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ANCHE SE SIAMO FERMI SIAMO IN CAMMINO, intervista a Mauro Gatti autore del libro SOTTO I CIELI DI SANTIAGO

di Paola Provaroni (AG.RF 30.03.2020)

(riverflash) – Quanti di noi hanno pensato di percorrere almeno una volta nella vita il millenario cammino che porta a Santiago.  Dal 950, anno del primo storico pellegrinaggio, una moltitudine di persone provenienti da tutto il mondo percorre i sentieri che portano a Santiago.

Un percorso che mette alla prova la resistenza e la volontà  di chi lo intraprende, ma che gratifica l’animo umano operando una profonda trasformazione nella mente e nello spirito. Di questa affascinante avventura ne parliamo con il dott. Mauro Gatti, psicoterapeuta e autore del libro SOTTO I CIELI DI SANTIAGO -Il cammino dell’interiorità.

Il cammino di Santiago è diventato per Mauro Gatti un appuntamento ricorrente, tanto da percorrerlo per ben cinque volte. Da Roncisvalle fino a Santiago, camminando per quasi ottocento chilometri.  “ Un cammino dell’interiorità che mi ha permesso di costruire tanti buoni pensieri” afferma.

 

  • ABBIAMO CHIESTO A MAURO GATTI CHE COSA ACCADE NELLA MENTE DI CHI INTRAPRENDE IL CAMMINO

 “Intanto l’input iniziale è misterioso perché  nessuno sa in fondo perché lo fa. Ognuno ci va con un obiettivo personale come fare sport, dimagrire o smettere di fumare. Quello che invece succede dopo diventa molto chiaro. I primi giorni  si mette in dubbio il fatto di essere lì  perché è molto faticoso e ci si domanda spesso ma chi me lo fa fare. Poi pian piano, dopo il terzo giorno, avviene una trasformazione e ti si apre un’altra dimensione. La dimensione che si apre è quella del cammino stesso e in  quel momento cominci a percepirne l’essenza. Dopo la fatica iniziale che ti comprime la mente, cominci a guardare le cose intorno e ne percepisci il valore. Poiché il giorno è molto lungo ed è tutto tuo,  osservi  le piccole cose che nella fretta  di tutti i giorni non vedi. Gli animali, le piante, i raggi del sole, le nuvole, la pioggia. Le persone, durante il cammino, ti passano vicino e ti salutano con cordialità come se le conoscessi da sempre”.

 

  • COSA INTENDI DIRE QUANDO NEL TUO LIBRO AFFERMI CHE OGNI PELLEGRINO NON AVRA’ DELLE RISPOSTE, MA CAPIRA’ QUELLO DI CUI HA BISOGNO PER AVERE UN’ESISTENZA PIU’ AUTENTICA?

“Tu vai con un certo obiettivo, poi, strada facendo, l’obiettivo iniziale comincia a sfaldarsi e si aprono gli orizzonti”.

 

  • TI SENTI MAI SOLO DURANTE IL CAMMINO?

“Non sei mai solo perché i ricordi ti fanno compagnia e intorno ai ricordi cominci a rivedere le cose che avresti potuto fare ma non hai fatto. Dai valore alle cose a cui prima non avevi dato valore come lo scorrere del tempo. Si può fare un paragone con  quello che stiamo vivendo in questo momento che siamo obbligati a stare in casa. Non abbiamo la frenesia che abbiamo normalmente, il tempo ha un altro tipo di scorrimento permettendoci di apprezzare di più certe cose e le persone che abbiamo intorno”.

 

  • NEL TUO LIBRO AFFERMI CHE LE TAPPE SONO UNITE DA UN FILO D’ORO, CHE COSA SIGNIFICA?

“Il filo d’oro sta a significare che tutto ha una consequenzialità. Ogni volta che conquisti una tappa senti di aver fatto un passo avanti verso Santiago e ti senti  un po’ più forte. Ti colleghi continuamente con il tuo passato come se il cammino fosse una progressione dentro la tua interiorità. Quello che tu eri Ieri non lo sei più oggi, perché oggi sei più di ieri”.

 

  • PERCHÉ, SECONDO TE, NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI NON È MOLTO FREQUENTE SENTIRSI DI PIU’, ANZI  MOLTO SPESSO CI SI SENTE  COME IERI.?

“Perché  noi viviamo in un frullatore, mentre li non lo sei, sei da solo a doverti conquistare una tappa. Nel cammino il tempo dipende da te, mentre nella vita di tutti i giorni molte volte dipende dagli altri.  Lì  hai tempo e modo per  pensare di più a te stesso, alla tua interiorità, ma non sto parlando di spiritualità. Non bisogna considerare il cammino esclusivamente spirituale o religioso, il cammino di Santiago è un cammino moderno che tocca varie aree della personalità, quella spirituale, quella dell’interiorità, quella della condivisione, quella dello sport.

 

  • IN CHE MODO IL CAMMINO FA EMERGERE LE NOSTRE QUALITA’ NASCOSTE?

“La qualità nascosta è la capacità di vedere dove arrivano le tue potenzialità. Pensi non ce la farò  e poi invece ce la fai. Non sai quante persone ho incontrato che dicevano “chissà se ci riuscirò” oppure “ho paura”. Alcuni stanno male , si fermano e poi riprendono. Scoprire le qualità significa conquistarti Santiago.  Dove tu arrivi diventa tuo, con l’aereo questa cosa non la vedi perché la velocità lo impedisce. In questo periodo storico siamo pieni di velocità, siamo proiettati  con una velocità del tempo supersonica. Noi abbiamo perso l’importanza di allargare il tempo, come diceva De Crescenzo il tempo va allargato non allungato e nel cammino il tempo si allarga ma allunghi te stesso”.

