’ultima della garanzia in parola, la Lega avrebbe dovuto, altresì, far formalmente presente di non poter accogliere la richiesta, dovendosi confermare la sede di Pechino.

Se la Lega avesse seguito l’ineccepibile, anzi, doveroso iter di cui sopra, si sarebbe evitato il contrasto attuale.

Ma, si sa, la Lega, per il tramite e per bocca del suo Presidente, sembra impegnata, solo o prevalentemente, a reiterare in continuazione la richiesta di approvazione di una legge sugli stadi che consenta il perseguimento di interessi molto particolari che stanno molto a cuore di qualche Presidente di società.

 

 

Avv. Massimo Rossetti

 

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