 

  • PERCHÉ DURANTE IL CAMMINO CI SI EMOZIONA?

“Ci si emoziona quando la vecchietta ti dice vuoi un bicchiere d’acqua, oppure qualche pellegrino ti aiuta nelle tue necessità, sono queste piccole cose che ti fanno emozionare. La mia emozione più grande è stata quando durante un caldissimo giorno di fine agosto, dopo una salita per arrivare a Viana, abbiamo trovato chi ci dava acqua fresca.  Allora tu dici “quanto ti devo?” e ti rispondono “no, ma che mi devi dare”. Anche un cerotto che ti viene dato perché non lo hai e ti risolve un problema è una grande cosa.

 

  • TU SCRIVI CHE NEL CAMMINO MENTE E CUORE SI INCONTRANO NEL SEGNO DELLA LIBERTA’

“Si, perché, non è come quando vai in Inghilterra e se  non parli inglese non ti capiscono. Nel cammino le persone sono sintonizzate per capirti, non importa se hai tre lauree, importa solo che tu sia un essere umano che mette cuore e mente insieme”.

 

  • CHE COSA RAPPRESENTANO LE FRECCE GIALLE CHE INDICANO LA DIREZIONE DEL CAMMINO. PARLI DI UN CAMMINO DI LIBERTA’ MA POI SENTI L’ESIGENZA DI ESSERE GUIDATO E QUANDO LE FRECCE SCOMPAIONO TI MANCANO.

“Nella vita noi cerchiamo sempre una direzione, ognuno di noi ha bisogno di una direzione. Nel cammino di Santiago questa esigenza  dell’uomo viene rispettata, infatti, la sua caratteristica rispetto a tutti gli altri cammini è l’ attenzione al  percorso per 800 chilometri. Spesso la gente si perde perché si distrae e non vede la freccia gialla. A me è successo di sbagliare  due volte, perché i pensieri a volte ti fanno perdere la direzione giusta. E’ tutta una metafora. Come nella vita è importante avere dei buoni maestri che ti guidano, così la freccia gialla è un buon maestro che ti guida verso l’obiettivo, ma tu ci devi mettere l’anima e i muscoli. Se sbagli e perdi la freccia devi tornare indietro  per riprendere la direzione giusta. Come nella vita ci si sbaglia ma poi si cerca di riprendere la direzione giusta”.

 

  • QUANTO E’ IMPORTANTE LO ZAINO DEL PELLEGRINO?

Lo zaino è un  compagno preziosissimo che tante volte è troppo carico. Pensi che tu potrai avere tanti bisogni perché non riesci a staccarti  dalle tue abitudini, ma poi capisci che sul cammino di Santiago le cose che cerchi le trovi fuori dallo zaino, le trovi negli altri

 

  • NEL PERCORSO SI TROVA SPESSO LA FRASE, NON SEI TU CHE FAI IL CAMMINO MA È IL CAMMINO CHE FA TE

“Si parte con l’idea di fare il cammino secondo il proprio modello, ma poi il cammino farà  te. Questo perché ti insegna veramente tanto, ti forgia, ti mostra le tue debolezze, i tuoi limiti. Ti insegna la condivisione, l’accettazione e tante altre cose di te che non conosci.  Il cammino è un cammino mentale e quando arrivi a Santiago sei un’altra persona”.

 

  • QUALI PENSI SIANO LE ANALOGIE CON IL PERIODO CHE STIAMO VIVENDO, CHE COME IL CAMMINO, CI HA PROIETTATO IN UNA DIMENSIONE MOLTO PIU’ LENTA

“Anche questo è un cammino, quello che noi stiamo facendo in questo mese è un  cammino che invece di essere all’esterno è all’interno di noi. Le nostre tappe sono le nostre stanze e pur restando fermi percorriamo un altro tipo di cammino. I cammini della vita sono tanti. In questo periodo, come nel cammino di Santiago, si possono apprezzare le piccole cose della quotidianità. Si apprezza l’importanza della mamma, dei figli, della vita. Tutto questo perché la fretta non c’è e quando la fretta non c’è si apprezzano di più le cose. La fretta è come un mare in  tempesta, sei sempre costretto a stare sopra per non andare a fondo. Adesso è come se fossimo in un grande lago mentale in cui tutto è fermo e quando le cose sono ferme tu puoi vedere meglio. Io credo che dopo questa situazione molte persone scriveranno libri, scriveranno quello che hanno capito.  Da questo periodo usciremo tutti migliori perché siamo costretti a pensare.

  • PERCHÉ CREDI CHE IL CAMMINO DI SANTIAGO ABBIA AVUTO TANTO SUCCESSO RISPETTO AGLI ALTRI CAMMINI?

“Perché  in realtà rappresenta due processi umani e cioè quello dell’interiorità, che una volta era legato alla cristianità, i pellegrini  ci andavano per espiare i peccati e quello laico rappresentato dal punto in cui si credeva finisse il mondo. Fino al 1500 arrivare a Santiago significava arrivare alla fine del mondo. Nella testa dell’uomo scienziato che si allontanava dalla fede c’era Finisterra.   Sul cammino di Santiago trovi due cammini diversi, quello della fede e quello della scienza. E poi il successo è dovuto al fatto che è il segno dell’ unione europea. Tutta l’Europa andava a Santiago, adesso lo fa tutto il mondo, ma un tempo solo l’Europa. Immaginiamo che cosa può aver rappresentato questa convergenza per l’umanità. Sul cammino di Santiago trovi tutto quello che cerchi”.

 

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